LA VISITA DI MATTARELLA A TERAMO (A MODO MIO)

LA VISITA DI MATTARELLA A TERAMO (A MODO MIO)

E’ sempre così. E’ come un primo incontro. Lo vuoi. Lo cerchi. Scrivi. Telefoni. Lo aspetti. Ti fai bello. Ti profumi anche un pò. è arrivato. E’ già finito. Da oggi solo il vuoto di un ricordo. Però possiamo dire che è andato tutto bene. Quasi tutto. C’erano tutti, tutti, tutti.  Anche chi non c’entrava niente. All’evento dell’anno non puoi mancare, soprattutto se non c’entri nulla.  La nota immemorabile: il Presidente saluta il Vescovo dicendo “Ah! Ecco dove sei finito. Da quando ti hanno cacciato da Roma non sapevo che fossi finito qui!” La nota positiva: il discorso di alto livello del Rettore. La nota ridicola: il vestito della principessa bel gioioso. La nota triste: il sindaco del pisello che si è lamentato tutto il tempo perché posizionato troppo dietro. Non si capisce se si lamentava perché non vedeva il presidente o perché credeva che il presidente volesse vedere lui. La nota di colore: molto belli i vestiti colorati degli studenti, una nota di allegria serviva.

 La nota simpatica: il presidente Marsilio che a davanti alla Cattedrale ha detto al Presidente “ Ah! Presidèète lo ricordi Giggettoer malandrino?  Ho fatto preparà un bel pranzetto cò le specialità de stà città: i Carciofi alla giudìa, la carbonara, la pajata, l’abbacchio alla scottadito.. Per il resto poche parole per ogni presente. In sintesi queste: Il Sindaco: “Presidente per favore torni. Torna per piacere, che mi hai ridato tre anni di vita, una boccata di ossigeno. Ora, fino a Natale, posso fare anche poco e niente vivremo del ricordo”. Il Presidente del Consiglio regionale: “Mattareèè lo senti il tosto eh! Hai fatto bene a non dire a non dire la parola “regole” ne “leggi”. Se me facevi venì l’orticaria poi te la dovevi vedere con me”. Il trombato: “Perché ce l’hanno tutti con me. Che male c’è se mi sono innamorato di un cutarolo. Che male c’è se penso sempre, solo, esclusivamente ai fatti miei. Sono così da piccolo. Ma ora sono cambiato, mi innamorato di Tomasso e farei tutto per lui se torna il proporzionale” Il senatore D’Alfonso: “Caro collega, questa chiesetta detta cattedrale l’ho fatta io con il  masterplan, e anche l’Università l’ho fatto io. Però per cominciare a pulire l’area ex manicomio dobbiamo aspettare che tolgono i gatti” Il Vescovo: “Prezzi modici per entrare in cattedrale. Le offerte sono tutte devolute alle opere di carità tipo  il convegno “Io sto con Bannon”, l’incontro “la chiesa tradizionalista contro Bergoglio”, il summit Migranti state a casa vostra” Il Presidente della Provincia ha lasciato tutti senza fiato quando ha detto:” Caro Sergio stiamo già costruendo una autostrada da Colledara dritto per dritto fino ai Prati di Tivo.

No, il casello di Roseto è ancora chiuso ma se dobbiamo rifare il ponte del Cerranolo rifaccio in sette giorni… hai capito in 7 giorni…”   Carmine invece lo hanno bloccato perché piandendodisperato gridava Presidèè vestite da Goldrake così il Sindaco lo freghiamo. Presidèèè fammi fa Mazinga , fammi fa, Superman… fateme fa qualcosa”. Insomma tutto bene. Ma sarebbe andato molto molto meglio se qualcuno avesse ricordato al Presidente, in via ufficiale e a viso aperto, con il dovuto rispetto, che quest’anno terminano i fondi per la ricostruzione per i 56 comuni coinvolti dal terremoto di 11 anni fa. Sarebbe stato meglio minore folklore e più sostanza per ricordare che è necessario, che il Governo individui e stanzi le risorse necessarie a completare il percorso di rinascita per il quale,  sono necessari ancora quattro miliardi di euro. Una liquidità indispensabile per non vanificare l’intervento di 18 miliardi fin qui spesi, con cui è stato possibile procedere al recupero di una buona parte degli immobili lesionati dagli eventi sismici e progettare misure parallele per la ripresa economica e sociale. La gestione dell’emergenza e della ricostruzione del 2009, anche alla luce delle esperienze successive, è un esempio virtuoso che ha coinvolto tutti gli italiani dal punto di vista emotivo e anche economico per gli investimenti fin qui compiuti. Perdere questo patrimonio a pochi metri dal traguardo per una cifra relativamente modesta rispetto alle risorse già impiegate sarebbe, ancor più che uno spreco, un delitto a danno  dei territori interessati. Bravi tutti. Ma la prossima volta oltre che pensare ai signori in giacca e cravatta pensiamo anche – per una volta – alla gente che ha bisogno. Anche loro sono italiani. Anche questa è Italia.

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