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IL MITO DEI THE BLUES BROTHERS

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Per i milioni e milioni di appassionati di ogni Paese per i quali queste non sono frasi senza senso, ma due tra le battute più cult dell’intera storia del cinema, il 20 e 21 giugno sono date da segnare sul calendario: in tutto il mondo, Italia compresa, torna nelle sale – in versione restaurata – il mito The Blues Brothers. Film datato 1980, firmato John Landis, protagonisti Dan Aykroyd e uno straordinario John Belushi. Che solo due anni più tardi ci avrebbe lasciati per sempre, stroncato da un’overdose in una maledetta notte all’hotel Chateau-Marmont di Hollywood. Un personaggio dal talento unico e dal destino tragico, la cui morte prematura lo avrebbe reso eternamente giovane. Proprio come la sua pellicola più amata. E’ per celebrare il genio di Belushi nel trentennale della morte, ma anche i cent’anni della major produttrice, la Universal, che la pellicola torna in una staordinaria due giorni nei cinema di mezzo pianeta. In Italia le sale coinvolte, grazie alla distribuzione Nexo Digital, sono oltre duecento. E non sarà solo un appuntamento nel buio del grande schermo, ma un vero e proprio evento organizzato in collaborazione con Radio Deejay.

Per due giorni sarà nuovamente una luce in alta definizione ad illuminare Jake alla fine della predica del reverendo James Brown; a convincerlo, dunque, che la vecchia band è la soluzione per racimolare i 5000 dollari necessari ad impedire la chiusura dell’istituto in cui è cresciuto col fratello Elwood. Basata su due personaggi nati da uno sketch di Belushi e Dan Aykroyd al Saturday Night Live Show, la pellicola da trentasette milioni di dollari di trentadue anni fa segna una svolta nello spirito del cinema americano di cui si ha traccia anche nell’accoglienza della nostra stampa di allora. All’entusiasmo incondizionato della nuova critica che, in maniera lungimirante, vede negli Spielberg e nei Lucas il futuro di Hollywood corrispondono, infatti, le riserve dei giornalisti delle generazioni precedenti per cui è un lavoro troppo fracassone – dopotutto conquistò il Guinness dei primati per la sequenza con il maggior numero di incidenti d’auto – e poco organico nella miscela tra musica e racconto.  Dopo il seminale Animal House e prima del fantastico  Un lupo mannaro americano a Londra è la punta di diamante della carriera di Landis, profeta di una comicità che non ha niente a che vedere con gli American Pie, come si legge da qualche parte, e di demenziale ha solo il nome.

Con la miglior colonna sonora/visiva della storia del cinema in cui si esibiscono divi del Rhythm and Blues come Ray Charles, James Brown, Cab Calloway, Aretha Franklin e John Lee Hooker, The Blues Brothers fornisce a Belushi l’occasione per la sua migliore interpretazione: da manuale l’incipit di sette minuti, tutto giocato sull’attesa di un primo piano che arriverà solo una volta fuori dalla prigione nell’abbraccio col fratello Elwood (Dan Aykroyd, anche sceneggiatore insieme al regista). Del resto, a 32 anni distanza, il fenomeno The Blues Brothers non ha perso neanche un pizzico del suo potere di attrarre gli spettatori: come il buon vino invecchia benissimo, ormai più che un semplice cult è diventato un classico. Da allora il film ha continuato a guadagnare appassionati, in tutte le fasce d’età. Come dimostra la longevità dell’orchestra The Blues Brothers Band che nacque, ancora prima che al cinema con Landis, sul palcoscenico tv del Saturday Night Live.

O il fatto che nei raduni Cosplay il travestimento da Jake ed Elwood è ancora uno dei più gettonati. O anche la presenza infinita, su YouTube, di video amatoriali con cover – più o meno esilaranti, più o meno trash – dei loro successi, a cominciare da Everybody Needs Somebody to Love.  E’ proprio tutto questo fermento spontaneo a spiegare il perché del ritorno nei cinema. E anche perché Aykoyd e la moglie di Belushi, Judith, stanno studiando una serie tv tratta dal film, e – secondo alcuni rumors – anche un musical. Unico passo falso, almeno finora: il deludente seguito cinematografico Blues Brothers 2000, con John Goodman e Aykroyd. Intanto, la nostalgia per un film davvero speciale – e per il suo eroe scomparso – resta fortissima. Così come, parafrasando la loro canzone simbolo, la consapevolezza che ognuno di noi ha “bisogno di qualcuno da amare”: anche al cinema. E al cinema, da amare, ci sono sicuramente i fratelli Blues.

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