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LA PROCESSIONE DEL VENERDI’: SPERARE CONTRO OGNI SPERANZA

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Anche quest’anno  ho voluto  partecipare all’antica processione del Cristo ­morto che nella mia città pagana è legata ad una tradizione anti­chissima. Un mesto corteo lungo le strade buie e si­lenziose della città. L’accorata e struggente preghiera del po­polo in una atmosfera di profonda mestizia – co­me disse D’Annunzio – da far scaturire «una fontana di lacrime». Erano pronti per ascoltare «Miserere mei, Deus, se­cundum magnam misericordiam tuam». Il Venerdì santo si materializza con una processione cari­ca di riflessione per­sonale e di un popolo che passa attraverso la via misteriosa della croce. Ma il Venerdì santo che sfila per le strade chiede ragioni so­lide per continuare a vivere e a sperare. A volte sembra che Tutto dia ragione a una notte senza do­mani, allo scan­dalo di una sofferenza senza senso. La prova più grande della vita, cioè del­la speranza sarebbe la morte, se Cristo non fosse risorto. La prova più grande sarebbe l’addio di tanti innocenti, se Cri­sto non fosse risorto. Allora niente di­sperazione. Non abbiamo più nulla da temere dalla morte, dalla paura, da quando Cristo è ri­sorto. Da qui, da questa processione riparte la spe­ranza.

Nella processione c’è tutta la vicenda di una vita passata attraverso la sofferenza e la morte, di un’esistenza ridonata a chi l’aveva perduta. Sarà per questo che, mentre il Natale suscita un pò in tutte le latitudini -presso i non cristiani e i non credenti- un’atmosfera di spensierata gaiezza, la Pasqua rimane un mistero più nascosto e difficile. Ma tutta la nostra esistenza, al di là di una facile retorica, si gioca prevalentemente sul terreno dell’oscuro e del difficile. Penso soprattutto, in questo momento, a coloro che con angoscia cercano la loro Pasqua migrando da un Paese all’altro su barche con le quali noi non veleggeremmo neppure nella vasca di casa. Penso a Marco senza un lavoro, a Giovanni senza un futuro, a Maria senza una speranza, a Luca  che sente nella carne o nello spirito lo stigma della debolezza e della fragilità umana: essi sono probabilmente la maggioranza degli uomini e delle donne di questo mondo. Per questo mentre cammino silenzioso tra le vie della mia città vorrei che la Pasqua fosse sentita soprattutto come un invito alla speranza per tutti coloro che sono curvi sotto i pesi della vita, per tutti gli esclusi.

Vorrei che il grido “Cristo è risorto”, percorresse le corsie degli ospedali, entrasse nelle camere dei malati, nelle celle delle prigioni; vorrei che suscitasse un sorriso di speranza anche in coloro che sono in attesa. Vorrei che il saluto “Cristo è risorto” entrasse nelle volte della Chiesa non come una routine ma con tutta la forza esplosiva dell’unico messaggio universale di speranza che scuote il mondo da 2000 anni. La domanda che mi faccio è: che cosa mi dice oggi quel corpo morto e la disperazione di quella madre che lo segue ? Soprattutto che queste sofferenze sono in primo luogo quelle del Cristo nella sua Passione, per le quali sarebbe difficile trovare una causa o una ragione se non si guardasse oltre il muro della morte. Ma ci sono anche tutte le sofferenze personali o collettive che gravano sull’umanità, causate o dalla cecità della natura o dalla cattiveria o negligenza degli uomini. E della Chiesa che tace per interesse.

Sperare può essere difficile. Ma non vedo altra via di uscita dai mali di questo mondo. A meno che non si voglia nascondere il volto nella sabbia, per non vedere, per non pensare, annegando la mente. Più difficile è però per me esprimere che cosa può dire la Pasqua a chi non partecipa della mia fede ed è curvo sotto i pesi della vita. In questo mi vengono in aiuto persone che ho incontrato. Vedo così che c’è in molti quella che San Paolo chiama «speranza contro ogni speranza», cioè una volontà e un coraggio di andare avanti malgrado tutto, anche se non si è capito il senso di quanto avviene. È così che la risurrezione entra nell’esperienza quotidiana di tutti i sofferenti, dando loro la possibilità di produrre ancora frutti a dispetto delle forze che vengono meno e della debolezza che li assale. La disperazione non vincerà. La vita nella Pasqua si mostra più forte della morte.  Auguro a tutti di coglierla così.  

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