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IN LIBRERIA IL NUOVO LIBRO DEL PAPA

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Dopo quattro anni di gestazione esce il secondo volume sulla vita di Gesù scritto da Benedetto XVI. Nel secondo volume del suo ‘Gesu’ di Nazaret’ riscrivendo gli eventi della Settimana Santa Benedetto XVI affronta temi cruciali della fede cristiana e non manca di gettare lo sguardo su questioni legate all’attualita’ piu’ stringente. La Passione, morte e risurrezione di Gesu’ sono per il Papa lo spunto per una riflessione ad ampio raggio  punteggiata da citazioni di filosofi da Platone a Marx, di padri della Chiesa. Nel suo intento di ”trovare il Gesu’ reale, a partire dal quale diventa possibile qualcosa come una ‘cristologia dal basso”’, Ratzinger sottolinea che il Gesu’ che risorge ”non e’ un cadavere rianimato”, ne’ ”va da qualche parte su un astro lontano”’. La risurrezione, questa ”nuova possibilita’ di essere uomo”, ”interessa tutti e apre un futuro, un nuovo genere di futuro per gli uomini”, mentre la presenza di Gesu’ continua nel mondo. ”Anche oggi la barca della Chiesa, col vento contrario della storia, naviga attraverso l’oceano agitato del tempo. Spesso si ha l’impressione che debba affondare. Ma il Signore e’ presente e viene nel momento opportuno”, e’ uno degli esempi tracciati da Ratzinger

. Non manca, da parte del Papa-teologo, l’invito a che, ”dopo secoli di contrapposizione”, la lettura ”cristiana” e quella ”giudaica” degli scritti biblici ”entrino in dialogo” tra loro, al fine di ”comprendere rettamente la volonta’ e la parola di Dio”. Ma anche solo un cenno a tutti i molteplici temi di Gesù di Nazaret è impossibile. Rimandando per un esame più dettagliato a una mia recensione più lunga mi limito qui a mettere in luce un aspetto di metodo e tre temi essenziali dell’opera, che costituiscono il cuore del suo messaggio. Tre elementi costituiscono il messaggio fondamentale dell’opera. La prima è la verità storica degli eventi narrati dei Vangeli, che un’esegesi razionalista costantemente criticata vorrebbe ridurre a meri simboli. Saranno sufficienti due esempi. Il primo riguarda l’istituzione dell’Eucarestia nell’Ultima Cena. «Se Gesù – scrive Benedetto XVI – non ha dato ai discepoli pane e vino come suo corpo e suo sangue, allora la Celebrazione eucaristica è vuota – una devota finzione, non una realtà che fonda la comunione con Dio e degli uomini tra loro». Invece l’Ultima Cena è un evento storico realmente accaduto. Del resto, la stessa singolarità dell’Eucarestia è un argomento, spiega il Papa, che consente di considerare le tesi razionaliste secondo cui l’Eucarestia sarebbe un’invenzione dei primi cristiani come semplicemente assurde. Chi mai avrebbe potuto pensare d’inventare una cosa del genere? Il secondo esempio è la Risurrezione.

I giochi di parole di una certa teologia progressista secondo cui Cristo è sì risorto ma solo nella mente o nel cuore dei discepoli, sono criticati come derive che portano fuori del cristianesimo propriamente detto. Per quanto qualitativamente superiore alla storia, la Risurrezione avviene nella storia. Il sepolcro è veramente vuoto. «L’essere cristiani significa essenzialmente la fede nel Risorto». «Se Gesù sia soltanto esistito nel passato o invece esista anche nel presente – ciò dipende dalla risurrezione. Credere che la Risurrezione sia avvenuta è quell’elemento cruciale che consente di rispondere con certezza alla domanda se qualcuno è cristiano o non lo è. Le obiezioni secondo cui il racconto della Risurrezione è maldestro – se è proprio lui il Risorto, perché i discepoli fanno fatica a riconoscerlo? – si risolvono in realtà in elementi a sostegno dell’autenticità dei resoconti. «La dialettica che fa parte dell’essenza del Risorto è presentata nei racconti – scrive senza mezzi termini il Papa – in modo veramente poco abile, e proprio così emerge la sua veridicità. Se si fosse dovuta inventare la risurrezione, tutta l’insistenza si sarebbe concentrata sulla piena corporeità, sull’immediata riconoscibilità e in più si sarebbe forse ideato un potere particolare come segno distintivo del Risorto. Il secondo grande tema del libro è il passaggio con Gesù Cristo a un’era qualitativamente nuova nella storia del mondo e della salvezza.

Questo passaggio è mostrato dall’abbandono dei sacrifici del tempio, l’elemento che stava al centro della religione degli Ebrei, e dalla fine del tempio stesso, sostituito dalla persona stessa di Gesù Cristo. La cacciata dei mercanti dal tempio sarà imputata a Gesù nel processo, e sarà decisiva per la sua condanna, anche se secondo Benedetto XVI «è giusta la tesi, motivata minuziosamente soprattutto da Vittorio Messori, secondo cui Gesù nella purificazione del tempio agiva in sintonia con la legge impedendo un abuso nei confronti del tempio». Non è dunque un caso che quando Gesù muore in croce si squarci il velo del tempio. L’episodio conferma che un’epoca della storia si è conclusa: «da una parte, diventa evidente che l’epoca del vecchio tempio e dei suoi sacrifici è finita; al posto dei simboli e dei riti, che rimandavano al futuro, subentra ora la realtà stessa, il Gesù crocifisso che riconcilia tutti noi col Padre. Questo tema è connesso con il terzo nucleo del volume, che sta al cuore della lezione del Papa. Cristo è re, ma la natura della sua regalità – che ha anche una dimensione sociale – non è stata capita dai suoi contemporanei e talora non è compresa neppure da noi.

Questo tema emerge in tutti i capitoli del libro, ma ha il suo centro nel processo di Gesù. La «smania di potere del gruppo dominante» non va confusa con una «preoccupazione» di non separare la politica dal suo fondamento nella religione, che sarebbe in sé «legittima». Gesù non veniva a negare un modello in cui ultimamente «Dio domina nel mondo», ma a portare un «modo nuovo» di questo dominio, che i suoi avversari non comprendevano. In effetti, «Gesù ha creato un concetto assolutamente nuovo di regalità e di regno mettendo Pilato, il rappresentante del classico potere terreno, di fronte ad esso». Siamo qui davvero nel cuore del libro del Papa, e siamo arrivati a una questione che riguarda noi uomini del secolo XXI e non solo Pilato. Verità e regalità sono strettamente connesse. Gesù è egli stesso la verità, e Gesù è il re. Si supera così l’artificiosa contrapposizione creata da alcuni esegeti fra l’annuncio del regno in Galilea e la passione e morte a Gerusalemme. Questo regno – in quanto regno della verità – non ha origine politica ma, come fondamento del diritto naturale, si estende anche sulla politica, sulla società, sul diritto, sull’ordine temporale che dev’essere instaurato cristianamente e reso conforme alla verità e alla giustizia. È la dottrina antica e sempre nuova della regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo, il re del mondo e della storia.

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