I GIOVANI ABRUZZESI “SUI PASSI DI FRANCESCO”

I GIOVANI ABRUZZESI “SUI PASSI DI FRANCESCO”

Tanti giovani universitari, e meno giovani, si sono messi in cammino il 30 settembre e sono arrivati ieri 4 ottobre , facendo un pellegrinaggio a piedi da Gubbio verso Assisi: una marcia di tre giorni percorrendo i luoghi di San Francesco e riflettendo sulle tematiche della “Laudato Sì, la lettera enciclica sulla “cura della casa comune” che Papa Francesco ha scritto ispirandosi al santo di Assisi. Tanti giovani, e tra questi tanti giovani abruzzesi, hanno camminato  insieme al vescovo Paolo, che molto bene conosce quei luoghi e le preghiere di Francesco. Non come altri Vescovi magnaccioni , eretici, miscredenti che conoscono solo i ricchi, le banche e i ristoranti della propria città e i vini.

“Sui passi di Francesco”, così hanno intitolato questo pellegrinaggio, che si è inserito tra le iniziative che alcune diocesi hanno organizzato per consegnare l’olio della lampada del santo nel giorno del “transito” (4 ottobre). Ma questo cammino è stato, soprattutto, una ulteriore occasione per chiedersi cosa porta così tanti giovani ad avvicinarsi a Francesco alla ricerca di un senso, mentre tanti altri nelle piazze di tutta Italia si sfasciano tra vino e droghe alla ricerca del vuoto. E’ vero che San Francesco è, oggi più che mai, uno dei personaggi chiave per comprendere come si vada configurando il cristianesimo in questo terzo millennio, a partire dalle parole con cui papa Bergoglio ha spiegato la scelta del suo nome: “vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Per questo mi chiamo Francesco, come Francesco da Assisi”.

Con la semplicità, la mitezza e l’intenso fuoco interiore che hanno contraddistinto la sua vita, ancora dopo otto secoli attrae nel santuario di Assisi centinaia di migliaia di persone ogni anno. Qual è dunque l’attualità del pensiero e dell’azione di Francesco, mentre una parte della Chiesa cerca ogni giorno di resistere ai Vescovi traditori del Vangelo, ai Vescovi schierati con la conservazione, ai Vescovi che amano più il dio denaro che la povertà del poverello, ai Vescovi che cercano le vie della restaurazione del potere temporale perché poco hanno a che fare con quello spirituale. In quei giovani io vedo la speranza della Chiesa: di quella Chiesa che faticosamente cerca di compiere quel cammino in “uscita” chiestole da papa Francesco, di non essere cioè chiusa nelle sue istituzioni, ma povera e aperta all’incontro, capace di proporre il Vangelo con la parola e con la vita. I quei giovani io vedo il futuro della Chiesa, perché Francesco è uomo moderno, come moderna è la lingua che usa sia per la poesia sia per la predicazione. Un ribelle, certo, ma obbediente. Un uomo obbediente, certo, ma libero. Come non leggere in controluce, e nell’umanità di Francesco d’Assisi, il progetto evangelico che papa Francesco sta portando avanti per tutta la Chiesa mentre sono sempre di meno i giorni e gli spazi per i Vescovi imbroglioni, quelli delle fatture false, quelli che elargiscono fondi dati per la carità a segretarie romane e segretari imbroglioni.

Come non intravedere in questi giovani il volto del cristianesimo delle prossime generazioni. Del resto non invento nulla, Francesco d’ Assisi è uno di quei grandi maestri spirituali la cui storia sempre affascina, e con la quale ogni generazione si confronta senza potere mai appropriarsene completamente. Non si contano interpretazioni, gesti anche di natura politica, e persino manipolazioni della sua memoria. Ma è impossibile ridurre il Poverello di Assisi ad una lettura lineare perché lui stesso ha assunto posizioni talvolta contraddittorie. Tra lo spogliarsi davanti alle autorità e l’ubbidienza rigida al Vangelo. Francesco fu il protagonista di una mutazione in profondità dell’ antropologia culturale dell’ Occidente, oltre che religiosa, ed è per questo che il suo messaggio rimane così profondamente legato a concetti come la pace, la natura, la tolleranza, l’ uguaglianza. In un percorso di “somiglianza” a Cristo. Due personaggi che segnano in maniera indelebile il cammino umano, affidandosi a un comandamento semplice, da sembrare banale: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Certo è difficile. Ma già il fatto che tanti giovani guardino in quella direzione accende un segno di speranza.

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