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GIUSTIZIA: PAROLE,PAROLE,PAROLE…E TANTO FUMO

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Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe varare la riforma costituzionale della giustizia. Una riforma «epocale», l’ha definita qualche giorno fa il presidente del Consiglio. Se il Parlamento, a chiusura del lungo iter parlamentare previsto, dovesse davvero approvarla, la giustizia italiana non sarebbe, in effetti, più la stessa. Cambierebbe pelle, caratura, peso, incisività, colore. Sarebbe una giustizia del tutto diversa rispetto a quella che conosciamo. Nel suo insieme questo complesso di innovazioni determinerebbe una profonda alterazione del rapporto oggi esistente fra i poteri dello Stato. L’idea liberale di una magistratura destinata ad esercitare in modo indipendente il controllo di legalità sull’attività dei cittadini, soggetta soltanto al rispetto della legge, cederebbe il passo all’idea di una magistratura condizionata dal potere politico, ed in particolare dal potere esecutivo. Soprattutto, una riforma così configurata rischierebbe d’incidere profondamente sull’autonomia delle Procure della Repubblica e, pertanto, sull’esercizio dell’azione penale da parte dell’ordine giudiziario.

Pensate: il pubblico ministero, secondo quanto si prefigurerebbe, non farebbe più parte di un «ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere dello Stato», ma costituirebbe, più semplicemente, un «ufficio» al quale la legge «assicura l’indipendenza»; esso non sarebbe più il protagonista delle indagini, ma dovrebbe sottostare alle iniziative ed alle valutazioni di una polizia giudiziaria. Tutti riteniamo che la giustizia italiana oggi non funzioni come dovrebbe e che sia pressante l’esigenza di una riforma in grado di restituirle efficienza, rapidità e credibilità. Per soddisfare questa esigenza prioritaria servono peraltro incisive modificazioni dei codici e della legislazione ordinaria. Non serve sicuramente l’azzardo di una modifica dei principi costituzionali. Ma la riforma della giustizia si è già arenata. La prima rivoluzione annunciata dal Presidente del Consiglio, che in larga parte è costituzionale, non potrà essere approvata con la maggioranza qualificata del Parlamento. Mancano i due terzi delle Camere che servirebbero per evitare , al termine di un iter lunghissimo, il referendum confermativo. Possibile che Silvio Berlusconi e Angelino Alfano non lo sapessero? Che siano così sprovveduti? Difficile crederlo.  In realtà l’iniziativa è solo una cortina fumogena. Non vedrà mai la luce, ma è funzionale ai processi del premier: da domani B. In caso di condanna per prostituzione minorile e concussione (Ruby) o per corruzione giudiziaria (Mills), infatti, il presidente del Consiglio sosterrà con i suoi elettori di essere vittima di una ritorsione da parte dei magistrati brutti, sporchi e cattivi.

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