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JOVANOTTI BEACH: VI RACCONTO IL CONCERTO

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Vieni all’evento dell’estate 2019 ? Non vieni ma ti sarebbe piaciuto ? Hai seguito il tormentone ? Ma si dai, alla fine è bene tutto quel che finisce bene. Perché alla fine non è estate senza il tormentone, la polemica nazionalpopolare. Concerto si, concerto no, concerto qua, concerto gnam, la terra dei cachi. In fondo siamo così (in Italia come all’estero), un condominio confusionario al cui interno si agitano polpastrelli intrisi di sale di mare o rinvigoriti dall’aria di montagna. Con le tapparelle rigorosamente abbassate. Questa estate è toccato a Jovanotti e al suo Beach Party. Una mega festa di musica e non solo sulla spiaggia. Inedito. E qui si palesa il primo inquilino, quello che si precipita al citofono dell’amministratore: una festa nel palazzo? Perché? Come? Quando? E il livello della musica? E a che ora finisce? Io devo dormire. E l’alberello ? E la siepe ? E il fratino? Io me ne frego di tutto e tutti, non partecipo ad una iniziativa nemmeno se muoio, non mi informo su niente, una scimmia “Mizaru” vede, sente e parla più di me, se l’amazzonia brucia chissenefrega… ma per il concerto devo rompere i coglioni per far finta di essere vivo. E allora uno rassicura, spiega, fornisce tutte le informazioni del caso. 80 mila euro di lavori di ripristino messi in bilancio. Introiti di lavoro per 2 milioni di euro.

Lavoro per 400 giovani, hotel strapieni fuori stagione, ristoranti a triplo turno, 450mila euro per la Siae (lo stato), uno slancio turistico difficilmente quantificabile per una città nota solo per la prostituzione. Però ti accorgi che non basta mai. Abbondano le virgole e i punti esclamativi dello scetticismo, della diseducazione alla novità. Abbandonato il punto interrogativo del pensare che a una festa sono tutti invitati, ma nessuno è obbligato a partecipare. E però questo non significa che si può essere spensierati ugualmente, ma va bene anche così. In fondo in ogni condominio c’è l’inquilino schivo, quello che non saluta mai però controlla di nascosto quante bollette finiscono nella vostra buca delle lettere. I preparativi della festa vengono ultimati e, quando si stanno per accendere le luci delle prove, ecco che arriva l’inquilino con le carte in mano. Quello che si è laureato in Giurisprudenza su Wikipedia e poi si arrabbia se l’amministratore non gli fa ripetere la pappardella così come l’ha ripetuta cento volte in casa propria . L’amministratore spiega che sono stati fatti tutti i controlli del caso, un protocollo speciale al Viminale, 9 tecnici che hanno firmato 9 diverse relazioni, che le ricerche per valutare l’impatto ambientale non hanno riscontrato criticità, che non ci sono pericoli per flora e fauna, che tutto è stato fatto con largo anticipo. Tempo dubitativo: ci vado o non ci vado alla festa? Comunque se non ci vado io allora la festa non si deve fare. Dai, meglio non andare. E poi c’è l’inquilino che si autoprofessa ambientalista.

È lo stesso inquilino che se vede una carta per terra la lascia lì. Perché l’ambientalismo, quello di facciata, è così. Per chi invece crede che divertirsi sia un diritto, per chi vuole assistere a un concerto dove si spiega come e perchè si può aiutare l’ambiente, dove il giorno dopo la spiaggia è più pulita, molto più pulita, di come era prima del concerto, beh allora c’è la parte più bella del condominio: il cortile. Nel cortile si balla, si beve (con moderazione), si parla, si canta, si ascolta musica. Si sta insieme. È semplicemente una festa. Di una bella tribù che balla: quella di Jovanotti . Una grande festa sulla spiaggia, per 30mila persone educate e cittadine del mondo. La tribù che balla di Lorenzo che si ritrova in spiaggia. L’invasione inizia in mattinata ed è pacifica, bella, colorata. Questo è il senso della musica portare gioia senza corrompere l’armonia dei luoghi. Il Jova Beach Party è questo e molto di più: è rispetto, è passione, è fratellanza, è una festa per tutte le età e tutte le nazionalità. E’ una festa che cambia tutte le sere, senza una liturgia definita: non esiste una scaletta, esistono solo Jovanotti, la sua band, un esercito di persone che lavorano per creare questo villaggio in riva al mare e poi c’è la bellissima tribù che balla. La spiaggia abbraccia questo popolo festante di 30mila persone. Il colpo d’occhio è pazzesco.

Il palco sembra un puntino in fondo. Migliaia di teste. C’è chi è seduto, chi è sdraiato, chi passeggia, chi si disseta, chi fa conoscenza, ci sono coppie che si baciamo, e non importano né il sesso né il colore della pelle, c’è il senso profondo dell’accoglienza. Fatico a vedere dove finiscono le teste ma si vede benissimo quando, intorno alle 20, dietro il palco iniziano i movimenti. Pochi minuti e Lorenzo è sul palco. Il look è psichedelico. Poche parole, lo sguardo stupito di fronte a quella folla sterminata, che sensibilizza sull’ambiente per garantire “un sogno di umanità”. Il sole si è nascosto a occidente, una esplosione di colori che fa dell’aria un arcobaleno e delle persone dei quadri on the beach preannuncia l’inizio della festa. Questa parentesi di Holi Party fa scattare la musica. Jovanotti balla, canta, sta al mixer e poi alza gli occhi al cielo e cerca la luna. “Stiamo pensando la stessa cosa io e te nello stesso momento. E’ una nuova era”. Che si apre con è questa la vita che sognavo da bambino: che bel Megamix con Jova a fare il deejay. E ora il ritmo si alza e va su l’adrenalina perché, assicura Jova, “c’è quella cosa che mi carica, si chiama musica e viene dall’Africa”. La festa va avanti senza un filo conduttore se non la fantasia, i pensieri e l’anima di Lorenzo. Dopo la luna si volge verso il mare e ricorda che la vita è nata in mare e poi si è spostata sulla terraferma: “E il Mediterraneo è meraviglioso”.

Si scivola verso il finale con l’energia dell’inizio. Si salta, si balla, ci si abbraccia, i 30mila si commuovono quando Lorenzo ricorda Lucio Dalla. Arriveranno dopo citazioni per i Rolling Stones e i Queen ma, uno dei momenti più intensi della serata è quando le note finali di Bella si trasformano in un sirtaki. Ormai la notte avvolge tutto, protegge le palme sul palco e si fa scaldare dai bidoni che sono accessi come si vede nelle banlieu. La prossima tappa del Jova Beach Party è a Linate il 21 settembre. Ci saranno altre storie da ascoltare, altre musiche per ballare, altre parole da condividere ma non mancheranno la voglia di fare festa e di sentirsi figli del mondo. Grazie a chi ci sarà, a chi crede che ogni luogo dove c’è buona musica sia un posto magico, a chi fa della musica l’integratore estivo per eccellenza.

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