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LA SOCIETA’ ROTONDA CON GLI OCCHIALI SCURI

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Giovedi 15 ottobre alle 21 presenterò a Roma -libreria Feltrinelli di Galleria A. Sordi – il nuovo e interessante libro “Sillabario dei tempi tristi” del mio amico Ilvo Diamanti, editorialista de La Repubblica e già autore di “Bussole”. Vi invito a leggero.  Io l’ho fatto ieri nel primo triste giorno di pioggia.  E’ davvero un libro interessante. Parla di gente con gli occhiali scuri e rotonde e rotatorie. Buffo no. Eppure è da leggere.  Perché pochi oggetti sono in grado di raffigurare la attuale meccanica sociale in modo altrettanto efficace degli occhiali neri e delle rotonde.  Occhiali neri che dividono, separano, isolano, creano un mondo apparente. Rotatorie dove i pedoni non hanno diritto di cittadinanza. Dove i ciclisti possono circolare solo a loro rischio e pericolo. Dove devi farti coraggio ed entrare nel gorgo.

Prenderti i tuoi rischi. Sgommando e tamponando, se necessario.  Difficile trovare una metafora migliore per rappresentare una società che assiste, senza reagire, alla scomparsa del suo territorio e, insieme, delle relazioni fra persone.  Una società dove le regole si interpretano a proprio piacimento, a proprio vantaggio.  Dove le persone se ne stanno sempre più sole o in piccoli gruppi di familiari e amici, racchiuse in nicchie, come le automobili, che le allontanano dagli altri e le rendono più aggressive.  Questa è la società degli occhiali scuri. quasi tutti indossano occhiali neri.  Uomini, donne e perfino i bambini. Di età diversa.  Anch’io, d’altronde, ho gli occhi schermati dalle lenti scure. 

Gli occhiali neri e l’Ipod servono a isolarti.  Però, non occorre avere un’età troppo avanzata come la mia per accorgersi del cambiamento profondo e rapido annunciato da questo segno.  Gli occhiali neri (come, in fondo, l’Ipod) si usano non per “distinguersi”, ma per “distanziarsi” dagli altri.  Non solo una maschera, ma uno schermo fra sé e gli altri. Servono a vedere senza essere visti. A scrutare senza essere scrutati. Senza che gli altri possano vederti mentre gli scruti.  Non servono a essere riconosciuti, ma a non farsi riconoscere. Non perché si cambi identità, ma perché si nascondono gli occhi.  E gli occhi parlano di noi più di qualsiasi parola.  Trasmettono e rivelano emozioni, sentimenti, paure.  Il popolo degli occhiali neri è una folla di persone che vogliono vivere sole in mezzo agli altri.  O meglio: come fossero da sole, ma insieme agli altri. Sempre alla finestra (sul cortile), dovunque e a ogni ora. Con poche pause e poche riserve. A casa propria, con i propri familiari, la cerchia delle persone più vicine. L’uomo che guarda senza essere visto pur sapendo che tutti gli altri lo guardano.

  Una società guardona e guardata al tempo stesso. Per paura degli altri, nasconde – e sta perdendo – gli occhi.  Questa è la ‘società rotonda’. O forse: “rotatoria.”  Benvenuti nella “società rotatoria”!  Benvenuti nel mondo in cui è morto ogni “bene comune”, dove la stagnazione demografica dura ormai da decenni e negli ultimi anni l’economia non marcia troppo bene. Dove perfino il paesaggio è mutato sotto i nostri occhi in tempi tanto rapidi e in modo tanto profondo che non ce ne siamo nemmeno accorti.  È la società che dovrebbe fare corpo contro la crisi, e che invece mostra sempre più evidenti i segni di legami personali e territoriali ogni giorno più deboli.  Con ironia, leggerezza e profondità, Ilvo Diamanti la racconta attraverso le voci del suo originalissimo sillabario del tempo presente: una galleria di istantanee, riflessioni, epifanie, che meglio di qualsiasi trattato sociologico fissano sulla pagina i tic, i riti, le piccole e grandi follie della nostra vita quotidiana, individuale e collettiva.

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