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LABORATORIO ITALIA: DOVE STIAMO ANDANDO

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Dall’ idea di un gruppo di intellettuali nasce “Laboratorio Italia” una associazione risultato di una lunga e seria riflessione che ha coinvolto ed intende coinvolgere persone e realtà provenienti da diverse tradizioni della vita politica, sociale e culturale tutte accomunate dal desiderio e dalla passione civile di creare un punto di sintesi che sia in grado di promuovere quella partecipazione civica che spetta agli italiani e cittadini europei. Il movimento aspira a diventare un fattore di aggregazione e sviluppo per la promozione di una sana coesione sociale, un punto di incontro nel quale poter affrontare con serenità e pacatezza le problematiche c per l’esercizio dei propri diritti e l’assolvimento dei doveri di un cittadino.  “Laboratorio Italia:dove stiamo andando” è il tema di un primo convegno che si terrà questa sera a Roma al Tempio di Adriano nella sala convegni della Camera di Commercio. 

La mancanza di un punto di domanda dopo queste parole impegna tutte le persone libere e responsabili a vivere la crisi che il paese sta attraversando non come deriva verso la dissoluzione del patto civile, ma come condizione e opportunità per il cambiamento.  L’idea è nata da una serie di considerazioni sull’afasia politica di questo momento, il fattore che a nostro avviso ha maggiori responsabilità nell’aumento, di elezione in elezione, di un astensionismo consapevole.  Favorire l’incontro e la collaborazione tra le idee capaci di rispondere alle grandi questioni che deve affrontare l’Italia, come parte protagonista dell’Europa, è la risposta di maggior efficacia rispetto alle logiche di pura affiliazione dominanti nei partiti.  C’è una straordinaria riserva di competenze e di responsabilità che quotidianamente permette la continuità economica e sociale cui occorre dare la parola affinché la politica pubblica torni a riferirsi agli interessi generali di queste e delle future generazioni. 

È chiaro a tutti che ciò non può essere il prodotto di contrapposizioni sociali e regionali, che non sarà una presunta divisione dell’Italia in piccole patrie a mettere mano a riforme sostanziali capaci di ridare senso e affidabilità popolare alle nostre istituzioni.  Piuttosto dietro la politica delle contrapposizioni neotribali rischia di restare immutata la pratica dell’assalto alla cosa pubblica e della dissipazione delle sue risorse economiche con moltiplicazione delle fonti di spesa.  Al contrario, occorrono proposte politiche capaci di parola e di azione a fronte delle crisi aperte sul piano internazionale, tanto sul piano dei mercati finanziari che su quello della globalizzazione economica e migratoria, quanto per le questioni ambientali con le sfide del cambiamento del clima.

  Occorre quindi un nuovo protagonismo municipale perché migliori la qualità del vivere sociale a partire dai servizi, dai trasporti, dall’ambiente e dalla cultura.  Non si tratta di rispolverare ed alimentare lo scontro tra campanili.  Si tratta di ridare qualità e poteri di controllo alle assemblee elettive locali, di valorizzare le qualità professionali sulle appartenenze nella selezione dei dirigenti, tanto nella sanità che nella programmazione urbana ed infrastrutturale.  Un nuovo municipalismo deve dare vita a reti di collaborazione per progetti capaci di innovare l’Italia.  Non possiamo rassegnarci a essere spettatori di un’occasione perduta dentro all’autoreferenzialità degli interessi particolari che si contendono le risorse normative e finanziarie pubbliche.  Questo processo di riqualificazione della politica si avrà se i cittadini italiani saranno una comunità, una opinione pubblica avvertita, non solo telespettatori divisi per share audiovisivo che si esprimono attraverso sondaggi.  Per questo la possibilità di avere una partecipazione informata, attraverso gli organi di informazione e il grande spazio pubblico di Internet, a partire dalle questioni del proprio quartiere e del municipio, favoriscono l’assunzione di responsabilità in luogo dell’indifferenza fatalistica.

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