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IVANO FOSSATI SOLD OUT ANCHE A PESCARA

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E se ci ripensasse? Incontro all’addio con l’anima rock ma senza Jezhael, senza la canzone popolare e rinunciando pure alla sua banda che suona il rock. Ivano Fossati continua la marcia verso l’abbandono delle scene. n America li chiamano farewell tour. Ma qui da noi dire tour di addio non ha lo stesso fascino. Preserva solo la medesima melanconia. Il palco voluto da Fossati in questi quattro mesi di girovagare per l’Italia è molto sobrio. Come la sua vita. Defilata e mai sopra le righe. Lui sta al centro. Accordi liquidi e trasversali. Inizio ambient per un viaggio mitico. Sorrisi e tanto buonumore, nessuna atmosfera di commiato, anzi, semmai il contrario. Sostenuto dal solito manipolo di fidati, cinque musicisti tra cui il figlio Claudio, Fossati ha suonato ventisei pezzi compresi in un arco di tempo vastissimo, dal 1979 di E di nuovo cambio casa fino all’ultimo Decadancing. In mezzo, tra I treni a vapore e un pensiero “ai gerani e alle parole d’amore” della sua Genova in ginocchio. Poi Viaggiatori d’Occidente davanti a un teatro sold out  da tempo  per chiudere di fatto la carriera dopo il ritiro annunciato lo scorso ottobre.

Un annuncio che ha generato sconcerto tra i fan e gli appassionati  che sono consci di perdere una delle voci più lucide e poetiche della musica italiana. Eccolo intonare  due canzoni tratte da un disco di trent’anni fa, Ventilazione, continuando per tutta la serata a percorrere con un suono teso, compatto, molto elettrico, il tema del viaggio, il filo conduttore del suo lungo addio. La dimensione rock prende spesso il sopravvento, ma quella più tranquilla c’è, eccome, quando Fossati si siede al piano, magari accompagnato da una chitarra (per una bellissima versione di “Mio fratello che guardi il mondo) o in totale solitudine (per esempio per la sempre devastante “La costruzione di un amore” o per “Settembre”, canzone dell’ultimo disco che ne sembra il seguito ideale, per certi versi). Anche quando canta i grandi classici lo fa senza enfasi, come ne “La musica che gira intorno”, meno urlata del solito nel finale corale. Il tour di 25 date si comincia a far sentire. Non è più quello della banda che suonava il rock. L’amore e gli affetti oggi più che mai sono visti come rifugio dai dolori del mondo. Al tempo stesso l’artista genovese non dimentica di posare il suo sguardo attento e attuale sulle urgenze sociali di questi tempi sempre sbandati, a cominciare dagli “ultimi della terra”.

Il Fossati di oggi quando vuole dire qualcosa di forte, lo fa senza paura della potenza del suono e dell’uso di chitarre elettriche. In un paio di occasioni, poi, trova persino il coraggio di tirare fuori la voce arrivando ad urlare lo sdegno e l’indignazione, quando è urgente o necessario farlo. Non temete, la storica passione per il pianoforte è rimasta e in alcune canzoni c’è tutto il Fossati più intimo e incantatore. Capita poi una piccola rivoluzione: per la prima volta troviamo alcuni pezzi a cui presta solo la voce, lasciando gli strumenti alla sua band. E allora, dopo la via della Seta, ecco le “luci di nylon rosa” della Bleecker Street di New York in Viaggiatori d’Occidente, l’Iraq di Saddam Hussein in Stella benigna e ancora il lungo tragitto dei migranti tra l’Africa e la Sicilia di Mio fratello che guardi il mondo (la mia preferita).  

La conclusione, inevitabilmente, Fossati la affida a uno dei suoi inni, quella Una notte in Italia che, nonostante abbia venticinque anni, mai come ora suona profetica, carica di presagi positivi, con il sipario che cala e con il futuro che, almeno questa volta, “viene a darci fiato”. Al termine del concerto è stanco ma sorride, si commuove per il calore del tantissimo pubblico e i tanti applausi. Chiede solo un pò d’acqua, rinuncia alla cena. Vuole tornare di corsa a Roma. Si vede che è confuso. Ride ma è commosso. Sembra che scendere gli pesi più che salire sul palco. Il sorriso del suo arrivo non c’è più. Dire addio non gli è indifferente. Mi saluta “ci vediamo ad anno nuovo!” rispondo “vita nuova” . Mi guardo e sibila “non so!” Il mio prossimo appuntamento con lui è ad ventidio di Ascoli a febbraio 2012. E se nel frattempo ci ripensasse..

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