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HAITI

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Haiti ha bisogno anche di te Che faccia ha la speranza? Gli occhioni di Christie . Il 12 gennaio un terremoto ha devastato uno dei luoghi più poveri del mondo. Grazie alla solidarietà di governi e cittadini vennero raccolti fondi per l’emergenza. Poi il silenzio e l’epidemia di colera. Ma grazie ai volontari qualcosa sta cambiando e molti bambini vengono salvati dalla strada  Ore 9 lezione: il programma è scritto con i gessetti sulla lavagna che nessun soccorritore ora si sogna più di rimuovere. Dicono i volontari dell’Unicef che è il ricordo del passato che non passa. Ha resistito a tutto, quella lavagna. Ha resistito al terremoto che ha sventrato Haiti: 250 mila morti e più di un milione e mezzo di sfollati. Ha resistito al colera su cui s’è abbattuto perfino un uragano.

Ha resistito all’infamia della ricostruzione più lenta della storia: solo il 5 per cento dei detriti, dice l’organizzazione non governativa Oxfam, sono stati sgombrati dalle strade. E figuriamoci allora che ricostruzione puoi immaginare, con il 58 per cento degli aiuti promessi dagli Stati, cioè più della metà dei 4,2 miliardi di dollari annunciati, scandalosamente mai arrivati. Dovremmo abbassare lo sguardo per la vergogna tutti noi, e non Christie. Un anno dopo il terremoto che sconvolse il mondo Haiti è un’anima divisa in due. La piccola Christie, per esempio, ha scelto la speranza. La lavagna che promette ancora quella lezione resti pure lì, a memento di tutto. C’erano 325 bambini quando la scuola vera venne giù. Ce ne sono 300 adesso. Ci sono perfino 9 latrine nella “nuova” Vision Nouvelle: sei per le femminucce e tre per i maschietti. Poche? Non scherziamo. In questo paradiso soltanto geografico, che già prima del terremoto giaceva al 149esimo posto su 162 paesi nell’Indice dello sviluppo, i conteggi del progresso sono anche questo.

Il resto del mondo misura il paniere contando i BigMac. Qui sarebbe molto più indicativo contare, appunto, le latrine. E non è solo per colpa del terremoto che ha mandato il cielo. Già prima della Grande Scossa solo il 19 per cento della popolazione aveva accesso ai servizi igienici: una cifra scesa mica tanto incredibilmente, visto il malaffare che ha governato l’isola, dal 29 per cento dal 1990. Così, nell’emergenza, l’obiettivo è stato quello di portare acqua, acqua potabile e acqua da riciclare nelle latrine, in una corsa che l’epidemia di colera quest’autunno ha reso ancora più incessante. Insomma la speranza è anche in quel milione e settecentomila di disperati, praticamente un quinto della popolazione, che oggi ha acqua. E 720 mila sono i bambini e le bambine come Christie che ricevono il sostegno per l’operazione “Tutti a scuola”: insieme naturalmente ai loro 15 mila maestri.

E se i 200mila malati di colera sono uno scandalo insopportabile non è al contrario una buona notizia scoprire che più di 11mila bambini sono stati salvati dalla fame? Malnutrizione acuta grave la chiamano le statistiche: ma prima o poi uccide lo stesso. E i due milioni di bambini vaccinati contro le 6 principali malattie infantili, quelle di cui in Occidente abbiamo dimenticato perfino i nomi? Tubercolosi, morbillo, poliomielite, difterite, pertosse, tetano. Certo che Haiti resta un inferno. Ma malgrado difficoltà eccezionali, oggi sempre più bambini vengono riuniti alle loro famiglie, sempre più bambini vengono vaccinati, sempre più bambini tornano a scuola. Ed è la prova che il progresso è possibile, anche nelle peggiori circostanze, quando si lavora tutti insieme. Ha ragione: tutti ma proprio tutti. Perché la piccola Christie per ora è lì che prega e s’illumina. Ma a fare i conti è diventata bravissima e tra pochissimo qualcuno dovrà pure spiegarle dov’è finita la metà degli aiuti mai arrivati.

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