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LA LUCIDA FOLLIA DI RENATO ZERO

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Dopo aver segnato quasi mezzo secolo di musica, di costume e perfino di linguaggio del nostro paese, l’artista romano si è confermato ancora una volta uno straordinario catalizzatore di energia e di emozioni. Zero ha perso nel corso degli anni quella patina di trasgressione che ne ha caratterizzato gli esordi, ma non la capacità di emozionare e di arrivare dritto al cuore di migliaia di fan, la cui età varia dai venti ai settant’anni. “Qualcuno prima o poi avrebbe dovuto riaccendere il sacro fuoco della follia! Una follia bella. Sana. Contagiosa! In un mondo non più tondo. Ma troppo quadrato ed impostato. Troppo prevedibile e quindi, privo di sorprese e di cambiamenti significativi”, ha dichiarato Zero nella presentazione dell’album. Spero che ancora una volta questa follia mi serva. Tenetevela da conto, perché a noi la calma piatta non ci piace manco per il ca**o”: così Renato Zero ha salutato il suo popolo, i Sorcini, alla fine del concerto lo ha visto dare il via al nuovo tour Zero il folle , che per i prossimi tre mesi lo terrà impegnato sui palchi dei principali palasport italiani. Tre ore di concerto tra diciotto cambi d’abito, omaggi a personaggi rivoluzionari come Gesù, Gandhi, Martin Luther King e ad amici scomparsi come Mia Martini, Franco Califano e Gabriella Ferri, un collage con le immagini in bianco e nero delle sue esibizioni degli esordi e soprattutto le canzoni storiche che tornano finalmente in scaletta: a 69 anni – li ha appena compiuti – dopo il recente intervento chirurgico al quale ha dovuto sottoporsi per farsi impiantare uno stent .

Renato riscopre la sua “zerofollia”, riapre i cancelli di Zerolandia e torna a far divertire il suo pubblico. Spero che ancora una volta questa follia mi serva. Tenetevela da conto, perché a noi la calma piatta non ci piace manco per il ca**o”: così Renato Zero ha salutato il suo popolo, i Sorcini, alla fine del concerto lo ha visto dare il via al nuovo tour Zero il folle , che per i prossimi tre mesi lo terrà impegnato sui palchi dei principali palasport italiani. Tre ore di concerto tra diciotto cambi d’abito, omaggi a personaggi rivoluzionari come Gesù, Gandhi, Martin Luther King e ad amici scomparsi come Mia Martini, Franco Califano e Gabriella Ferri, un collage con le immagini in bianco e nero delle sue esibizioni degli esordi e soprattutto le canzoni storiche che tornano finalmente in scaletta: a 69 anni – li ha appena compiuti – dopo il recente intervento chirurgico al quale ha dovuto sottoporsi per farsi impiantare uno stent .

Renato riscopre la sua “zerofollia”, riapre i cancelli di Zerolandia e torna a far divertire il suo pubblico. “Perché folle è chi sogna, chi è libero, chi provoca, chi cambia. Folle è chi non si vergogna mai e osa sempre, per rendere eterna la giovinezza”. L’apertura con “Il mercante di stelle” è una sorta di dichiarazione di intenti: “Certe astuzie oramai non aiutano più / e mi perdo così nel disagio che vivi anche tu / per questo sono qui, in questo luna park”, canta Zero, “perché non sarò mai mercante di realtà”. Il tempo di accennare un medley dedicato agli anni ’80 – con “Per non essere così”, “Niente trucco stasera” e “Artisti” – e subito si arriva al presente, con il singolo “Mai più da soli”, sulla solitudine al tempo dei social network e delle dirette Instagram. “Sono indispensabili due cose: gli occhi ed il cuore”, recita la voce del cantautore in un avviso che precede l’inizio dello spettacolo, con il quale invita il pubblico a godersi il concerto e a mettere in tasca i cellulari. Serve a poco, però. Tanto che ad un certo punto Zero sbrocca e su “Vivo”, con la platea che è tutta un flash, interrompe per qualche istante il concerto: “Siete venuti per Renato, non per fare i cameramen. Metteteci l’anima, basta con queste stronzate”.Tra improbabili ma simpatici cambi d’abito (fauno, gondoliere, cappellaio matto, re francese del Settecento: choose your own Renato Zero), invettive (su “La culla è vuota”, una delle canzoni del nuovo album, parla del crollo delle nascite), momenti teatrali (in “Ufficio reclami”, sui peccati e sul perdono divino, gli otto coristi si travestono da preti e suore), le tre ore passano piuttosto in fretta.

Fino al finale con l’immancabile “Il cielo”, l’emozionante abbraccio con il popolo dei Sorcini mentre si richiudono i cancelli di Zerolandia. E quel “non dimenticatemi” che fa sempre tenerezza. Parola di Renato Zero, 69 anni appena compiuti, artista camaleontico ed eccentrico, che ha fatto della lucida follia l’architrave della sua straordinaria carriera e, più recentemente, del suo ultimo album Zero Il Folle, uno dei suoi migliori lavori degli ultimi dieci anni. I numeri parlano chiaro: 30 album in studio, 3 raccolte, più di cinquecento canzoni, oltre 45 milioni di dischi venduti.Se c’è in Italia un culto laico che non accenna a diminuire, ma anzi continua ad aumentare i suoi adepti, è quello dei sorcini, i fedelissimi fan di Renato Zero. Il nuovo albumZero Il Folle, prodotto e arrangiato da Trevor Horn (che ha lavorato, tra gli altri, con Paul McCartney, Rod Stewart, Robbie Williams), con cui Renato Zero torna a collaborare dopo l’album Amo del 2013. Disponibile in digitale, in formato CD e in formato LP, il disco, pubblicato da Tattica, ha 4 “folli” cover, che vanno a comporre Z E R O. Quattro immagini che, insieme, rappresentano visivamente l’album, con la creatività e la follia che contraddistinguono Renato Zero e tutti coloro che rifiutano le regole e l’autorità. del 2013. Disponibile in digitale, in formato CD e in formato LP, il disco, pubblicato da Tattica, ha 4 “folli” cover, che vanno a comporre Z E R O.

Quattro immagini che, insieme, rappresentano visivamente l’album, con la creatività e la follia che contraddistinguono Renato Zero e tutti coloro che rifiutano le regole e l’autorità. “Io sono folle dal 30 Settembre del 1950. E da allora non ho mai smesso di esercitare “la professione”. Grazie anticipatamente a chi mi offrirà ancora stupore e nuovi spunti per il mio diario di bordo. A chi insomma, riaccenderà la “miccia”. La rivoluzione è possibile e necessaria ogni santo giorno. Le mie canzoni sono rumorose da sempre…Sono certo perciò che il mondo grazie a quelli come noi ritornerà a girare con fantasia ed eccentricità!E fissatevelo bene in mente: la vita bacia i folli!!! Vi raccontiamo un piccolo episodio, che, però, da solo spiega bene l’attesa quasi messianica che si respirava ieri Roma per il primo dei sei concerti di Zero. Alle 20.30 tutti i sorcini e gli zerofolli sono già al loro posto, con un colpo d’occhio impressionante . Un rumoroso conto alla rovescia del pubblico, da dieci a Zero, scandisce i minuti prima dell’inizio dello show, cheprende il via poco dopo le 21 con Il mercante di stelle, accompagnato da un profluvio di archi e dai coristi che si presentano tutti mascherati di bianco, come le figure metafisiche tanto care a De Chirico. Più intimo, incentrato prevalentemente sul dialogo tra voce e pianoforte, il medley degli anni Ottanta formato da Per non essere così, Niente trucco, Artisti e L’equilibrista, fino ad arrivare al nuovo album con Mai più soli.

Il classic rock di Mai più da soli fa scattare il primo grande coro della serata (ce ne saranno molti), con Zero che diverte e si diverte a coinvolgere il pubblico con la sua mimica da consumato performer. Viaggia segna il primo dei 18 cambi d’abito di Renato, con costumi pittoreschi che sfidano la forza di gravità, nei quali il minimalismo è messo rigorosamente al bando. Cercami, nella quale fa ingresso con un piano basculante la strumentazione rock, fa scattare i primi applausi a scena aperta, seguita dall’irresistibile funk diEmergenza Noiae dall’interpretazione magistrale diSogni di latta, dove Zero mette in luce tutte le sue qualità di prodigioso interprete.Arriva il momento tanto atteso del primo monologo: “Che bellezza, Roma, che bellezza. E’ un momento splendido per il mondo: c’è chi timbra il cartellino per noi, chi va in parlamento per noi, chi tromba per noi, chi non va in piazza per noi. Viviamo in una rilassatezza che ci fa bene ai polmoni e al cervello”. Dopo i ritmi dritti di Che fretta c’è, con diversi tipi di orologi che si alternano sul maxischermo (forse un omaggio a Time dei Pink Floyd), arrivano i primi brividi nella teatrale Dimmi chi dorme accanto a te, dove il cantautore si distende su un letto, che si chiude con un magnifico assolo di sax, lo stesso strumento che introduce ancheQuesti anni miei, probabilmente il brano migliore di Zero Il Folle, una ballad che, per emozioni e intensità, ha poco da invidiare ai suoi classici. La culla è vuota e Figli tuoi sono due potenti inni alla vita, soprattutto in un periodo in cui le morti superano le nascite in Italia e le poltiche familiari latitano, introdotti da un monologo tipicamente “zeriano”: “Da un po’ di tempo questi cieli non promettono nulla di buono: nuvole su nuvole, jet che buttano carburante, inquinamento atmosferico.

Andiamo tutti troppo veloci e non abbiamo più tempo per le cose veramente importanti. Di cicogne non se ne vedono più, e ,quelle che ci sono,sono fuori uso e non portano più bimbi”. Bellissimo il medley Magari / Ho dato / Fermati / Ed io ti seguirò / La tua idea / Nei giardini che nessuno sa”, interpretato con grande misura e, al tempo stesso, partecipazione emotiva. Madame, oggettivamente uno dei brani più esaltanti del suo repertorio, è eseguita in contumacia dai soli coristi: l’esecuzione è vocalmente impeccabile, ma ha il retrogusto dolceamaro dell’occasione mancata di vederla eseguita direttamente dal re del sorcini.Una scelta singolare, ripetuta anche nella seconda parte dello show con il brano cult Triangolo, anch’esso eseguito dai soli coristi: forse un modo per tirare un po’il fiato, all’interno di uno show assai dispendioso dal punto di vista fisico, di quasi tre ore, o forse un espediente scenico per non farsi identificare troppo con i suoi brani più pop e disco oriented. Chissà. Di certo la scaletta è più costruita come un racconto che come un greatest hits, con diverse canzoni meno conosciute dal pubblico generalista, ma di grande fascino, e la mancanza di successi come Mi vendo.

Riuscitissimo il terzo medley “Vivo / Uomo no / Non sparare / Il carrozzone”, seguito con pochissimi telefonini accesi dopo la strigliata di Zero che, all’inizio della seconda parte dello show , ha platealmente ripreso gli spettatori indisciplinati: “Basta con questi cellulari! Metteteci l’anima, la memoria, basta con queste caXXate!”. Invito accolto, a tutto vantaggio del coinvolgimento emotivo, che è ai massimi livelli nell’esplosiva Rivoluzione, quasi un manifesto programmatico dello Zero-pensiero: “Ti accorgerai che il nemico è nascosto tra noi/ che il futuro non viene da sé e ogni brivido ha un suo perché/ E sentirai che resistere è pura follia/ci sarà poi chi ride di te ma è soltanto paura la sua”. Tra i momenti più coinvolgenti spiccano Ufficio reclami, basata sull’eterna dicotomia peccato/redenzione, con i coristi vestiti per l’occasione da suore e da preti, la giocosa Tutti sospesi, la commovente Quattro passi nel blu, accompagnata sul maxischermo dai nomi dei più grandi cantanti e compositori italiani morti negli ultimi anni (alla prova dell’applausometro vincono Battisti, Daniele, Modugno, Califano, Villa, Gaber, Mia Martini, Fabrizio Frizzi e Alex Baroni). Il ricco bis viene inaugurato da Casal de’Pazzi, dedicata a Pier Paolo Pasolini, nell’anniversario della sua morte, passando per la recente canzone-bilancio esistenziale Zero Il Folle, fino alla chiusura immancabile de Il cielo, cantata all’unisono dai 10.000 spettatori del Palasport. “Spero che la follia di questa notte vi serva, non dimenticatemi!”. Non lo faremo, Renato.

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