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MA A TERAMO NO

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La crisi è un business planetario per le mafie. Ma a Teramo no. La mafia non c’è. I concorsi si vincono per merito. I direttori li scelgono per capacità.  Le banche lavorano per lo sviluppo del territorio. La Procura naz.le Antimafia dice ieri che in Abruzzo i clan criminali entrano di prepotenza nelle banche per riciclare milioni di dollari. Approfittano dell’indifferenza complice della gente e della corruzione di manager e dei dipendenti , e fanno affari. Ma a Teramo no . Si infiltrano nel mercato immobiliare e puntano ai profitti colossali. Tutto bene, tutto bello, per chi non vede, non sente e non parla. La magistratura denuncia un’economia sporca che si mimetizza nelle attività legali. Ma a Teramo no.  I mafiosi stanno traendo profitto dalla crisi economica per infiltrare in maniera capillare il commercio, il turismo, le banche. Ma a Teramo no.  I capitali mafiosi non sono solo l’effetto della crisi, ma anche e soprattutto la causa, perché presenti nei flussi economici sin dalle origini di questa crisi. Oggi, mentre la liquidità è diventata il problema principale del sistema imprenditoriale e il sistema è praticamente paralizzato a causa della riluttanza delle banche a concedere prestiti, solo le organizzazioni criminali sembrano avere enormi quantità di denaro da investire, da riciclare. Ma a Teramo no.

 Secondo la Procura naz.le antimafia (marzo 2019)  il 97,4% degli introiti provenienti dal narcotraffico viene puntualmente riciclato da circuiti bancari attraverso varie operazioni finanziarie, acquisizioni di società, centri commerciali, hotel di lusso, ristoranti alla moda. Stiamo parlando di centinaia di miliardi. Mentre c’è chi controlla il limite di 1000 euro di contanti,  il riciclaggio di milioni avviene attraverso un sistema di pacchetti azionari, trasformati in titoli elettronici, fatti passare da un Paese all’altro, che tornano pressoché puliti e, soprattutto, irrintracciabili. Alcune banche si salvano solo grazie a questi soldi. Ma a Teramo no.  Questo non dimostra soltanto che in tempo di crisi le difese immunitarie delle banche si abbassano pericolosamente, ma anche che in tempo di ripresa economica i capitali criminali determineranno le politiche finanziarie delle banche salve grazie ai capitali criminali. Ma a Teramo no.  Questa dinamica spinge a interrogarsi sul peso che le organizzazioni criminali hanno sul sistema economico in tempo di crisi e a considerare necessario un maggiore controllo del settore bancario, attento a che non si superino i 1000 euro di contanti. Beati loro. E se i soldi della droga sono così utili alle banche, ciò aiuta a spiegare anche come mai la lotta alla droga in molti Paesi occidentali viene fatta “con il freno a mano”.

Se Londra è diventata la più grande lavanderie di denaro sporco del mondo, Milano è subito dietro. Tutti i dati dicono chiaramente che Milano è da decenni terra di investimento mafioso. In questa situazione, venendo a mancare i canali di prestito ufficiali, sempre più persone ricorrono ai prestiti illegali, rivolgendosi agli usurai, cioè alla mafia. Ma a Teramo no. Secondo alcuni parametri stabiliti per valutare la presenza di fenomeni usurai, nella classifica del Sole 24 Ore troviamo Teramo e L’Aquila al terzo e quarto posto, Chieti al nono posto e Pescara al quindicesimo. Ma è meglio dire che a Teramo non c’è. Ma è una attività quadruplicata dall’inizio della crisi. Di questa cifra, più della metà rimane nelle tasche degli usurai, che applicano tassi di interesse a partire dal 60% annuo. Fenomeno connesso alle bande del crimine organizzato dei Balcani e dell’Est Europa. Ma a Teramo no. E le loro principali attività sono il traffico di donne e di eroina, l’usura è solo un affare secondario. Ma a Teramo no. 

Le mafie sono ormai organizzazioni internazionali, globalizzate, agiscono ovunque. Ma a Teramo no. Parlano diverse lingue, stringono alleanze con gruppi oltreoceano, lavorano in joint-venture e fanno investimenti come qualsiasi multinazionale legale. Per fortuna n’ capisc’ luterraman’ e n’ magn l’arrosticin’.Ieri il Procuratore De Raho ha detto agli studenti de la Sapienza che “nessuno è immune. Bisogna colpire i capitali, il loro motore economico, che troppo spesso rimane illeso, perché più difficile da tracciare, e perché, come abbiamo visto, è un capitale che fa gola a tanti in momenti di crisi, alle banche prime fra tutti” . Ma a Teramo no. Banche legate alla sacra corono unita non ci sono.

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