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LA GRANDE GUERRA DEL GOVERNO CONTRO LA CULTURA

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Ieri ero a Roma all’incontro di Mario Monicelli (95 anni) con i giovani dell’Istituto di Stato per la Cinematografia e la televisione Roberto Rossellini di Roma. “Non tacete. Dovete usare la vostra forza per sovvertire, protestare. Fatelo voi che siete giovani. Io non ho più l’età” dice Monicelli, 95 anni e ancora voglia di lottare, lanciando un appello ai giovani affinché si ribellino ai tagli alla cultura fatti dal governo. Se passeranno così come sono di fatto non sarà più possibile fare cinema con gli attuali tagli. Succederà che gli schermi rimarranno neri, senza immagini, senza parole. Succederà che i lavoratori di domani di cinema e televisione non avranno un futuro. Perché si sta tagliando il presente e‚ si stanno negando i diritti di studente a quanti studiano all’Istituto di Stato per la Cinematografia e la televisione. Come anche ad altri. Succederà che l’unica scuola di cinema e televisione pubblica in Italia perderà materie fondamentali. E succederà anche che non sarà l’unica.

Ragionieri, geometri, agrari, educatori, ricercatori tutti nella stessa barca, anzi, tutti parte di una nuova armata Brancaleone. Durante l’incontro alla scuola – in piena mobilitazione per i tagli che la colpiscono – Monicelli ha poi sostenuto come «la storia d’Italia è conosciuta all’estero solo per la sua cultura. Non siamo un Paese che ha avuto grandi generali, ma solo una forte collocazione culturale. Ed è proprio questa, l’unica cosa che ci viene da tutti riconosciuta all’estero, che si vuole oggi combattere. L’attacco del governo e della manovra finanziaria è certo prioritariamente al mondo del lavoro, ma anche al mondo della cultura, e andrà a colpire una volta per tutte la qualità della vita delle persone. I tagli e le controriforme della scuola e università, la decurtazione dei fondi al sociale, a Comuni e Regioni, con all’orizzonte progetti di riforme istituzionali che puntano al restringimento degli spazi di democrazia e a destrutturare la costituzione, sono importanti e gravi quanto i taglia alla cultura perché parte di un unico devastante disegno comune e idea di società.

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