IL BAMBINO SOTTO LA… NEVE

IL BAMBINO SOTTO LA… NEVE

La fila davanti al garage non fa che aumentare: persone in processione, senza doni, ma con un telefono in mano per portarsi a casa un pezzetto di miracolo. L’ultima opera di Banksy ha il potere di un presepe, il bambino sotto la neve attira pellegrini contemporanei che attribuiscono alla denuncia un presagio di riscatto. È un graffito, però funziona come una natività carica di promesse. Proprio come succede con le apparizioni, è stato messo sotto vetro, protetto dal plexiglass. “Una slitta, la neve e un bambino che, occhi al cielo e bocca aperta, mangia i fiocchi che cadono…poi giri l’angolo e scopri che la neve è cenere di un cassonetto in fiamme” scrive il direttore Antonio D’Amore. “Thanks Banksy…c’è più Natale in questa immagine che in tanti presepi”. Secondo il direttore. Ma sbaglia. Secondo me avrebbe dovuto scrivere: c’è più Natale in Banksy che in un Vescovo tuttologo che conosce tutti i ristoranti ma ignora i poveri.

C’è più Natale in quell’immagine che in una Chiesa mondana che frequenta solo la borghesia complice del malaffare che da scandalo in città, una Chiesa piegata su stessa, timorosa, ossequiosa, che lascia solo il Santo Padre mentre prova a mettere al centro i veri valori del Natale. C’è più Natale in quel bambino, in quel cielo, che in una Chiesa complice del potere corrotto e corruttore dei valori. A volte anche i migliori confondono e dimenticano che, a partire da S. Francesco si suole, nel popolo cristiano, rappresentare la nascita di nostro Signore Gesù Cristo in maniera visibile, mediante statuine e capanne. Per rappresentare il luogo della nascita (una grotta di Betlemme) e i vari personaggi implicati. Il Bambino nato povero, l’Emanuele dei profeti, Dio fatto uomo per la nostra salvezza, nato senza nulla su una mangiatoia, che non gioca con lo smartphone e non viene invitato alle mangiatoie gravide di sperpero e lussuria tanto amate da politici e porporati. Maria, strumento della provvidenza, amorosamente piegata sul frutto che salverà il mondo, una ragazza semplice e vergine, non un troione impellicciato che gira tra bar e locali con lo spuntante in mano.

San Giuseppe un onesto lavoratore unito anche nella precarietà e nel dubbio, un piccolo imprenditore che si suda il pane, non un industriale ladrone che ruba ai suoi lavoratori. I pastori, il popolo, che sono a testa china davanti al mistero, e non una greppia affollata e sudaticcia dentro un centro commerciale. I Re Magi, persone oculate e colte che non sanno spiegarsi ciò che vedono ma si piegano davanti la volontà del cielo, e non dei presunti uomini di cultura pieni solo della loro arroganza, del loro animo marcio e del loro niente. La grotta che esprime la quasi totale mancanza di beni perchè Dio ama i malati, i bisognosi, gli ultimi, i poveri e la povertà “i poveri in spirito, perché di essi e’ il Regno dei cieli”. Il bue e l’asino, mansueti, che aiutano molto l’uomo nelle fatiche e le pecorelle umili davanti ad un infante bisognoso di tutto! Quale lezione per l’umano orgoglio che tende sempre ad innalzarsi a superbia, a farsi più grandi degli altri! Gli umili pastori, che vedono che il Bambino è ancora più povero; così si danno da fare a portargli tutto il necessario per sopravvivere al freddo e alla fame poi cercano un’abitazione più degna, perchè non si possono lasciare delle persone in una grotta, su una panchina, in una strada, sotto un ponte. La stella cometa, la luce del silenzio e la capacità della contemplazione, che guida i Magi fino al luogo dove sta il Bambino.

In verità la fede è la luce che conduce a Dio e che dall’alto arriva su chi lo cerca e gli spiana la via nel silenzio, nel mezzo della notte, mentre tutto tace e si ode il primo vagito del Bambino. Il Presepe è già un’autentica espressione di fede in Cristo, un complesso manufatto ricco di tanti valori e significati, che lo fanno diventare un elemento importante della cultura cristiana, soprattutto per la festa di Natale. Poiché oggi la cultura dominante è atea e anti-cristiana, si capisce che il Presepe stona, e gli si preferisce un dipinto. E’ giusto, perché il Presepe richiama una Presenza storica di Uno che la società gnostica rigetta: Gesù, il Cristo, Dio. I tuttologi dicono che è meglio l’albero di Natale, più idoneo ad una cultura dove i cristiani sono sempre più nell’angolo, capaci di osservare ma mai di incarnare, nonostante il Papa . Ma si, dai, facciamo felici questi laicisti: mettiamo più alberi e meno presepi, più Halloween e meno canti di Natale, più tombole e meno novene, più balli che veglia di mezzanotte. Nonostante questa Chiesa che ha tradito la sua storia, restiamo cristiani e facciamo il Presepe. Perché i valori che esso rappresenta sono tanti e grandi, e la cui perdita rappresenterebbe un grave danno per la nostra cultura e un appiattimento della società, un irreparabile impoverimento della nostra civiltà occidentale. In verità il Presepe porta in sé molti e grandi valori spirituali, tutti legati alla fede nel Figlio di Dio, che a Betlemme viene dato al mondo. E’ Lui la luce del mondo. Per questo la grotta si illumina e la notte risplende. Ma non tutti amano la luce. Molti oggi preferiscono chiudere gli occhi alla luce del sole. Anche per questi è venuto Gesù. Anzi, soprattutto per loro. Egli è la Misericordia; per tutti dunque, c’e’ speranza! E’ Natale.

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