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LA MAFIA IN ABRUZZO NON C’E’

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A partire dalle tre inchieste , e condanne per reati di associazione di tipo mafioso del Tribunale di Vasto, “Adriatico”, Histonium ed Histonium 2;  ed ancora,  con la recente operazione antimafia nel chietino denominata “Design”  in merito ad un organizzazione criminale con base in Abruzzo, che ha portato a scoprire un’organizzazione con connotazioni tipiche della criminalità organizzata calabrese riconducibile alla ‘ndrangheta, passando dalle inchieste sugli interessi della ‘ndrangheta per la ricostruzione post sisma a L’Aquila. Ma per fortuna l’Abruzzo è indenne al pericolo delle mafie?  Le chiare denunce del Procuratore nazionale De Raho e di Grateri sui capitali mafiosi reinvestiti in Abruzzo. Ma per fortuna  in Abruzzo la mafia non c’è. Gli arresti a Silvi degli affiliati della mafia foggiana  e di un elemento di spicco del clan che gestiva il traffico di stupefacenti nell’ambito dell’operazione “Ares”. Ma, per fortuna,  in Abruzzo la mafia non c’è. La mafia dei pascoli sgominata a L’Aquila dalla Procura di Messina. Ma, per fortuna,  in Abruzzo la mafia non c’è. Dove infatti c’è un osservatorio regionale sulla legalità. Vedete che non funziona e non fa niente. E’ perché la mafia non c’è.  

Osservatorio della Legalità regionale lo facemmo con l’intenzione di dotare l’Abruzzo di uno strumento che fosse a sostegno delle forze di giustizia, che quotidianamente combattono contro il crimine e la sua diffusione. Un allarme che fu lanciato anche dal Presidente della Corte D’appello Schirò che sostenne che il territorio abruzzese, va attenzionato per l’infiltrazione malavitosa, cosa oggi  confermata dal Procuratore di Vasto, Di Florio. Prima D’Alfonso, oggi Sospiri hanno affossato l’Osservatorio che doveva essere in prima linea contro le mafie, attraverso un sostegno fattivo al lavoro delle forze dell’ordine anche attraverso confronti e tavoli tecnici dedicati, ma anche contro tutte le altre fattispecie criminose, attraverso riunioni, convegni, proposte di legge e quant’altro si rilevi utile per diffondere la legalità in Abruzzo. Ovviamente perché  in Abruzzo la mafia non c’è.

I recenti dati de Il sole 24 ore e della Nota di aggiornamento del DEF 2019; il ritorno a Casalbordino del terzogenito di Totò Riina  detto Salvo; la presenza a Montesilvano dell’ex ispettore legato ai depistaggi sull’assassinio di Nino D’Agostino e il mancato attentato all’ Addaura a Giovanni Falcone; gli allarmi sul 41 bis dei sindacati penitenziari; la permanenza di turpi traffici – dalla tratta della schiavitù sessuale al sempre florido traffico degli stupefacenti, con impennate nell’uso di droghe come l’eroina anche a queste latitudini – in cui s’intrecciano e consolidano cartelli tra mafia foggiana, personaggi e organizzazioni legati alla camorra o al “mondo di mezzo” romano, mafie albanesi e mafie nigeriane; le gravi situazioni ambientali a partire dalla mafia dei pascoli all’emergenza rifiuti e dagli incendi nella discarica sequestrata a Lanciano. Per fortuna in Abruzzo la mafia non c’è. Sono inutili  le campagne di coscienza e indignazione, le denunce civili , l’attivismo sociale, politico, istituzionaleché continuano a credere che le mafie e certe consorterie vanno denunciate e combattute ogni giorno, senza tregua e senza indulgenza. Sono inutili le vuote e retoriche commemorazioni di Falcone, Borsellino, Peppino Impastato, e altre persone assassinate dalle mafie. E’ solo un caso, – ma non interessa a nessuno –   scoprire che la mafia cattiva, la mafia stragista, la mafia di Palermo Porta nuova, aveva messo le mani sul business delle scommesse legali, da Palermo fino alla Lombardia. Passando dall’Abruzzo.

Le indagini della Dda di Palermo, guidata dal procuratore Francesco Lo Voi, hanno portato alla luce un vero e proprio sistema con il quale i clan, con l’aiuto di imprenditori compiacenti, erano riusciti a creare un giro d’affari stimato in oltre 200 milioni di euro. Anche in Abruzzo dieci sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori aggravato dal favoreggiamento mafioso. Per fortuna in Abruzzo la mafia non c’è. L’indagine conferma l’approccio di Cosa nostra nell’attuazione della cosiddetta strategia di inabissamento, protesa cioè a mimetizzare le attività criminali all’interno di strutture imprenditoriali inserite nel tessuto economico legale, al fine di non suscitare allarme sociale e limitare gli interventi repressivi. I loro affari tra l’altro non si erano fermati neppure in tempo di Covid, anzi stavano cercando delle opportunità per approfittare dell’immobilità. Gli investigatori dello Scico della Guardia di finanza hanno accertato il passaggio dei clan “da un modello tradizionale di mafia militare a quello più evoluto di mafia degli affari “ che ha ora assunto, stabilmente, una sua specifica identità imprenditoriale e cerca i nuovi adepti nelle regioni più tranquille.

L’intero processo di sottrazione del denaro e reinvestimento i attività lecite avveniva all’interno del perimetro dell’azzardo legale. Per schermare i veri proprietari i boss avevano costituito un reticolo di società estere adoperando dei prestanome. Una volta depositati oltreoceano, i capitali venivano gradualmente rimessi nel circuito legale investendo nel circuito economico legale mediante l’acquisizione di svariate attività commerciali.

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