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L’EREDITA’ DEL TEATRO EDUARDO

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Eduardo è Napoli e Napoli è Eduardo. Ma proprio per questo le sue commedie sono diventate universali. Perché ha trasformato la sua città in un luogo dell’anima. In una grande metafora della condizione umana. Insieme alla sua Napoli, amata e odiata, tutta Italia in questo 2015 celebra la memoria del più grande drammaturgo italiano del Novecento. Lo fa con un convegni che si ripetono in ogni angolo –non solo d’Italia-  sul antropologia di Eduardo per il  trentesimo anniversario della sua scomparsa avvenuta a Roma il 31 ottobre del 1984, all’età di ottantaquattro anni. Tutti questi appuntamenti ci rivelano un De Filippo inedito, in presa diretta con quelle questioni politiche e sociali di solito nascoste nel backstage della sua poetica, come un suggeritore nella buca. Anche se, a ben vedere, la scena eduardiana politica lo è stata sempre e comunque. Perché le sue opere rappresentano la trasformazione della società italiana, vista attraverso quel doppio concentrato d’Italia che è Napoli. Il sogno, il colloquio con i fantasmi, la presenza dell’aldilà in questo mondo, l’incontro-scontro tra modernizzazione e tradizione, il tramonto della festa, il culto della famiglia che diventa malattia, la rottura del legame comunitario, l’individualismo consumistico incipiente, la passione per la tavola.

Sono altrettanti temi della mutazione antropologica nazionale, colta profeticamente da Eduardo, in commedie come Natale in casa Cupiello e Napoli milionaria con notevole anticipo su Pasolini. I personaggi di De Filippo, proprio come in un teatro delle ombre, non sono altro che  proiezioni fantastiche di questo sottofondo antropologico e sociale che, illuminate dalle luci della ribalta, assumono parvenze di donne e uomini fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Proprio all’esplorazione di questo sottofondo di umanità sono dedicati  gran parte degli incontri a cui partecipano tanti giovani che Eduardo non lo hanno mai incontrato ne ascoltato.  Incontri e convegni fatti di parole e di immagini. Testimonianze di eccezionale valore, con i “risvegli” eduardiani  in cui il sogno si confonde con la realtà. Che ancora oggi hanno un effetto sugli spettatori destabilizzante sul piano storico e su quello teatrale. In questi “risvegli”  -soprattutto dopo 30 anni-  c’è in sintesi tutto il suo teatro. Soprattutto quella straordinaria abilità di costruire personaggi e situazioni che ci mostrano la nostra immagine di oggi riflessa in quella di ieri. Perché è questa capacità di guardarsi, tagliente come una lama di rasoio la grande eredità lasciata da Eduardo a questo paese. Che arriva sempre in affanno alle prove  generali della storia. E per il quale gli esami non finiscono mai.

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