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LIBERTA’, UN LIBRO CHE TUTTI DOVREBBERO LEGGERE

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Il mio amico Oscar Buonamano mi ha consigliato di leggere un libro che lui verrà a presentare nell’ambito del Premio Borsellino. Mi sono accorto così che nel mondo si parla di Libertà, il romanzo di Jonathan Franzen. L’alone di leggenda editoriale che avvolge Libertà ha cominciato a addensarsi ancora prima della sua uscita, quando il dattiloscritto circolava segretamente fra le mani di pochi publisher e traduttori. Dopo il successo planetario de Le correzioni, Franzen era destinato a deludere tutti. Si era guadagnato il titolo di Sommo Narratore E invece non ha deluso nessuno. Ha aspettato che il mondo si scordasse della sua esistenza, ha lavorato alacremente e infine dimostrato di saper andare ancora più a fondo delle Correzioni: più a fondo nella progettualità, più a fondo nelle pieghe insidiose dei rapporti parentali e nella testimonianza della depressione; più a fondo nell’annullamento di se stesso per lasciare spazio unicamente alla storia e più a fondo nell’elencare le trappole invisibili della civiltà nel Terzo Millennio. Cosicché ora, posto accanto a Libertà, Le correzioni – un modello irraggiungibile di compiutezza letteraria per due generazioni di lettori – tradisce la timidezza e l’ingenuità di uno studio preparatorio. Ha impiegato dieci anni a finirlo. Dieci anni. Ecco l’aspetto più eccezionale e scabroso: la pazienza disumana dello scrittore, cui era sottesa l’arroganza di realizzare un’opera che meritasse tanto impegno e altrettanta devozione da parte del suo pubblico.

Dopo dieci anni di attesa, riparati gli errori e rinvenuti gli occhiali, ecco finalmente arrivare il libro che già in contumacia aveva suscitato tanto clamore. Patty e Walter Berglund sono i giovani pionieri di Ramsey Hill, nella cittadina di St. Paul, Minnesota. Vi hanno cresciuto i figli, Jessica e Joey, secondo principi moderni e liberali, discutendo con loro, stimolandoli con riguardo per le rispettive inclinazioni e insegnandogli a pensare. Sono democratici e ecologisti – «greener than Greenpeace» -, concilianti e generosi con il prossimo. Sembrano ineccepibili i Berglund, ma i vicini, che li spiano incessantemente da dietro le finestre a bovindo, non sono persuasi da tanta perfezione. Così, quando una notizia raccapricciante su Walter appare niente meno che sul New York Times, molti anni dopo che la famiglia ha abbandonato Ramsey Hill, sono in pochi a stupirsi. «C’era sempre stato qualcosa di non proprio chiaro a proposito dei Berglund».

Franzen comincia così il suo Great American Novel, scavando un fossato profondo attorno ai Berglund, pattugliando la loro graziosa casetta attraverso gli sguardi impietosi dei vicini, in un modo che ricorda quello di Richard Yates in Revolutionary Road. Poi, quando ci ha convinto che davvero «qualcosa di non proprio chiaro» alberga in loro, fa un salto indietro nel tempo e dentro i protagonisti, per mostrarci di cosa si tratta e come si è arrivati a quel punto. Comincia allora un libro dentro il libro: Narrando dai diversi punti di vista, Franzen mostra come le felicità dei singoli siano tragicamente non conciliabili e come una catena di buone intenzioni possa talvolta condurre a un crimine. Esiste dunque una continuità spaventosa fra la giustizia e il misfatto, fra il bene e il male, e il territorio che li unisce è una terra insidiosa e solitaria dove ognuno di noi è in balia della sua Libertà.   Ogni lettore deciderà se Libertà è all’altezza della leggenda che lo avvolge dall’inizio, di una copertina eroica su Time e della recensione entusiastica di Michiko Kakutani Io lessi Le correzioni a vent’anni ed ero sicuro di non potermi più innamorare così, perché l’età giusta era passata e perché agli esordi, si sa, ci affezioniamo più tenacemente; ero pronto a indignarmi con Jonathan Franzen per la sua presunzione di scrivere a tutti i costi un romanzo che segnasse il tempo, sicuro che avrebbe fallito. Invece no. L’ha scritto davvero: un capolavoro di costruzione, intelletto e controllata misericordia. Libertà. E io mi sono innamorato di nuovo. Come la prima volta.     

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