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IL “GIORNO DELLA MEMORIA”

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27 gennaio 2011: il “Giorno della Memoria”. Il 27 gennaio 2011 si celebra per l’undicesimo anno il “Giorno della Memoria”.  Ricordare quelle vittime serve a mantenere viva la memoria delle loro esistenze e dell’assurdo motivo per cui furono troncate. Avere consapevolezza di quel passato, dare attento ascolto alle parole dei sopravvissuti, è diventato ormai un nostro preciso dovere, se vogliamo costruire il futuro come tempo dell’armonia e della solidarietà fra gli uomini, oltre ogni irragionevole ed insano pregiudizio di razza e di fede religiosa. Celebrare la memoria della Shoah non è solo un rituale, ogni anno, il 27 gennaio. Non è solo il giorno che evoca una tragedia. La memoria ha un senso se coltivata al futuro, se ci consente, interrogandoci su ciò che è stato, di sviluppare gli anticorpi sociali e culturali allo sterminio, al razzismo, all’annientamento di popoli e culture che purtroppo dopo la Shoah non sono mancate. E’ importante, allora, che il giorno della memoria non sia una celebrazione rituale.

Non deve essere la pietà per le vittime ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Nell’indifferenza etica crescono i pregiudizi, nell’ignoranza si cementano gli odi e i sospetti; nella perdita dei valori della cittadinanza, scritti mirabilmente nella nostra Costituzione, fermentano i germi di nuove violenze; le comunità regrediscono a forme tribali. Segni di questa involuzione li troviamo in molti Paesi europei, anzi a dire la verità il nostro appare meno toccato da forme di estremismo quando non di razzismo. Nell’Est liberato dall’oppressione sovietica e accolto, fin troppo generosamente, dall’Unione europea, emergono fenomeni assai più preoccupanti. Ma sbaglieremmo se ci considerassimo totalmente immuni.

Shoah: per non dimenticare Celebrare la memoria della Shoah non è solo un rituale, ogni anno, il 27 gennaio. Non è solo il giorno che evoca una tragedia. La memoria ha un senso se coltivata al futuro, se ci consente, interrogandoci su ciò che è stato, di sviluppare gli anticorpi sociali e culturali allo sterminio, al razzismo, all’annientamento di popoli e culture che purtroppo dopo la Shoah non sono mancate. E’ importante, allora, che il giorno della memoria non sia una celebrazione rituale. Non deve essere la pietà per le vittime ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Nell’indifferenza etica crescono i pregiudizi, nell’ignoranza si cementano gli odi e i sospetti; nella perdita dei valori della cittadinanza, scritti mirabilmente nella nostra Costituzione, fermentano i germi di nuove violenze; le comunità regrediscono a forme tribali.

Segni di questa involuzione li troviamo in molti Paesi europei, anzi a dire la verità il nostro appare meno toccato da forme di estremismo quando non di razzismo. Nell’Est liberato dall’oppressione sovietica e accolto, fin troppo generosamente, dall’Unione europea, emergono fenomeni assai più preoccupanti. Ma sbaglieremmo se ci considerassimo totalmente immuni, se coltivassimo l’idea, sbagliata, che tutto sommato l’Italia, dopo le leggi razziali del 1938, abbia recitato un ruolo parziale, secondario o addirittura controvoglia, nella grande tragedia della Shoah. La verità  è che l’Italia e gli italiani intrapresero autonomamente la persecuzione degli ebrei e la portarono avanti con sistematicità, determinazione ed efficacia. E se il tributo di vite umane tra la fine del ’43 e la primavera del ’45 fa parte della storia più generale della Shoah, la persecuzione subita dagli ebrei tra il ’38 e il ’43… resta una macchia specifica sulla coscienza e sulla storia italiana, su cui troppo spesso e troppo a lungo si è preferito soprassedere. Ma ugualmente ancora poco conosciuto è il grande e generoso contributo di solidarietà agli ebrei che venne da tanti semplici cittadini i quali rischiarono la loro vita per dare assistenza e rifugio ai perseguitati. Uno straordinario capitolo di storia italiana. Migliaia di ebrei salvati, da famiglie umili, cittadini anche poveri e poco istruiti, ma consapevoli dei valori universali, che oggi stentiamo a difendere, e per nulla intimoriti da fascisti e nazisti. Quanti oggi avrebbero quel coraggio?  

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