LEGGI, SAPORI, MALINTESI, RISTORANTI, TARGHE E… VI DICO TUTTA LA VERITA’

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Poverammèèè. A Teramo whats app non funziona, le linee dei cellulari sono intasate. Più di 10mila turisti da ogni città d’Europa hanno invaso la città dopo l’iniziativa di Giorgione “il rosso”. Ed altri sono attesi. Poi c’è anche l’albero di Natale in piazza. Pensate un grande albero tutto illuminato. E’ la rinascita! Uniche al mondo. Con delle palle luminose. Tante palle. E’ questa la rivoluzione Filipponiana che tutta la città aspettava. Poverammèèè. Volevo trascorrere un Natale sereno prima di soli dodici pochi giorni in Brasile e, invece, che m’è venuto in mente tapino che non sono altro ? Di toccare il tema della legge 1/2018 sulla ristorazione tipica abruzzese, su cui pesano varie inesattezze che alimentano una continua polemica, malumori, fraintendimenti presunti o voluti che impediscono una valutazione serena. E in Abruzzo puoi parlare di tutto, la camorra alle porte, la mancata ricostruzione, la crisi del lavoro, i terroristi arrestati, i soldi per i terremotati sperperati, il turismo in calo, le elezioni alle porte e non superi i 10mila lettori. Ma se in questo Abruzzo tocchi la cucina i lettori schizzano da record e le telefonate si sprecano.

Il primo sms è un grande onore, addirittura Daniele Numberone in persona. Seguono Francesco Bacucco & Marco. Applausi dalla Polena. A ruota il mio ristorante di pesce preferito, il cardinale Valerio Richelieu, unico indiscusso re degli scampi. Non immaginavo, ma va bene così in questa nostra amata Regione, accarezzata dal mare e cullata dai monti, regione autentica, vera, profondamente gentile con i suoi borghi incantati, scenari da sogno, profumi di una grande tradizione gastronomica, pregiatissimi vini e oli che fanno di questa terra un posto unico. Un’oasi d’arte e cultura da amare da vivere appieno per incantarsi ed emozionarsi, grazie alla magia di paesaggi mozzafiato, sapori autentici e storie millenarie. Come ho scritto ieri, a mio avviso la legge 1 /2018 della Regione Abruzzo è sulla carta un’ottima legge perché :”nel rispetto delle competenze attribuite in materia di turismo, nonche’ di quelle attribuite per la valorizzazione delle produzioni agroalimentari promuove iniziative per lo sviluppo della ristorazione tradizionale di qualità e per la tutela della cultura enogastronomica del territorio abruzzese” 10 minuti di applausi a chi l’ha pensata e a chi l’ha scritta.

Il fatto è che ,come ci ricorda Dante mettendolo in bocca all’iracondo Marco Lombardo nel suo canto XVI del purgatorio (assessò chi era Dante, Marco Lombardo e i canti te lo spiego la prossima volta mò è Natale arpust’) “le leggi son ma chi pon mano ad esse” . E’ necessario fermarsi un attimo e comprendere meglio una legge che aiuta in maniera indiscutibile ogni imprenditore della ristorazione ad emergere autonomamente come realtà  meritoria del territorio e custode della tipicità d’Abruzzo. Questo non è mai accaduto e la legge potrebbe rappresentare uno strumento rivoluzionario. Ad oggi la legge 1/2018 messa in campo appare uno straordinario mezzo di autocertificazione che permetterà a chiunque di avanzare la propria candidatura al marchio di Ristorante Tipico d’Abruzzo. Ma non si è compreso che il gruppo “scout” ha ricevuto in consegna il marchio per promuovere la legge sui territori amplificando la partecipazione dei colleghi e organizzare le certificazioni. E questo infatti il gruppo “scout” sta provando a fare. Inoltre il gruppo “scout” non è stato dispensato dalle certificazioni che anzi dovrà produrre, al pari di tutti gli altri, ottemperando al regolamento ed esibendo le proprie documentazioni alla commissione regionale.

La Regione Abruzzo non ha chiarito bene che la targa è stata destinata solo per il periodo sperimentale che servirà appunto ad organizzare un lavoro complessivo utile a portare alle certificazioni più ristoranti meritevoli. Spero sinceramente che ciò avvenga perché in passato ci si è sempre lamentati delle restrizioni volute nei circoli della ristorazione accreditata e dell’esclusione dal “circuito” di tante attività territoriali serie, meritorie, virtuose ma mai premiate. Per una volta nasce uno strumento di autocontrollo certificato dalla Regione che rimette direttamente nelle mani dei ristoratori la possibilità di promuovere e certificare la propria attività, senza filtri e doppi passaggi. Deve essere chiaro che si possa dar luce a tante realtà che continuano da anni a lavorare silenziosamente sulle tipicità della nostra Regione. Le polemiche di questi giorni rappresentano certamente un malinteso dovuto al tanto amore per l’Abruzzo, e a un difetto di comunicazione della Regione. O peggio ancora il solito tentativo di una provincia che non accetta alcun cambiamento nella mentalità e nel metodo, preferendo morire lentamente anziché individuare percorsi utili all’emersione della qualità complessiva che oggi dovremmo esaltare. Ora attraverso questa legge la ristorazione può rendersi autonoma e parlare direttamente con la propria voce senza intermediari. E’ quello che si è sempre chiesto e che si continua a chiedere. A patto che venga compreso ed esercitato con trasparenza da parte di tutti.

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