“IL TESTIMONE INASCOLTATO

“IL TESTIMONE INASCOLTATO

Venerdi 28 gennaio: “Il testimone inascoltato” la storia di un testimone della Shoah Questa sera presenteremo il libro “Il testimone inascoltato”  di Yannick Haenel. Ultimo dei 4 libri che abbiamo voluto presentare nel mese di gennaio  a Roma per le Giornate del ricordo della Shoah, in collaborazione con l’Unione delle Comunità ebraiche italiane, patrocinate dal Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah. E’ la storia vera di Jan Karski, un messaggero della Resistenza polacca, che nel 1942 è entrato nel ghetto di Varsavia e ha tentato di mettere in guardia il mondo sulla sorte della Polonia e sullo sterminio degli ebrei in Europa. Ha incontrato il presidente Roosevelt a Washington nel 1943 per chiedergli aiuto, ma nessuno l’ha preso veramente sul serio. Per raccontare la vita di quest’uomo che è realmente esistito.

Jan Karski fa parte dei primi testimoni della Shoah. C’è stato molto interesse per i superstiti, e poi, più di recente, per i carnefici. Penso sia giunto il momento di interessarsi ai testimoni. La storia dei testimoni del XX secolo è ancora da raccontare: la loro energia, la loro disperazione. La solitudine, il lutto e gli interrogativi spirituali sfuggono alla Storia: solo la letteratura ha il potere di farli sentire. Cosa pensa un testimone dello sterminio degli ebrei che non viene ascoltato? Di cosa è fatta la solitudine di un uomo che pensa che lo sterminio si sarebbe potuto arrestare e che, per tutta la vita, è perseguitato dall’idea della responsabilità? Non ci sono risposte a queste domande.

Rispondere è impossibile, in altre parole: solo la letteratura può arrischiarsi a farlo. Noi siamo eredi di un mondo stregato: quello che lo sterminio degli ebrei d’Europa e i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki hanno modificato da parte a parte. Dico «noi siamo eredi»: in generale diffido del «noi», ma non sono il solo a pormi queste domande, a viverle, a farne esperienza sotto forma di libri. Rimane ancora molto da dire sul XX secolo, così come sulle ideologie che hanno reso possibile una tale barbarie. Immaginare la memoria degli altri non è uno scandalo: è la vocazione stessa della letteratura. Che la finzione narrativa diventi una forma di memoria è una delle poste in gioco della letteratura del XXI secolo.

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