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MA QUALE BAVAGLIO… CORRUZIONE & CRIMINALITA’ IN ITALIA NON ESISTONO

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Viviamo un mondo che tutela il crimine, allontanandolo dalla scena e rendendolo sia invisibile, sia impunibile. Un mondo dove i custodi della democrazia sono neutralizzati e il popolo, bendato perché disinformato, vive e vota dopo esser mutato interiormente. Un regime simile ci trasforma ineluttabilmente in bestie a quattro zampe. “In principio resta un rinoceronte: è bizzarro, ma passa. Piano piano tutti si trasformano”. (Il Rinoceronte di Eugène Ionesco) SILENZIO! CORRUZIONE & CRIMINALITA’ IN ITALIA NON ESISTONO. Contrariamente a quello che si tende a credere, non è il suffragio universale a sparire per primo, quando la democrazia si spezza. Per primi sono azzoppati i suoi guardiani, che non mutano col cambio delle maggioranze e che sono le leggi, i magistrati, le forze dell’ordine, la stampa che tiene sveglio il cittadino tra un voto e l’altro.

Anche le costituzioni esistono per creare attorno alla democrazia un muro, che la protegge dalla degenerazione, dal discredito, soprattutto dal dominio assoluto del popolo elettore. Quando quest’ultimo regna senza contrappesi, infatti, le virtù della democrazia diventano vizi mortiferi. Nella sua descrizione degli Stati Uniti, Tocqueville chiama i guardiani i «particolari potenti»: sono la stampa, le associazioni, i légistes ovvero i giuristi. In loro assenza «non c’è più nulla tra il sovrano e l’individuo»: sia quando il sovrano è un re, sia quando è il popolo. Queste mura sono in via di dissoluzione in Italia, da anni. Ma nelle ultime settimane l’erosione ha preso la forma di un concitato giro di vite: un grande allarme s’è creato attorno alla corruzione dilagante, seguito da un grande tentativo di mettere corruzione e malavita al riparo dai custodi della democrazia.

Il 17 febbraio, quando la Corte dei Conti constata, in apertura dell’anno giudiziario 2010, l’enorme aumento del malaffare. La denuncia del presidente della Corte e del procuratore generale, Tullio Lazzaro e Mario Ristuccia, è grave: «Una sorta di ombra e nebbia sovrasta e avvolge il tessuto più vitale e operoso del Paese», opponendo una «pervicace resistenza a qualsiasi intervento volto ad assicurare la trasparenza e l’integrità» nelle amministrazioni pubbliche. I «necessari anticorpi interni non vengono attivati», ed è la ragione per cui la cura della patologia è «lasciata al solo contrasto giudiziale, per sua natura susseguente e repressivo». Le conseguenze, nefaste, indicate da Lazzaro: «Il Codice Penale non basta più, la denuncia non basta più”. Ci vuole un ritorno all’etica da parte di tutti. Che io, purtroppo, non vedo. HA RAGIONE DENIS VERDINI: SIAMO TUTTI RINOCERONTI…O NO ??? Quel che va in scena è la controffensiva d’un governo che si sente asserragliato più che responsabilizzato: che a parole annuncia misure anti-corruzione, e nei fatti predispone un’autentica tenda protettiva, tale da coprire il crimine, sottraendolo agli occhi dei cittadini e della legge con tecniche di occultamento sempre più perverse, garantendo a chi lo commette impunità sempre più vaste.

Ancor oggi si spera che essa non passi, grazie alla resistenza congiunta di editori, stampa, magistrati, deputati finiani, Quirinale. Grazie anche all’intervento del sottosegretario americano alla Giustizia Breuer, che evocando la lotta antimafia di Falcone ha indirettamente smascherato la natura di una legge che sembra patteggiata con la malavita. Fino all’ultimo tuttavia, e per l’ennesima volta nell’ultimo quindicennio, Berlusconi tenterà di imbavagliare magistrati, mezzi d’informazione. Se la legge sarà approvata, i magistrati faticheranno sempre più a snidare reati, a istruire processi. Bersaglio dell’operazione è non solo la stampa ma il cittadino. Si dice che il suffragio universale è sacro e al tempo stesso si toglie, a chi vota, l’arma essenziale: la conoscenza, i Lumi indispensabili per capire la politica e dunque esercitare la propria vigile sovranità.

Ci sono eventi storici che solo la letteratura spiega fino in fondo e anche in Italia è così. Proviamo a leggere Il Rinoceronte di Eugène Ionesco e vedremo descritto, limpido, lo strano mondo in cui dai primi Anni 2000 anni viviamo: un mondo che tutela il crimine, allontanandolo dalla scena e rendendolo sia invisibile, sia impunibile. Un mondo dove i custodi della democrazia sono neutralizzati il popolo, bendato perché disinformato, vive e vota dopo esser mutato interiormente. Un regime simile ci trasforma ineluttabilmente nelle bestie a quattro zampe descritte dal drammaturgo. In principio passa un rinoceronte: è bizzarro, ma passa. Poi piano piano tutti si trasformano. Perfino il filosofo diventa prima un po’ verde, poi le mani raggrinziscono, poi sulla fronte gli cresce il corno. La mutazione genetica avviene quando cadono le categorie umane classiche: il confine fra lecito e illecito, bene e male. In questione non resta che lo «stato d’animo». Come per Denis Verdini: indagato per concorso in corruzione, il coordinatore del Pdl non si dimette come Scajola perché, assicura, «non ho questa mentalità». Chi ha desiderio di cedere, nel dramma di Ionesco, lo fa perché il rinoceronte gli appare più naturale dell’uomo, perché «possiede una specie di candore», perché emette un barrito incomprensibile ma sonoro, trascinante. Cedere è attraente, questione di mentalità, appunto.

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