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IO FIRMO, VOTO, SCELGO… E TU?

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15 giorni di mobilitazione. Per non sprecare un’occasione: migliorare dal basso la qualità della democrazia italiana. Cinquecentomila firme per iniziare il percorso verso l’abrogazione del Porcellum, per cancellare una legge elettorale che blocca il Parlamento, indebolisce la politica, separa i cittadini dai propri rappresentanti. La corsa verso il referendum abrogativo della “legge porcata” continua. Partiti, associazioni, comitati. Un fronte compatto che attraversa le piazze di migliaia di città italiane con lo slogan ” Firmo, voto, scelgo “. La prima scadenza è il 30 settembre, data ultima per consegnare le firme alla Corte di Cassazione. Il Porcellum è ancora lì. Le motivazioni della campagna referendaria sono lapidarie. Una trama che  lega l’efficienza della politica italiana, la rappresentatività delle Istituzioni, l’incapacità dell’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi di rispondere alla crisi economica. In un momento drammatico come questo, con il governo italiano commissariato dall’Europa, il Paese ha più bisogno di un Parlamento pienamente rappresentativo, capace di prendere decisioni impegnative. Provvedimenti efficaci e condivisi. Resi forti dal vincolo di fiducia tra cittadini e parlamentari. L’appello del comitato referendario, firmato da Andrea Morrone a Arturo Parisi, parte da qui: Firmate per ridare al cittadino il diritto di scegliere i propri rappresentanti attraverso i collegi uninominali.

Firmate per rafforzare e migliorare il sistema bipolare italiano e assicurare l’alternanza politica. Ritorno al Mattarellum. I quesiti presentati sono due. Il primo, totalmente abrogativo, prevede la cancellazione di tutte le modifiche apportate dalla legge Calderoli al sistema elettorale. Il secondo, basato sul metodo dell’abrogazione parziale, si basa sull’eliminazione di particolari disposizioni della legge elettorale vigente. L’obiettivo è lo stesso per entrambi: dire addio alla legge porcata, eliminando tutti i suoi principali contenuti. Ovvero: liste bloccate, premio di maggioranza, distribuzione proporzionale dei seggi, soglie di sbarramento. Un’operazione che riporterebbe in vita la legge elettorale in vigore fino al 2005, il cosiddetto Mattarellum. Con questa legge – certo non il massimo auspicabile in democrazia –  l’Italia ha conosciuto, per la prima volta nella sua storia politica, l’alternanza degli schieramenti di governo. E per l’elettore era possibile scegliere direttamente il candidato del proprio territorio. ull’onda di entusiasmo e di cambiamento, la proposta di un nuovo referendum, potrebbe funzionare, dico potrebbe, visto che ho seri dubbi sulla “passionalità” che genererebbe nella gente comune il tema in questione. Comunque provarci è sicuramente importante, la sensibilizzazione al riguardo sarebbe veramente un grande atto di civiltà, visto che con l’attuale legge, di democratico ha ben poco.

Di fatto, agli elettori viene negato loro il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Gli obiettivi che si pone il comitato organizzatore – oltre ovviamente il raggiungimento del numero di firme necessarie, non poche, ne servono infatti almeno cinquecentomila – sono quattro: 1- Liste bloccate. Le liste bloccate privano gli elettori del diritto di scegliere i propri rappresentanti e ledono irrimediabilmente l’equilibrio tra i poteri. Un Parlamento di “nominati” non ha infatti alcun reale potere nei confronti del Governo e del Presidente del Consiglio. 2- Il premio di maggioranza. Così esiste solo in Italia e ha effetti opposti a quelli auspicati. Attribuendo il 55% dei seggi alla lista che ottiene un voto più delle altre (anche se ha il 35% dei voti), questo meccanismo obbliga anche i partiti maggiori alla ricerche di qualsiasi voto utile. La conseguenza sono coalizioni sempre più ampie e inevitabilmente eterogenee. Nessuna stabilità del governo, anzi: frammentazione della maggioranza di governo e paralisi della sua attività. 3- Soglia di sbarramento.

L’attuale soglia di sbarramento al 2% per le liste collegate in coalizione è un ulteriore incentivo alla frammentazione. Mantenere una soglia unica al 4% garantisce la presenza alla Camera dei partiti più rappresentativi, “costringendo” le forze minori ad unioni reali (un unico simbolo, un’unica lista) senza scorciatoie come le coalizioni elettorali. Al Senato il sistema dei collegi consentirà nelle Regioni più grandi la rappresentanza anche di forze decisamente minori. 4- Indicazione del candidato premier. L’obbligo di indicare il candidato Capo del governo interferisce con le prerogative del Presidente della Repubblica che può e deve scegliere in assoluta autonomia. Inoltre tale meccanismo tende a trasformare il nostro sistema da parlamentare in semi-presidenziale senza i contrappesi dei sistemi presidenziali. Una personale considerazione riguarda gli sbarramenti, non mi sono mai piaciuti, costringono la pluralità – tanto necessaria in un Paese – in un angolo ristretto, schiacciata da logiche dominanti, e poi attribuire problemi di stabilità alla pluralità mi sembra una forzatura.

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