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IL SILENZIO DELLA CITTA’ CHE MUORE

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Sotto la pioggia che batte forte su Palazzo di città dei ragazzi affiggono uno striscione per richiamarci ad una tragica realtà: i teramani terremotati ancora senza casa. Ma ancora con questa storia dei senza casa. E non gli va bene che se ne stanno al mare a spese nostre. Ma poi diciamocelo chiaro, chissenefrega di sti poveracci che questa sera c’è il grande fratello, in Tv. La cantante, la De Andrè ci farà vedere le tette ? Domenica potrò andare al mare ? Iachini comprerà il Teramo ? Questa offerta per lo stadio c’è o non c’è ? Finiscono qui i miei interessi per la città. Chissenefrega se 4000 teramani non sono ancora riusciti a rientrare a casa, ma soprattutto se, dopo vari anni ancora non si muove foglia. Chi doveva darsi da fare è stato pure premiato. Che volete di più. Siamo indietro di anni ? Pazienza. Che vogliono “subito la ricostruzione” ? E chi sono. Come ? Manca ancora un decreto ad hoc per le zone terremotate. Come ? C’e’ una parte dell’Italia dove il tempo si è fermato e la ferita del sisma è ancora aperta? Pazienza.

Un tipo un po’ agitato dice che le banche assenti, e le linee di credito promesse sono fantasma. Sarà per la pioggia che è così arrabbiato. Un altro a voce alta sostiene che serve più personale negli uffici sisma e Enti Locali. Ma non è che si può avere tutto e subito. In fondo sono passati solo 3 anni. E poi perché, non stanno bene al mare ? Mister Piero Marietti con calma e decisione sostiene che “I cittadini vanno ascoltati. Abbiamo il dovere di stare al loro fianco. Teramo è ancora abbandonata a se stessa. Al di là delle passerelle politiche ancora il processo di ricostruzione non parte. Basta lentezze burocratiche, i cittadini chiedono rispetto”, aggiunge. Vittorio Gabriele un tipo dalle palle che gli fumano dice che “4 mila teramani  sono senza casa e senza una prospettiva alla loro esistenza. Secondo Matteo Ginaldi “quello teramano è uno scenario incredibile di cui portano interamente la responsabilità i politici, che hanno lasciato i teramani in assoluto stato di abbandono”. Secondo altri la situazione è rimasta pressoché immutata, con provvedimenti parziali, insufficienti, indegni di una Città solidale, vergognosi per una comunità che voglia definirsi civile. Con che faccia da culo ancora si chiede a queste persone di aspettare ? Con che coscienza ci si ammanta dietro la burocrazia. Ma soprattutto come facciamo a definirci cristiani se una parte del nostro unico corpo è così profondamente ferito e non muoviamo foglia, non alziamo mano.

Come facciamo a dirci teramani se sabato non saremo con quei teramani in difficoltà che soffrono. Come facciamo a definirci persone perbene se poi nel momento di fare il bene ce ne andiamo al mare. Ma che persone siamo. Cosa deve accadere perché il nostro cuore sanguini, perché si senta su di noi tutto il peso di una tragedia che ha colpito così tanti concittadini. Non mi interessa qui capire se il cosiddetto governo del cambiamento, in carica dal primo giugno scorso, ha ignorato pervicacemente in due decreti, quello cosiddetto “terremoto” e poi il “milleproroghe”, il grido di dolore dei sindaci dei comuni del cratere sismico. Qui mi interessa capire cosa intendiamo fare NOI TERAMANI per i fratelli in difficoltà. Ci gireremo ancora dall’altra parte ? Sarà il solito bla bla bla perché tanto siamo capaci di fare solo questo ? Nella iniziativa del quartiere di Colleatterrato basso, durante la quale gli sfollati hanno manifestato la ferma volontà di far sentire la propria voce, era stato deciso di organizzare un secondo incontro pubblico, questa volta a piazza Martiri della Libertà. Ciò per spostare dalla periferia al centro di Teramo la sacrosanta protesta di chi, a distanza di tre anni, è ancora costretto a vivere in albergo o in sistemazioni di fortuna e del tutto inadeguate.Questa assemblea pubblica si svolgerà sabato 1 giugno, in piazza Martiri della Liberta` alle ore 16:30. Per sensibilizzare tutta la popolazione su un problema che coinvolge 4000 nostri concittadini. Per stringersi a chi ha perso la casa e la speranza. Da troppo tempo la classe politica è assente, ora è tempo di pretendere risposte vere e concrete. E per farlo c’è bisogno dell’aiuto di tutti. La ricostruzione parte da noi! Per questo io ci sarò.

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