You are currently viewing IL GELATO COME ANTIDOTO AL NUOVO POPULISMO

IL GELATO COME ANTIDOTO AL NUOVO POPULISMO

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

Ma che ottobre sta facendo a Roma? Ma siamo sicuri che sia ottobre.  Mangio con gusto il gelatino della merenda mentre dalla terrazza vedo la vita che scorre a piazza navona.  E tra un bel vedere e l’altro penso alle vicende di questi ultimi giorni.  Turisti sudati, studenti in amore, ragazze carine, vecchini simpatici, cinesi puzzolenti, taxisti arrabbiati, ragazze carine, piacioni alla ricerca, ragazze in carriera, sballati in vacanza, ragazzi che corrono a caso, ragazze carine, mamme solerti, pure un gruppo di suore…ora si mette male.  Mi godo un altro pò di sole e un ottimo variegato all’amarena, chiedendomi se davvero questo mondo che gira è interessato al lodo Alfano, alle escort, alle multe iperboliche, alle riforme costituzionali, alla Consulta, alla costituzione.  Forse dovrei tranquillamente godermi il sole. E basta.  C’è davvero qualcuno che è interessato alle vicende politiche nostrane. 

C’ qualcun altro che pensa che ci siamo fermati sull’orlo del precipizio, davanti allo scontro frontale delle istituzioni.  Sussurri e grida ce ne saranno ancora; voleranno parole grosse, indegne di un sistema democratico normale o semplicemente decente.  Ma ormai ci siamo abituati.  E poi il sole è così bello oggi.  E poi, infine, c’è una insopportabile incontinenza verbale nei media che rende tutto confuso e vomitevole e accompagna la nostra mutazione democratica.  Sulle conseguenze immediate della sentenza della Consulta, il presidente del Consiglio e l’opposizione sembrano dire la stessa cosa: la politica deve andare avanti, perché la giustizia si muove su un altro piano.  I due piani non interferiscono e non devono interferire.  Un’affermazione del genere sarebbe stata inconcepibile anni or sono, quando è incominciato tutto. È una contraddizione? È una resipiscenza?  No. È una finzione.  Infatti il rapporto conflittuale tra politica e giustizia, per quanto riguarda il presidente del Consiglio, non si è affatto risolto ma ha contribuito a cambiare radicalmente il quadro politico.

Berlusconi e il Pd hanno in mente due “continuità” della politica molto diverse. All’offensiva quella del premier, in difensiva quella dell’opposizione.  La prima mira a cambiare le regole del gioco democratico, l’opposizione ritiene invece di poter contare sulla tenuta di quel che resta della struttura istituzionale e della rappresentanza politica tradizionale.  Dietro lo scontro tra maggioranza e minoranza c’è un paese profondamente diviso e incattivito come non mai. Si annunciano mobilitazioni sotto tutti i segni.  Al di là della cronaca di queste ore, cerchiamo di capire la dinamica di fondo che è in atto e che produce la mutazione della nostra democrazia.  Berlusconi dispone di due risorse importanti: il sostegno della sua maggioranza parlamentare e lo spregiudicato attivismo di un potente sistema informativo. Eppure maggioranza e apparato mediatico nulla potrebbero senza il “popolo” berlusconiano. 

Questa è la vera risorsa vincente, usata come una minaccia contro gli avversari.  È straordinario come il Cavaliere sia riuscito a ri-attivare l’idea stessa di “popolo” versando il prestigio di questo antico concetto in forme nuove.  Quello di Berlusconi infatti è il popolo di chi lo ha votato.- E’ il popolo degli elettori che si considera senz’altro il demos, depositario dell’intera sovranità.  È la sovranità che la Corte costituzionale ritiene di interpretare e che ora viene brandita minacciosamente contro di essa.  Non si insisterà mai abbastanza su questa rivoluzione di mentalità.  Chi vota e vince con Berlusconi pretende di cambiare le regole, tutte le regole, anche quelle costituzionali.  L’atteggiamento predatorio nei confronti della Costituzione si accompagna a una esasperata politicizzazione di tutti gli ambiti istituzionali. 

Tutto è diventato politico in senso partitico.  Si tratta di una politicizzazione basata sulla coppia amico/nemico.  Non sorridiamo più quando Berlusconi e i suoi sostenitori vedono ovunque “comunisti” come nemici da neutralizzare.  Ma non siamo per niente tranquillizzati se dal campo della sinistra o comunque degli oppositori di Berlusconi si replica con gli stessi toni.  L’aggressione verbale diventa pericolosa quando investe il fondamento costituzionale della separazione dei poteri dello Stato democratico.  Il Presidente della Repubblica e i membri della Consulta sono stati scelti dalla parte politica avversa – insiste polemicamente Berlusconi – e quindi vanno trattati come avversari politici.  L’idea del sapiente anche se faticoso equilibrio tra le istituzioni fondamentali, quale previsto dalla Costituzione, sembra estranea al nuovo populismo.  E questo mi sembra molto pericoloso. 

Lascia un commento