LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

Peste, fame, povertà. Sotto un caldo asfissiante, ancora estivo, il clima è arroventato nel gigante del Sudamerica che supera il 4 milioni di contagi (4.557.849) e le 170 mila vittime (173.314) per il Covid 19. Ma i dati sono certamente sottostimati. Forse sono il doppio, in quanto la massima economia dell’America Latina è stata molto lenta a reagire, perchè il presidente Jair Bolsonaro ha sempre manifestato la propria opposizione alle misure di lockdown, e ha suggerito che i farmaci antimalarici come la clorochina possono combattere il virus.. I casi asintomatici o le persone con sintomi lievi non sono stati sottoposti a nessun tipo di test e, pertanto, non vengono considerati dal report  Così il Brasile delle sterminate favelas, del sistema sanitario inadeguato e della mancanza di coordinamento tra governo federale, governi statali e municipi, è diventato il secondo Paese con più contagi al mondo dopo gli Usa. Il turismo fermo, i cordoni di polizia armata che spara su chi cerca di uscire, la perdita di oltre 23 milioni di posti di lavoro, le forti pressioni della Confindustria che vuole ripartire, coscienti che molte piccole imprese non riusciranno a sopravvivere se resteranno a lungo chiuse. Ma, a differenza degli Stati Uniti, non esiste un piano massiccio per sostenere l’impiego, i salari e i nuovi disoccupati né è pensabile stampare moneta con lo scenario attuale di svalutazione e l’inflazione alle porte. I paesi vicini sono preoccupati e già pensano a una politica di frontiere chiuse con il Brasile fino a fine anno, divide un Paese nel pieno della pandemia. Il Brasile è il nuovo epicentro della pandemia di Covid, con una situazione particolarmente allarmante.  50 milioni i lavoratori informali che si sono ritrovati da un giorno all’altro senza nulla. Si tratta di famiglie senza risparmi e piene di debiti; in Brasile ci sono oggi 63 milioni di iscritti nella lista dei debitori morosi, che non possono chiedere un prestito se non a tassi da usurai del 400% all’anno. Il governo ha stanziato un aiuto emergenziale una tantum di 600 reais (100 euro) per chi non ha uno stipendio fisso. In un mese hanno fatto domanda 90 milioni di persone, più del 60% della popolazione attiva, poco più della metà lo ha ricevuto. Basta per comprare riso, fagioli per qualche settimana, ma nulla di più. La crisi economica che accompagna la pandemia assume i contorni dell’ecatombe. Le ultime previsioni parlano di una caduta del Pil nel 2020 dal 9 al 105%, il real è la moneta che si è svalutata di più nei primi mesi di quest’anno nel mondo intero, passando da 4 a 6 unità sul dollaro, persino l’inflazione, finora abbastanza contenuta, sta iniziando a risalire. Un esercito di nuovi poveri e indigenti difficilmente riuscirà a essere assorbito dai piani di assistenza sociale; nelle periferie urbane e nelle zone rurali del Nord-Est si teme possa tornare quella fame endemica sconfitta con molta difficoltà dal 2002 a oggi.

Tutto ciò mentre si moltiplicano le fosse comuni in tutto il Paese. Le ultime strazianti immagini mostrano una fila dopo l’altra di tombe scoperte pronte a seppellire le vittime dai Covid-19 nel cimitero di Formosa alla periferia di San Paolo, la città più colpita del Brasile. Che sta perdendo la battaglia contro il virus. Che non riesce a gestire la pandemia. Quello che si sta facendo è solo trattare i casi di ricovero, ma senza uno scenario possibile. Perché in Brasile il distanziamento sociale è impossibile, o più ridotto, rispetto al resto del mondo. Intanto due Ministri della Salute sono già stati cambiati due dall’inizio dell’epidemia.  A denunciare questa situazione sono i missionari e i preti di strada, che denunciano un aumento brutale dei contagi nei pochi centri per d’assistenza ancora aperti. Il peggio, purtroppo, deve ancora venire.

Leo Nodari

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