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IL 13 MARZO SARO’ A ROMA PERCHE’

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Il 13 marzo sarò a Roma contro un decreto “sola” salva lista. Ma soprattutto per difendere la democrazia.  La democrazia costituzionale nella forma equilibrata, pluralista e partecipata prevista dai costituenti. Sarò a Roma perchè l’incompatibilità di Berlusconi e del berlusconismo con le regole è genetica, perciò strutturale, assoluta e irrimediabile. Incompatibilità che si dimostra clamorosamente anche in questa ennesima lacerazione della legalità.  Con dichiarazioni e atti che – come se ce ne fosse bisogno – confermano la sua impermeabilità alle ragioni elementari della civiltà politica. Perché sono deliranti su forma e sostanza delle elezioni, della democrazia e dei diritti, inquietanti sui rimedi escogitati agli errori marchiani dei loro addetti alla presentazione delle liste. 

Berlusconismo che fallisce sia come indirizzo politico, perché si dimostra inidoneo a fronteggiare la crisi finanziaria , quella sociale , quella morale, sia come fattore aggregante di una classe dirigente, spezzata da rivalità personali e di gruppi, insanabili perché inerenti alle loro smodate e infondate ambizioni.  Cos’altro si può dire di un Paese che ormai, per assecondare i disegni plebiscitari di chi lo governa, è costretto ogni giorno ad un nuovo strappo delle regole della civiltà politica e giuridica, nella falsa e auto assolutoria convinzione di aver evitato un Male Maggiore?  Dopo il Lodo Alfano, il processo breve, lo scudo fiscale, il legittimo impedimento, il decreto salva-liste è solo l’ultimo aberrante episodio di torsione del nostro sistema democratico ad alto rischio di illegittimità costituzionale. Dopo il ricorso già avanzato da diverse giunte regionali, potrebbe persino accadere che, ad elezioni già svolte, anche la Consulta giudichi quel decreto illegittimo, con un verdetto definitivo e a quel punto davvero insindacabile.

Il risultato sarebbe l’invalidazione dell’intero risultato elettorale. Il rischio c’è, purtroppo. Berlusconismo che fallisce anche come indirizzo economico e nasconde una crisi profonda, dell’etica pubblica, della rappresentanza, della democrazia, dello stato di diritto e dei diritti, quelli sociali soprattutto, come dimostra l’approvazione della legge che espunge dal nostro ordinamento la tutela del lavoro, sottraendo ai lavoratori la garanzia del processo giudiziario che era garantito dallo Statuto e in particolare dall’articolo 18.  C’è di peggio, all’orizzonte.  C’è l’intento, la sollecitazione, il disegno delle riforme costituzionali.  Cioè lo stravolgimento della costituzione in senso autoritario, aumentando i poteri del premier contro il parlamento ed eliminando le garanzie dell’equilibrio tra i poteri.

  La separazione dei poteri – cioè magistratura e parlamento indipendenti dal Governo – è la prima condizione di sopravvivenza di una democrazia. Senza alcuni elementari presupposti, il principio di maggioranza non basta a tutelare il cittadino da ogni sorta di abusi e arbitri di chi detiene il potere, come dimostra la tragica esperienza dei totalitarismi del secolo scorso, e dei regimi populistici e autoritari che si prolungano in questo secolo.  Come dimostra la capacità, la volontà, l’arroganza di chi cambia regole e leggi elettorali e stravolge il diritto con grande facilità e senza passaggi parlamentari. Chiunque dovrebbe riconoscere questo fatto, a prescindere dalle sue posizioni o simpatie politiche Le si auspicano come condivise. Condivise da e con Berlusconi. Il 13 marzo allora a Roma, certo contro una legge bufala ma soprattutto per difendere la democrazia costituzionale nella forma equilibrata, pluralista e partecipata prevista dai costituenti.

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