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“IL TEMPO E’ ADESSO”

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Il tempo è adesso. I giovani non vogliono più aspettare. Sabato 9 aprile saranno nelle piazze e nelle strade per manifestare e chiedere maggiore attenzione e più diritti. Per dire ai politici e ai decisori che è arrivato il momento di affrontare davvero la questione giovanile. Una questione che tutti riconoscono come indissolubilmente legata alla ricchezza di una nazione, ma per cui ancora nessuno, nel nostro Paese, ha fatto davvero qualcosa di rilevante. Gli appuntamenti si terranno in tutta Italia, nelle grandi metropoli e nei piccoli centri. A Roma si annuncia una street parade che andrà da piazza della Repubblica fino al Colosseo. Lungo il percorso ci saranno spettacoli tra cui quelli organizzati dalla mia società, rappresentazioni e “scene” delle situazioni emblematiche della precarietà. Dai ricercatori ai call center. Tutto ha preso le mosse dal comitato “il nostro tempo è adesso” (www. ilnostrotempoeadesso.it) e dal manifesto redatto dai quattordici promotori. Tra loro ci sono realtà, associazioni e reti sociali che rappresentano buona parte degli universi che stanno pagando a più caro prezzo le trasformazioni dei rapporti e delle condizioni del mondo del lavoro.

Trasformazioni acuite ancor di più dalla crisi di questi ultimi anni. Gli interinali, gli stagisti, i ricercatori precari e quelli che non ce la fanno più a rimanere in Italia e se ne vanno all’estero per avere una chance all’altezza delle proprie competenze e ambizioni. Ci sono gli operatori dello spettacolo, quelli che lavorano nei call center, gli archeologi, i giornalisti precari e anche i giovani imprenditori. Spesso ragazzi talentuosi a cui vengono negate le occasioni e le opportunità a cui hanno diritto. I diritti negati e il rischio “generazione perduta”. Le questioni in ballo sono tante. I giovani chiedono il rispetto del diritto allo studio e del diritto alla casa. L’attuazione di politiche che prevedano redditi di sostegno e un welfare anche per chi ne è rimasto per troppo tempo escluso. Sentono di avere anche loro  bisogno di realizzare la propria felicità affettiva. Oltre, ovviamente, a reclamare forse il diritto più essenziale di tutti: il diritto al lavoro. Perchè la mancanza di lavoro per i più giovani rimane una sfida cruciale riguardo le preoccupazioni crescenti del potenziale rischio di una “generazione perduta”.

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