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LA CARRIERA DI UN PRESIDENTE IMPUTATO

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Da “utilizzatore finale” a “imperator primus super pares” Al baretto di villa borghese tra un cornetto e un cappuccino non si parla d’altro.  Taxisti già nervosi, badanti rumene, vecchietti sorridenti, studenti scioperati, impiegati in perenne ritardo, mamme veloci, professori ignoranti. Anche chi non ha nulla da fare alle otto va di corsa. Ma non si parla d’altro.  Gli avvocati del presidente Berlusconi avevano puntato tutto sull’immaginifica espressione di Pecorella: “imperator primus super pares” .  I giudici non si sono fatti impressionare dal roboante suono della frase storica quanto “utilizzatore finale”: cioè puttaniere.  Il Presidente del consiglio dell’Italia così torna a essere imputato. Ha ragione ad essere un bel pò incavolato. Altri due amici come Ghedini e Pecorella e per Silvio la partita è chiusa.  Imputato: per il procedimento All Iberian cioè per il reato di corruzione in atti giudiziari.

Secondo l’accusa maoista Berlusconi avrebbe “comprato”» le false testimonianze dell’avvocato inglese David Mills (condannato a 4 anni);  per frode fiscale perché, secondo l’accusa sovversiva, avrebbe creato fondi neri gestendo i diritti tv di Mediaset. Prescritti invece il falso in bilancio e l’appropriazione indebita;  per l’inchiesta sui diritti tv perchè l’accusa comunista sostiene che Berlusconi insieme ad un socio occulto, l’egiziano Frank Agrama, si sarebbe appropriato di fondi della società (ma daiiii e chi ci crede!!);  per le presunte offerte di vantaggi (puttane e soldi) a senatori della scorsa legislatura per far cadere il governo Prodi.  Che dire: lì alla Consulta avranno bisogno di un ombrello bello grande.  Come ho già scritto ieri si griderà alla “sentenza politica”.  Un attacco al premier eletto e acclamato dal popolo.  E intanto Bossi, ex celoduro, tanto per sedare gli animi, evoca i rumori della piazza.

  Prima d’avventurarsi in un commento su questa decisione, sarà bene perciò mettere nero su bianco due premesse.  Uno: ogni sentenza di costituzionalità ha carattere politico.  Lo capirebbe anche un bambino, dato che le pronunzie costituzionali hanno sempre una legge per oggetto, e dato inoltre che la legge rappresenta il veicolo della decisione politica.  Due: per fortuna non è la piazza a decidere i principi che regolano la nostra convivenza.  Se lo Stato di diritto s’affida a un corpo di custodi, è perché la piazza a suo tempo mandò a morte Gesù per salvare Barabba, perché la stessa piazza durante il secolo ventesimo acclamò feroci dittatori, perché insomma le Costituzioni liberali presidiano un sistema di valori, e li sottraggono al dominio delle folle.  Meglio posare l’occhio, dunque, sulle ragioni giuridiche di questa decisione anche se conosciamo solo un comunicato di tre righe, che ci informa sull’invalidità del lodo Alfano per contrasto con gli articoli 3 e 138 della Costituzione. 

Il primo enunzia il principio d’eguaglianza; il secondo detta il procedimento di revisione costituzionale.  Che significa questo doppio richiamo?  Significa anzitutto che la Consulta ha respinto soluzioni pasticciate, che molti davano per certe nei corridoi dei palazzi romani.  La Consulta dice che il “lodo”, lo “scudo” è illegittimo dalla prima all’ultima parola, non c’è spazio per interventi di restauro.  Ed è illegittimo per ciò che dice è per come lo dice.  Non perché elargisce una speciale immunità alle maggiori cariche istituzionali del Paese, bensì perché confeziona il dono in una legge ordinaria, anziché in una legge costituzionale.  Solo il procedimento di revisione costituzionale può introdurre un limite alla parità fra i consociati: può farlo perché è un procedimento che coinvolge anche le opposizioni, e perché quando si modificano le regole del gioco devono essere d’accordo tutti i giocatori.  E c’è poi una seconda ragione, forse ancora più importante della prima. 

Gli avvocati del presidente Berlusconi avevano puntato tutte le fiches sull’espansione del suo ruolo in questo torno d’anni: un primus super pares, secondo l’immaginifica espressione di Pecorella.  Se dunque nella Costituzione materiale ormai abita un Premier, la Costituzione scritta è diventata carta straccia.   E se il Premier ha tutt’altro spessore rispetto ai vecchi presidenti del Consiglio, serve un’immunità tagliata su misura.  Ma che cos’è la Costituzione ?  Una nuvola che cambia forma a ogni soffio di vento, un fantasma che nessuno può toccare con le dita.  Rigettando quest’impostazione, la Consulta ha altresì affermato la supremazia della Costituzione scritta, della legge scolpita su tavole di bronzo.  E ha infine impartito una lezione – questa sì, non scritta – alla politica: rispettate la Costituzione, o altrimenti correggetela nelle dovute forme.

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