LE RAGIONEVOLI RAGIONI DEI GIOVANI

LE RAGIONEVOLI RAGIONI DEI GIOVANI

7 dicembre ore 21. Una fila lunga. Lunghissima davanti al palazzo dei congressi dell’Eur. Tantissimi giovani attendono di poter entrare alla fiera della piccola editoria “+ libri + liberi”. La serata è piacevole, una battuta, qualche birra, i soliti giochi tra ragazzi. Ridono, scherzano, ammiccano, ci provano, tutti assiepati sulla scalinata bianca del palazzo.  Panini, popcorn, gurda quello, ammazza quella che jè farei. Qualche coppia si bacia, altre -direbbe Teresa- mettono le basi per una pomiciata La mia invidia. Ma nell’aria un disagio profondo e generalizzato. Un disagio che riguarda lo stato del sistema Paese, che appare in profondo e continuo degrado, da molto tempo. Naturalmente, i mali del  nostro Paese hanno radici profonde e una storia molto lunga. Oggi, però, il disagio ha superato il limite di guardia. E la sfiducia che trapela dai loro discorsi, la mancanza di futuro,  si è riprodotta per contagio, un pò dovunque. Per ragioni che vanno oltre le vicende ultima, lo ripetiamo. Perché è diffusa e prevalente l’impressione che  il nostro Paese, nell’insieme, abbiano imboccato un declino senza fine e senza ritorno. Perché è diffusa e prevalente l’impressione che  il nostro Paese non attira risorse e non promuove opportunità professionali.

Tutti gli italiani hanno le loro colpe. A non crederci più, per primi, sono gli italiani. Ogni occasione diventa buona per accendere la miccia e far esplodere un risentimento profondo, che cova da tempo. Nelle famiglie, tra gli studenti, tra coloro che lavorano. I giovani sii sentono senza futuro. Giovani e futuro, un binomio fondamentale dove risiede la continuità della vita. Senza i giovani non c’è futuro e una società che non abbia una prospettiva di futuro  per i giovani non ha futuro. Non ha una progettualità capace di far accadere il positivo che ancora non c’è.   I giovani per poter cambiare e uscire dall’incertezza oggi presente nella società devono essere in grado di apprendere quella che i Greci chiamavano “arte di vivere”: riconoscere quindi le proprie capacità, esplicitarle e vederle fiorire. Una arte di vivere attraverso cui i giovani potranno tornare a innamorarsi di sé.

A progettare il futuro al di là di ogni se pur legittima incertezza. Difficile in un Paese senza morale, senza certezze, senza regole, senza legge.   I giovani sii sentono senza futuro. E’ una generazione sospesa. Precaria di professione. Professionisti della precarietà. Tanto più se nella scuola, nell’Università e nella ricerca si investe sempre meno. Questi studenti oggi appaiono spostati più a destra rispetto ai giovani degli anni Settanta. E, quindi, ai loro genitori. Ma, sicuramente, sono molto più incazzati di loro. A mio avviso con più di una ragionevole ragione.

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