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IL BOSS E’ TORNATO: PRESENTATO IERI “WRECKING BALL”

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Sembra raccontare l’Italia Il Boss è tornato. E’ uscito ieri “Wrecking Ball” il nuovo album di  Bruce Springsteen Un disco figlio della crisi economica, 11 canzoni che trasudano rabbia, quella della classe media americana decimata da licenziamenti e pignoramenti, ma anche l’ineguagliabile ottimismo di un popolo che ha la fortuna di vivere in «The land of hope and dreams», la terra della speranza e dei sogni. Tutto questo è Wrecking Ball (palla da demolizione), il nuovo e attesissimo album di Bruce Springsteen, frutto di un lungo lavoro con il produttore Ron Aniello, cui va riconosciuto il merito di aver convinto il Boss ad aprirsi a nuove sonorità. Ogni canzone infatti è nata alla chitarra e poi, un passo alla volta, è stata pennellata da Aniello con colori musicali quasi mai usati prima da Springsteen: percussioni elettroniche, addirittura un breve rap, ma anche influenze celtiche, cori gospel, una mariachi band, un’orchestra da camera e, in chiusura, il Boss che fischia in segno di ottimismo. L’ultima fatica di Springsteen è forse il suo disco più arrabbiato e diretto di sempre, pronto per infiammare gli stadi e le arene di tutto il mondo.

Come ho detto ieri a Radio 105  è un album “arrabbiato, molto arrabbiato”, apertamente politico in cui il Boss si lancia in un duro attacco contro “il capitalismo bulldozer” ed elogia il movimento Occupy Wall Street che ha come bersaglio il Big Business e i governi delle democrazie truffaldine che hanno trasferito il potere del popolo alle banche, appoggiati dalla disonesta combriccola di “esperti” delle grandi università americane che continuano a raccontare la favoletta che questa crisi è figlia inevitabile della globalizzazione e non una tragica truffa finanziaria ai danni degli elettori. Proprio come l’Italia di Mister B. e il suo fidato mister M. Il Boss è tornato e, come solo lui riesce a fare, crea un magnifico affresco che racchiude i momenti peggiori di questi anni insieme a possibili risposte per superare questa crisi, che non è soltanto economica ma in primo luogo spirituale e di valori. Da questa depressione, non solo dell’individuo ma della nostra società, si può uscire solo in un modo: amando i nostri cari, le persone che conosciamo, creando un tessuto sociale che riesca nell’unità di intenti a farci uscire da questo momento così buio. 

Wrecking Ball è un album di cui si parlerà molto. Ma non nell’Italia dei tecnici. Brutta. Grigia. Moscia. Stanca. Senza slanci. Disillusa. Il ritorno di Bruce Springsteen, a tre anni dallo speranzoso e leggero Working On A Dream, è un disco intriso degli antichi sapori dell’America più rurale, radicata nel folk, che si apre fino ad abbracciare il gospel, contaminando tutto con uno spirito grezzo e una forte attitudine punk rock, per certi versi non dissimile da quella che animava le ultime prove discografiche di Joe Strummer, il compianto leader dei Clash, con i suoi Mescaleros. Nella seconda parte del disco la rabbia lascia spazio alla speranza. Speranza che ancora una volta risiede nella forza della comunità, del popolo, che per Bruce è l’anima e il cuore pulsante del Paese. Se Working On A Dream era il disco della speranza, del sogno di una nuova America incarnata da Obama, questo è il brusco risveglio che apre gli occhi direttamente sull’incubo della realtà, della crisi economica che ha corroso le fondamenta della nazione, con Springsteen che punta il dito contro chi l’ha alimentata, in prima fila gli avidi “gatti grassi” della finanza e chi, in generale, ha mandato in frantumi il caro e vecchio American Dream, il sogno del quale tenta di parlarci ormai da quarant’anni. Uno Springsteen così oscuro, arrabbiato e a stretto contatto con la realtà non si sentiva da anni.

Wrecking Ball ha forti punti in comune con Nebraska, soprattutto a livello di testi. Giova anche il cambio di producer: dall’ultimo Brendan O’Brien, che giocava un po’ troppo a Ron Aniello, che infonde a Wrecking Ball un sound secco e senza fronzoli che pone, giustamente, la voce di Bruce Springsteen in primo piano. Ma Wrecking Ball è soprattutto un disco per un mondo alla ricerca di pietà, amore e dignità del lavoro, ma allo stesso tempo consapevole che l’ultima risorsa per ogni uomo è quella di prendere il destino nelle proprie mani. Grazie Bruce per essere con noi anche in questi tempi difficili. Tre tappe in Italia: Milano, Firenze e Trieste il 7, 10 e 11 giugno. Biglietti già sold out. E chi ne dubitava.

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