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I PIRATI ISRAELIANI ASSALTANO LE NAVI DELLA PACE

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Ancora una strage del governo israeliano, questa volta di criminali pirati israeliani, che questa mattina hanno assaltato una imbarcazione turca della “Freedom Flotilla”, la missione di organizzazioni non governative internazionale partita ieri con aiuti umanitari per la popolazione palestinese che vive in quella prigione a cielo aperto che è Gaza. I morti forse 18 forse 20 forse 30. Una strage. Cosa altro aggiungere a questa definizione. Cosa conta ora se, inoltre, si è trattato di un “assalto illegale in acque internazionali” come documentano le immagini diffuse da Al Jazeera. Poco importa se il termine per un assalto illegale in acque internazionali è “pirateria”. Ciò che mi interessa ora è tornare a chiedermi perché Israele e la comunità internazionale vuole impedire la realizzazione della pace. Quando viene ostacolato e impedito lo sviluppo della persona e la tutela dei suoi diritti fondamentali, quando tanti popoli COME SUCCEDE NELLA STRISCIA DI GAZA sono costretti a subire ingiustizie e disuguaglianze intollerabili, come si può sperare nella realizzazione del bene della pace? Vengono meno quegli elementi essenziali che danno forma a tale bene.

Ciò che mi interessa è chiedermi chi e che cosa può impedire la realizzazione della pace? Non basta a questi pirati di oggi ricordare quanto è successo nel secolo scorso, quando aberranti sistemi ideologici e politici hanno mistificato in modo programmato la verità ed hanno condotto allo sfruttamento ed alla soppressione di un numero impressionante di uomini e di donne, sterminando addirittura intere famiglie e comunità. Come non restare seriamente preoccupati di fronte alle menzogne del nostro tempo, davanti alle vere guerre per imporre la pax americana che fanno da cornice a minacciosi scenari di morte in non poche regioni del mondo? L’esaltazione esasperata delle proprie differenze contrasta con questa verità di fondo.

Occorre ricuperare la consapevolezza di essere accomunati da uno stesso destino, per poter valorizzare al meglio le proprie differenze storiche e culturali, senza contrapporsi ma coordinandosi con gli appartenenti alle altre culture. Sono queste semplici verità a rendere possibile la pace; esse diventano facilmente comprensibili ascoltando il proprio cuore con purezza di intenzioni. La pace appare allora in modo nuovo: non come semplice assenza di guerra, ma come convivenza dei singoli cittadini in una società governata dalla giustizia, nella quale si realizza in quanto possibile il bene anche per ognuno di loro. La verità della pace chiama tutti a coltivare relazioni feconde e sincere, stimola a ricercare ed a percorrere le strade del perdono e della riconciliazione. L’autentica ricerca della pace deve partire dalla consapevolezza che il problema riguarda ogni uomo e ogni donna, e risulta essere decisivo per un futuro pacifico del nostro pianeta. Proprio per questo ciascuno deve sentirsi impegnato al servizio di un bene tanto prezioso, lavorando perché non si insinui nessuna forma di falsità ad inquinare i rapporti.

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