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INFORMAZIONE: NON SI PUO’ TORNARE INDIETRO

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Mi sento di poter affermare che, uno dei tanti meriti della manifestazione sulla libertà d’informazione.  è stato quello di aver sdoganato questo tema dall’ambito – rilevante ma angusto – del confronto tra élites culturali o dall’iniziativa ristretta di minimali e residuali avanguardie giornalistiche e politiche per farne un tema forte di mobilitazione.  Mobilitazione che ha investito e coinvolto vari e diversi ambiti sociali.  Per questo ora non si può più fare un passo indietro, rispetto alla scelta di mettere nelle mani dei cittadini l’impegno di difendere il diritto costituzionale all’informazione.  Un fatto di grande rilievo, che ci auguriamo segni un passaggio di fase, da cui è impossibile arretrare.  A sollecitare questa scossa non c’è solo l’insofferenza di Berlusconi verso ogni forma legittima e doverosa di esercizio del diritto di critica.

  Ci sono soprattutto i suoi peones leccalecca e i Feltri, Vespa, Minzolini, che giorno dopo giorno, lecca che ti lecca, struscia che ti struscia, hanno fatto prima urtare, poi arrabbiare, poi incavolare e oggi imbestialire sempre più persone.  Anche se ancora tanti sono gli indifferenti. I peggiori. Quelli che mi fanno vomitare.  Non è stato tanto Berlusconi con i suoi difettucci da italiano medio a portare tanta gente in piazza. Ma i suoi servi che per affermare che la ripresa è già in atto, mentre il paese è in una montagna di guai, hanno bisogno di mettere a tacere la stampa “disfattista”, anche negandole la pubblicità.  Non sono stati la girandola di scandali che hanno coinvolto il premier a portare 350 pullman a Roma, ma i servi che hanno messo le mani pelose sulla Rai, designando utili idioti al governo aziendale e ai principali Tg.  Anche se ancora tanti sono gli indifferenti. I peggiori. Quelli che mi fanno vomitare.  Leggo che i peones vogliono aprire le liste di proscrizione nei confronti di quei pochi programmi, in cui ancora si esercita un’azione critica, che non è mancata nemmeno al precedente governo.  Bene. Una ragione in più per non fare un passo indietro. 

Leggo che i peones vogliono ora arroventare il terreno di confronto sulla libertà di informazione, rendendo visibile così la vocazione profondamente autoritaria del suo modello populistico e plebiscitario di governo del paese.  Per questo non si può più fare un passo indietro, rispetto alla scelta di mettere nelle mani dei cittadini l’impegno di difendere il diritto costituzionale all’informazione.

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