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ICI PER TUTTI? GIUSTO. ANCHE PER LA CHIESA

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Gran fermento attorno all’Ici. Oramai è certo. Tornerà l’imposta comunale sugli immobili. Nel nome di Mario Monti l’opposizione si unisce e riunisce, tutti la vogliono, tutti la chiedono, dal Pd al terzo polo, si battono, scendono in corteo, sfilano davanti al neo premier incaricato, esibiscono la proposta in prima fila perché venga reintrodotta la tassa abolita da Berlusconi che in verità era stata già rivista, corretta, limata anche dal governo di Romano Prodi. Ed anche io sono d’accordo. Come sulla patrimoniale oltre 1milione. Ma la domanda sorge spontanea: se il momento è di crisi vera, se si colpiscono le famiglie avranno anche il coraggio di chiedere alla Chiesa di passare alla cassa, con le sue proprietà, fabbricati, aree edificabili, terreni, agricoli e non? O trattasi di semplice propaganda elettorale, di clamore parolaio tenendo le mani ben serrate nelle tasche, andate la messa in mora è finita? I promotori sono davvero sicuri che la reintroduzione della tassa dovrà coinvolgere l’Italia unita, intera o piuttosto soltanto i soliti noti saranno chiamati alla prestazione in denaro? Premessa: chi mi conosce sa bene che qui non si parla della Chiesa come comunità religiosa, con tutti gli annessi e sofferenze e sacrifici, apostolati e missioni, bensì dell’Istituzione con il bagaglio appresso di privilegi, ricchezze, esenzioni e affini.

Se è crisi deve essere crisi per tutti i cristiani e non soltanto, lo deve essere per tutti comprese le parrocchie, i monasteri, lo deve essere per certi siti vasti di metratura, occupati da pochi religiosi e religiose, siti che potrebbero anche ospitare indigenti, profughi, stranieri in attesa di permesso di soggiorno ma restano invece luoghi solitari e, in alcuni casi, riservati a un altro tipo di clientela a pagamento. Ma questo è un altro discorso. Piuttosto se il momento è cruciale per il Paese, dunque per la comunità, non vedo perché qualcuno possa continuare a fare il furbo nascondendosi o proteggendosi dietro il crocifisso. Non c’entra la fede, di qualunque tipo, c’entrano i doveri dei cittadini, preti compresi. E si potrebbe anche allargare il discorso coinvolgendo l’8 per mille, non quello unico della Chiesa cattolica ma di tutte le altre istituzioni religiose . Secondo studi credibili l’effetto positivo porterebbe alle casse dello Stato, complessivamente  900 milioni di euro. Non un’elemosina. Ma una manovra. Sarebbe un bel gesto, questo davvero benedetto, se Monti Mario trovasse sostegno proprio dal fronte cattolico su un argomento così delicato, così popolare e non populista, così normale in un Paese che sta vivendo un’ora difficile.  Del resto “A chi ti chiama in giudizio per toglierti la tunica tu lascia anche il mantello”. E non l’ha detto Tremonti.

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