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MA I TERRORISTI HANNO PERSO

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Quando osservo Ground Zero, penso ai vigili del fuoco che pur non essendo di turno si precipitarono al World Trade Center appena seppero degli attacchi, e lì persero la vita. Penso anche a tutte quelle persone alle quali non si riuscirà a tributare il giusto riconoscimento. Niente a New York è come dieci anni fa. Il sindaco ha piazzato le seggiole su Broadway giù fino a Times Square trasformando il centro del mondo in una paciosa piazza di paese. Sulla vecchia ferrovia sopraelevata High Line, che serviva dal 1934 i 250 mattatoi urbani, c’è un giardino pensile che ingentilisce le putrelle del secolo di ferro, il Novecento, con i fiori selvatici e l’erba aromatica di un XXI secolo appena sbocciato. I ragazzi portano dei curiosi pinocchietti al polpaccio, anche sul lavoro, le ragazze sfidano il fresco settembre con pantaloncini da spiaggia. Le scuole sono riaperte e Obama, che ha assunto il ruolo di predicatore nazionale, parla agli studenti da preside democratico “dateci dentro che son tempi duri”. Da quando migliaia di persone hanno perso la vita negli attacchi contro il World Trade Center e il Pentagono, migliaia di altre persone visitano il luogo nel quale un tempo sorgevano le Twin Towers per rendere omaggio alle vittime di New York. Recarsi a Ground Zero è un’ esperienza molto difficile e molto penosa. Ma per me è anche fonte di ispirazione. Quel posto, infatti, è un imperituro ricordo del fatto che l’ 11 settembre, il giorno in cui ebbero luogo gli attentati, l’ America vinse la guerra contro i terroristi. Ora dobbiamo continuare a vincere tutte le battaglie. Scopo degli individui che hanno attaccato l’occidente era di distruggerne lo spirito. Si è trattato infatti di un attacco contro l’ idea stessa di società libera e civile. Certamente, i terroristi intendevano uccidere molti americani e, tragicamente, ci sono riusciti. Ma altrettanto non si può dire del loro scopo ultimo: terrorizzare e dimostrare che l’America e l’Europa sono vulnerabili. Coloro che hanno attaccato credevano di non trovare determinazione. Ma si sbagliavano. Subito dopo gli attacchi gli americani hanno spontaneamente dimostrato che, se messi alla prova, sono tanto coraggiosi, tanto determinati e tanto volenterosi quanto lo furono i  loro antenati a dare la vita per difendere la libertà politica, la libertà economica, la libertà di religione e tutti gli altri valori sui quali si regge il loro paese. Questa è la vera storia dell’ 11 settembre – la storia di centinaia e centinaia di vigili del fuoco, di poliziotti, di soccorritori, di squadre di pronto intervento, e di altri coraggiosi americani che hanno dato la loro vita senza esitazione alcuna per salvare altre vite e per difendere l’ America. Conosciamo ormai i vigili del fuoco, i poliziotti e i soccorritori che sono morti. Conosciamo i loro nomi, e potremo onorarli. Quelli di cui non sappiamo nulla sono gli eroi nascosti. In taxi mi hanno raccontato la storia di un uomo, un padre di famiglia che credo avesse 69 anni e che lavorava al World Trade Center. Il giorno dell’ attacco, mentre l’ edificio in cui si trovava era evacuato, egli lasciò che chiunque fosse più giovane di lui passasse davanti a lui nella coda per entrare in ascensore. Gli ascensori fecero parecchi viaggi, portando in salvo molte persone. Quando gli ultimi due ascensori si apprestarono a partire, tutti cercarono di indurlo a salire. Ma egli rispose: “No, no. Io ho già vissuto una lunga vita. Voi dovete essere messi in salvo prima di me. Non preoccupatevi”. E, ovviamente, non uscì mai più. Ci sono molti eroi ed eroine così seppelliti lì. Talvolta mi chiedo che cosa sarebbe successo se la gente si fosse comportata differentemente. Che cosa sarebbe successo se avessero fatto quello che i terroristi pensavano avrebbero fatto? Sono sicuro che il piano terroristico mirava a creare il panico e il caos. Sapevano che gli attentati avrebbero provocato la morte di un certo numero di persone, ma credevano che il modo caotico con il quale la gente avrebbe reagito ne avrebbe uccise ancora di più. Uomini e donne si sarebbero calpestati gli uni gli altri, si sarebbero fatti del male a vicenda, forse persino uccisi, pur di uscire all’ aperto. I terroristi si aspettavano di assistere ad un comportamento vigliacco di massa. È stupefacente vedere i filmati girati al World Trade Center l’ 11 settembre, vedere quanto ordinatamente la gente si comportasse mentre evacuava gli edifici. Nei giorni che fecero seguito all’ attacco, il paese si unì e si strinse agli abitanti di New York. Ogni stato, ogni città, ogni regione americana l’aiutò con forze dell’ordine, con vigili del fuoco, con soccorritori, con personale medico. Il loro incredibile numero, la loro autentica volontà di prestare soccorso sono stati stupefacenti. In molti casi, potevano effettivamente prestare aiuto; in altri casi non potevano. Ma la loro semplice presenza ha fornito agli abitanti di New York una fortissima sensazione di solidarietà. La città di New York è riuscita ad affrontare questa tragedia – e a superarla – in gran parte perché ha ricevuto un simile aiuto e incoraggiamento da parte di tutto il resto del paese. Nella risposta ai terroristi il popolo americano ha sentito di appartenere a qualcosa di molto più grande, qualcosa di molto più vasto e importante. Vorrei che anche la gente del mio Paese sentisse di far parte di una comunità unica. Quando riandiamo col pensiero ai terribili avvenimenti dell’ 11 settembre, è importante che teniamo ben presente che l’occidente tutto, tutti noi siamo stati attaccati per ciò in cui crediamo. Siamo stati attaccati perché crediamo fieramente nella libertà di religione, nella libertà politica e in quella economica, mentre i terroristi credono fermamente nella tirannia e nell’ oppressione. Dobbiamo guardare al luogo dove sorgeva il World Trade Center come ad un promemoria del fatto che la libertà e la democrazia si ottengono a caro prezzo, il prezzo della vigilanza. E non dobbiamo mai chiudere gli occhi nei confronti di coloro che cercano in ogni modo di fare a pezzi questi valori. Con la consapevolezza  che un popolo libero prevarrà sempre. Vivere in libertà conferisce una scorta di coraggio e di determinazione che non si sa neppure di avere fino a quando il nostro stile di vita è messo in pericolo.   SE  HAI  AVUTO  LA  VOGLIA DI LEGGERE QUESTE RIGHE TI RINGRAZIO. QUESTO ARTICOLO DEL SINDACO DI NEW YORK  GIULIANI E’ STATO PUBBLICATO  SU LA STAMPA . ADERISCE ALLA INIZIATIVA  PER IL RICORDO DELL’11 SETTEMBRE  CHE HA VISTO PROTAGONISTI  CENTINAIA DI ALTRI SITI IN TUTTO  IL  MONDO  CHE RIPORTANDO ARTICOLI VECCHI E NUOVI  RICORDANO “l’immutabilità della tragedia” ANCHE A 10 ANNI DALL’11 SETTEMBRE. OGNI TRAGEDIA PICCOLA O GRANDE NON VIENE CANCELLATA DAL TEMPO.  

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