You are currently viewing LA FIAT CANCELLA OPERAI DIRITTI & COSTITUZIONE….

LA FIAT CANCELLA OPERAI DIRITTI & COSTITUZIONE….

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

lo Stato si costerna, si indigna, si impegna… senza più dignità La nostra più grande impresa manifatturiera, la Fiat, prima ha minacciato di chiudere l’impianto di Pomigliano d’Arco e lasciare a Tychy, in Polonia, la produzione della Panda se i lavoratori e il solo pezzo di sindacato che è loro rimasto non avessero accettato di manomettere il contratto nazionale e le leggi sul lavoro, se non avessero accettato di rinunciare a conquiste normative consolidate, se non si fossero adeguati a subire il peggioramento delle loro condizioni di lavoro, se non si fossero pieghati a vedere conculcato e represso il diritto di sciopero, trasformato da diritto costituzionale a mancanza disciplinare sanzionabile con il licenziamento.

Oggi replica con Mirafiori spostando in Serbia la produzione di una nuova monovolume. Emma Marcegaglia, afferrando il sacco per la cima, si spinge sino a dire che chi sciopera oggi è antitaliano. E non fa che mettere in chiaro lo spirito dei tempi e l’intenzione manifesta dei padroni e del loro personale politico impregnato di cultura liberista di usare la crisi come l’occasione più propizia per chiudere definitivamente i conti con ciò che resta di quello che fu il più combattivo movimento operaio dell’occidente, relegando fra le ferraglie le più promettenti intuizioni costituzionali. Non è un paradosso e non vi è nulla di incomprensibile in ciò che accade: quando il tessuto sociale si frantuma e le forze portatrici di una potenziale alternativa non ci sono o languono, la scorciatoia a portata di mano, l’atto apparentemente più realistico, può sembrare quello di una chiusura nel proprio guscio, alla ricerca di soluzioni private, individuali, chiunque ed in qualunque modo sia in grado di offrirtele. Accade così che si spezzino le reti di solidarietà.

Fra i lavoratori di diversi Paesi (i polacchi hanno già comunicato che sono felici di adeguarsi alle condizioni volute dalla Fiat), non meno che fra lavoratori che vivono in condizioni di prossimità, nello stesso Paese, nella stessa città, nella stessa azienda. E’ difficile persuadere che “si salvi chi può” è una pessima soluzione, se lo stato di cose esistenti si presenta con le sembianze dell’inesorabile necessità, se non risulta visibile una proposta che – nelle parti e nell’insieme – renda credibile un’altra via d’uscita. E se, una volta che quel progetto sia delineato, le forze che intendono farsene interpreti e banditrici, non acquistano una massa critica, una capacità di mobilitazione e di rappresentanza che faccia muovere le cose. Non c’è grande spazio, davanti a noi, per mettere a frutto questo cimento che non ha i tempi della riflessione filosofica, ma quelli molto più duri e urgenti della politica, prima che tutti i giochi siano fatti: dagli stessi registi, sceneggiatori, attori e comparse dello sfascio a cui assistiamo.

Lascia un commento