You are currently viewing LA DIVERSITA’ VA NASCOSTA

LA DIVERSITA’ VA NASCOSTA

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

DA GARIBALDI A OGGI NULLA E’ CAMBIATO Ieri sera sono andato a vedere Viola di mare il bel film presentato al Festival di Roma da Donatella Maiorca dove una ragazza si innamora di un’altra donna e deve vedersela con la vergogna, il pregiudizio, la provocazione. In una ambientazione alla Malavoglia che richiama molto l’attualità.  Inizia con un montaggio frenetico scandito da sonorità dissonanti e da inquadrature prive di rigore geometrico. Proprio come le vicende romane di questi giorni.  In una Sicilia riconoscibile ma non geograficamente definita, in un tempo suggerito (lo sbarco dei Mille) ma non stabilito con certezza, l’infanzia delle due protagoniste occupa lo schermo.  Rapide, mosse, fedeli al narrato, raccontano l’incipit di quello che il film mostrerà nei restanti novanta minuti di proiezione.  E tanto lo stile quanto la materia della narrazione danno conto di una drammaticità che non potrà che innalzarsi, lasciando presagire il rapporto che legherà i due personaggi femminili principali, entrambe splendide nei volti e nella recitazione di Valeria Solarino e Isabella Ragonese. 

Intensa storia di frontiera, geografica e identitaria, che intrecciando abilmente leggenda, verità e poesia, rievoca uno scandalo antico, perduto, nascosto fra storie di isole mediterranee: cronaca semivera di una metamorfosi nella Sicilia arcaica di un tempo che fu.  Sullo sfondo dell’Italia ottocentesca una donna vive una rivoluzione ben più grande: per sopravvivere allo scandalo della propria omosessualità accetta di fingersi uomo.  A 25 anni la sua vita diventa quella di un altro: coppola, sigaro in bocca, una famiglia benedetta dal Signore, e tanto potere per occultare l’assurda trasformazione.  Angela, la figlia del curatolo, incomincia a sentir battere forte la vita dentro di sé, disposta ad accoglierla e a viverla senza cedere di un passo a convenzioni non capite.  Quando la frenesia degli istanti iniziali tende ad attenuarsi, il film perde parte del suo ritmo, rischiando di trascinare ciò che ben presto si evolve nel racconto di un amore proibito e, per questo, osteggiato.  Abbandonando da subito considerazioni politiche e facili strumentalizzazioni e concentrandoci sul film, Viola di mare provoca sensazioni assai discordanti.  Risulta sicuramente interessante il lavoro che Donatella Maiorca compie sull’immagine e sulla sintassi del film.  Tanto il montaggio quanto la costruzione apparentemente sgrammaticata delle inquadrature affascinano e tengono viva l’attenzione.

La storia, dura e sincera, vissuta in modo assai partecipato sia dalle due attrici protagoniste sia dal resto di un cast di cui ricordiamo un Ennio Fantastichini in versione “padre-padrone”, acquista in consistenza nella seconda parte della pellicola, in cui il rapporto tra le due donne viene esplorato al suo interno (nell’intimità della coppia) e nella sua relazione con una società che, inevitabilmente, verso quell’amore prova ribrezzo, riparata dall’ombra della morale cattolica e di pseudo leggi naturali da fare rispettare.  E’ ovvio che il film, visto ieri alla luce delle ultime vicende che hanno scombussolato la Capitale d’Italia, ci obbliga a dire che negli ultimi anni non è successo nulla. Non è cambiato nulla. Ancora ci si deve nascondere se rtitenuti « diversi ».  Spesso, però, la diversità appare come un pericolo, una minaccia, una barriera che si oppone tra i simili e “gli altri”. E’ di certo molto più “riposante” avere a che fare con ciò che già conosciamo, con persone nelle quali ci riconosciamo in situazioni già collaudate.

  Nel campo del riconoscimento e tutela dei diritti umani siamo all’800. Eppure le violazioni di quei diritti sono state reiterate, macroscopiche e devastanti.  Viviamo un presente nel quale l’aggressione alla dignità umana – sotto forme nuove, ma sempre uguali – è incombente, e andiamo verso un futuro di insidie per la dignità, non meno preoccupanti di quelle tradizionali e sempre presenti, come il razzismo e l’intolleranza.  Leggere il passato, il presente e il futuro attraverso le lenti della dignità, regala margini di speranza, perché consente di coglierne la perenne attualità e la stabilità del suo nucleo fondamentale; ma anche di riflettere sulla moltiplicazione degli ambiti in cui ne viene richiamato il rispetto; di trarre dalla lezione della storia, indicazioni per affrontare le nuove istanze di aggressione e di tutela.  L’apparente contraddizione tra eguaglianza e diversità si risolve nel riconoscimento della pari dignità, come nell’articolo 3 della nostra Costituzione: le differenze non possono rappresentare ostacoli insuperabili, o giustificare condizioni di inferiorità, sopraffazione, discriminazione. 

Gli ostacoli vanno affrontati e rimossi per consentire la libertà e l’eguaglianza di ciascuno (non solo dei cittadini: delle persone) e il pieno sviluppo della persona umana: per realizzare la pari dignità sociale.  Riflettere sulla pari dignità è un’occasione per reagire e per superare le paure che ci turbano: ad esempio, per tenerne conto al momento di definire nuovi modelli e regole di comportamento, guardando soprattutto al privato.  Perfino i meno sensibili alle questioni di uguaglianza tra gli umani dovrebbero trame buone ragioni per investire sulla dignità. 

Lascia un commento