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GIOVEDI’ SANTO: L’IMPORTANTE E’ NON DIMENTICARE

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Le icone dell’ultima cena e i riti di questo Giovedì Santo di passione e di risurrezione ci invitano a riflettere sul miracolo della vita che esige sempre passione e sofferenza per realizzarsi. Passione di amore e di sofferenza: non si può distinguere. La creazione geme e soffre le doglie di un parto, perché spunti una vita nuova. Nelle tante croci delle tante Betlemme sparse nel mondo, dove Gesù è nato, si continua a soffrire i dolori del parto, tentando di rinascere nella tristezza di una notte scura, di un viaggio in mare aperto, nelle lacrime dei bambini, nelle finestre chiuse per paura, nella pace che non arriva, nelle vittime di ieri, di oggi e di domani. Molte volte, nelle contraddizioni violente di questo mondo, sento il peso della vita che fatica a nascere. Ci sono giorni più sereni, altri che sembrano vicoli ciechi… L’importante secondo me è non permettersi di dimenticare. Caricare permanentemente con noi le attese e le sofferenze di molti, ospitare dentro la nostra esistenza l’esistenza di molti altri. Smettere di vivere da soli. Farsi carico delle speranze e del dolore di un mondo che fatica a nascere veramente.

Questa passione non si risolve con la bacchetta magica del giorno di Pasqua. Al contrario, il nostro tempo è come un sabato permanente di attesa, una lunga veglia che si pone tra le ferite mortali del venerdí santo e le prime luci del Nuovo Giorno. Tra l’amore e la sofferenza, tra la sconfitta e la resurrezione. Questa ricerca, equilibrio instabile con Dio, mi sfida… e mi appassiona! Non conosco Dio e non oso definire chi possa essere. Quel che piú mi affascina dei racconti di resurrezione è la prova che Gesú usa per mostrare che è tornato a vivere: non chiama in causa migliaia di angeli, né scherza con lampi di luce e di gloria, né si ascolta una voce dall’alto. No: semplicemente Gesú mostra le mani e i piedi, forati e induriti dal cammino. Non c’è risurrezione senza passione; per me significa che resuscita ogni persona che lotta, che cerca il senso della vita, che vive con un obiettivo. La resurrezione è la conferma finale che ha lottato, che ha cercato il senso della vita, che ha vissuto con un obiettivo. La resurrezione è la conferma finale che è valsa la pena, anche se nel cuore della vita molte volte non vedevamo vie d’uscita, non trovavamo motivi di speranza. Cerchiamo allora di vivere questo dono e impegno pasquale nelle nostre relazioni e partecipando a un cammino per cambiare e rendere più umano questo mondo.  

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