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IO STO CON LA PACE e CON EMERGENCY: SABATO A ROMA

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Italiani, operatori di Emergency, sono stati accusati di fiancheggiamento al terrorismo perché curano delle persone e tra queste anche i talebani. E arrestati da truppe Isaf (americani) violando le più elementari garanzie, previste da tutti i trattati internazionali, per il personale umanitario. È ancora una brutta storia quella che proietta Emergency sulla linea del fronte afghano. C’è ruggine antica. E c’è ancora una volta la polizia segreta di Karzai che utilizzando le “truppe di pace” coinvolge la Ong italiana in una polemica che ha molto a che vedere con le ragioni della guerra. E c’è da aggiungere che la sanità pubblica afghana voglia mettere le mani sul suo «tesoretto»: le cliniche di Anabah, Kabul e Lashkargah, il centro di maternità e medicina in Panjshir, una trentina di centri di salute.  Lo scontro è aperto. Cecilia Strada (figlia di Gino), presidente di Emergency, mi ha detto che sull’innocenza dei tre non solo mette la mano sul fuoco, ma ci mette la faccia e la carriera.

I tre: non hanno fatto nulla per giustificare un arresto ad opera delle autorità afgane. Se non curare delle persone.  La vicenda sembra per altro confermare una nebulosa di vasta portata in cui si sono inserite le improvvide dichiarazioni di esponenti di governo, secondo i quali Gino Strada dovrebbe essere più prudente mentre salva la vita a degli esseri umani. Ed è inaccettabile la tentazione di trattare questa vicenda come se fosse una questione di politica interna. Nel compilare il proprio autoelogio, il ministro ricorda i tanti «esponenti di sinistra che abbiamo salvato negli scenari di guerra». E non allude a un parlamentare del Pd strappato ai talebani o a un banchiere delle cooperative rosse preso in ostaggio dai pashtun. Intende riferirsi a giornalisti, medici, pacifisti: tutta gente che nelle zone di guerra ci va per vocazione o per mestiere, certo non per conto di uno schieramento politico. Solo da noi un cittadino all’estero viene considerato dal suo governo un «esponente» di destra o di sinistra, invece che semplicemente un connazionale da tutelare.

  Pensate al presidente americano più ideologico degli ultimi tempi, il repubblicano Bush. Bene, nemmeno lui si è mai vantato di aver salvato dei democratici, ma sempre e soltanto degli americani. Da dove nasce questo bisogno tutto italiano di catalogare le persone in base alle appartenenze ideologiche? Destri-sinistri, rossi-neri, guelfi-ghibellini. Il nostro eterno bipolarismo da bar sport, incomprensibile al di là di Chiasso. Incomprensibile e drammaticamente provinciale. Sintomo di un Paese appeso al suo stesso ombelico, che osserva il mondo dal pertugio dei propri interessi di bottega e riduce i drammi planetari alle dimensioni del cortile di casa. Per sgomberare l’orizzonte da boatos e allusioni, molte delle quali fatte circolare con scarso fairplay da esponenti del centrodestra, Emergency ha organizzato per sabato a Roma una manifestazione nazionale per chiedere la liberazione degli operatori umanitari che sono vittime di un vero e proprio sequestro di persona.

La guerra resta nel frattempo la cornice di una vicenda oscura e sulla quale il governo continua a mantenere un profilo poco convincente anche se Gino Strada mi ha detto che all’ambasciata di Kabul i diplomatici stanno lavorando per garantire agli arrestati le garanzie di cui purtroppo non si gode nelle carceri afgane.  In questa cornice ieri è stata anche un’ordinaria giornata di sangue in Afghanistan: almeno otto civili sono stati uccisi e 28 feriti da un raid aereo nel sud della provincia di Kandahar che ha centrato una corriera. Di civili. Di bambini. Di donne. Di innocenti. E forse un talebano. Per questo sabato 17 maggio alle ore 15 sarò a Roma, a piazza Navona, per dire che sono contro la guerra, per dire che io sto con la pace…e con Emergency.

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