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LEGITTIMA VERGOGNA: LA LEGGE NON E’ UGUALE PER IL NEO MINISTRO DEI MISTERI

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I peggiori sospetti si sono rivelati fondati. Primo atto da neo ministro: legittimo impedimento. Bravo! Meglio così. Tutto è sempre più chiaro. Non ha avuto neppure il tempo di sedersi al ministero inventato last minute che si è giocato il jolly: legittimo impedimentoprimo. Cinque giorni dopo la nomina a neo ministro di nulla ha fatto sapere ieri che Sabato non potrà essere davanti ai giudici di Milano a rispondere dell’accusa di ricettazione e appropriazione indebita nella scalata all’Antonveneta. Non ha tempo. Non ha tempo. Non ha tempo. Ha da fare. In Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti un ministro sfiorato dal sospetto si dimette; da noi un politico rinviato a giudizio viene fatto ministro in modo da cucirgli addosso la corazza dell’impunità. Ad personam. Dunque non di politica si doveva almanaccare per tentare di capire i presunti misteri della sua nomina, ma di giustizia. Anzi di fuga dalla giustizia.

I peggiori sospetti si sono rivelati fondati. Ma quale segreto avrà in cassaforte questo più volte già condannato Aldo Brancher? Le cronache di Tangentopoli rammentano che quando venne arrestato – da manager Fininvest – per finanziamento illecito del Psi di Craxi, lo stesso Brancher fu oggetto di un’attenzione mistica da parte del suo datore di lavoro. Fu lo stesso Berlusconi a raccontare che insieme a Fedele Confalonieri fece spesso il giro in macchina intorno al carcere di San Vittore dov’era recluso Brancher per mettersi «in comunicazione con lui». Ai candidi che consideravano misteriosa la sua nomina, il neoministro Brancher ha tolto ogni illusione impugnando subito il legittimo impedimento: salta il suo processo e ne nasce una legittima indignazione. Sarà dunque «legittimo» – per noi – indignarsi dal momento che ora tutto è chiaro? Aldo Brancher, ex prete ed ex top manager di Fininvest, è stato nominato ministro con una delega che nessuno ha ancora ben capito (forse nemmeno lui) per consentirgli di sottrarsi a un processo sfruttando quel «legittimo impedimento» che conferisce ai membri del governo italiano una prerogativa sconosciuta ai governi di qualsiasi altro Paese a noi vicino per storia e per sistema.

Per dotarlo dello scudo ministeriale Silvio Berlusconi ha sfidato la logica, il buon senso e anche la fedeltà all’alleato più fedele, la Lega. Tra il premier e Umberto Bossi si coglie spesso una commedia delle parti destinata al teatro della politica che alla fine si ricompone in una complicità che non viene mai meno. Questa volta, nel nome di Brancher, invece si è andati oltre. Nominato ministro per l’«attuazione del federalismo», parola feticcio della Lega, Brancher s’è dovuto prendere prima l’ostracismo di Bossi, poi gli insulti del popolo di Pontida attizzato dal capo. Niente federalismo, allora. Lo hanno chiamato «decentramento» aggiungendo la parola «sussidiarietà», così cara a Cl. L’importante era che Brancher diventasse ministro di qualcosa. Ma riguardate la fotografia del suo giuramento: lui è sorridente, Giorgio Napolitano invece ha lo sguardo basso come chi deve trangugiare un boccone di cui farebbe volentieri a meno.

Nulla poteva eccepire il Capo dello Stato alla nomina di un ministro «senza portafoglio». Ma gli era fin troppo evidente che si trattava di una messinscena. Come s’è visto ieri. E proprio al Quirinale mercoledì sera ha voluto recarsi Umberto Bossi per un colloquio con il Capo dello Stato che ha avuto toni più che preoccupati per l’insieme della situazione politica. La grottesca nomina di Brancher era la testimonianza dei torbidi. Ripeto: quale segreto sarà mai la cassaforte questo Aldo Brancher destinatario di un tale privilegio? Ripeto: perchè quando venne arrestato – da manager Fininvest – per finanziamento illecito del Psi di Craxi lo stesso Berlusconi a raccontare insieme a Fedele Confalonieri giravano intorno al carcere di San Vittore dov’era recluso Brancher per mettersi «in comunicazione con lui». Ora che sono tutti e due al governo le comunicazioni sono più semplici. E i misteri sempre più fitti. Resta un solo dubbio. Napolitano che non lo voleva ministro, che ha incontrato Bossi perchè ci fosse un ripensamento del governo, che lo ha fatto firmare a testa bassa con voce fiebile, che farà? Tante volte si fosse rotto di farsi prendere per i fondelli?

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