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MANZONI CI SPIEGA LA NATURA UMANA

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Faccio ancora molte letture di libri nuovi (o relativamente nuovi) oppure antichi che mi ricordano un’atmosfera di buone scuole, quando la poesia serviva a imparare l’italiano di un’altra epoca, i costumi, la storia, i personaggi non inventati ma storici.

Uno degli autori che il professore di italiano (eravamo al liceo) citava più spesso era il Manzoni, come romanziere e come poeta. “I promessi sposi” li raccontò come grande storia, e il suo romanzo fu letto e apprezzato in Italia ma anche all’estero. Ma anche il poeta fu grande nell’esprimere sentimenti, personaggi, il racconto di una situazione non solo italiana ma europea.

Manzoni era un autore che interpretava la bontà ma anche il sopruso d’una società dove i deboli e i poveri sono molto più numerosi e indifesi rispetto ai ricchi, ai superbi, ai malvagi. Ma era anche un uomo animato da idee politiche che, a volerne definire ai tempi in cui l’abbiamo studiato (erano gli anni Trenta del secolo scorso), sarebbe stato definito un cattolico-socialista. Del resto i professori del nostro liceo erano più o meno di quelle stesse idee.

Nei giorni scorsi ho riletto libri antichi, romanzi, prosa e critica letteraria. Naturalmente Manzoni è tra quelli: racconti, romanzi, poesia.

Per quanto riguarda le poesie, la più bella è quella dedicata alla morte di Napoleone, personaggio interpretato come a doppia faccia: egoista e altruista, vittorioso e sconfitto, generoso e avido. Il titolo è “Il cinque maggio” che è appunto la data della sua morte a Sant’Elena e la poesia è un altro sovrappiù di aspetti caratteriali contrapposti che riflettono la complessità della nostra epoca, dominata al tempo stesso dal Dio trascendente e dall’Io immanente, il divino e l’umano. In realtà tutto è uomo ma tutto è duplice: «Fu vera gloria? Ai posteri / l’ardua sentenza: nui / chiniam la fronte al Massimo / Fattor, che volle in lui / del Creator suo spirito. / Più vasta orma stampar». E poi: «La fuga e la vittoria / la reggia e il tristo esiglio: / due volte nella polvere, / due volte sull’altar».

Rileggendo il romanzo e la poesia (questa sulla morte di Napoleone non è la sola ma è una delle più belle) emerge la duplicità della nostra specie. Ch’io sappia non esistono altre che siano mosse da sentimenti così contrastanti. Ma questo deriva probabilmente dal fatto che le altre specie animali hanno sì anch’esse sentimenti, ma estremamente elementari, destinati a soddisfare i bisogni elementari che la natura richiede. Nella nostra specie invece i sentimenti non sono semplicemente dettati dai bisogni elementari, bensì da bisogni ispirati dalla potenza dell’Io che sta dentro di noi e determina i sentimenti.

La differenza è qui: i sentimenti determinati dall’Io non si limitano alla soddisfazione dei bisogni elementari ma vanno alla ricerca di bisogni nuovi e i sentimenti che li soddisfano: creano il pensiero, la mente che lo accoglie, lo perfeziona e soprattutto lo trasmette agli altri organi della nostra struttura corporale che a sua volta li trasmette affinché anche quel requisito corporale entri in azione. È molto complessa l’organizzazione umana: un grumo di bisogni, trasmesso a tutti gli organi del corpo che entrano in azione e affluiscono alla mente che a quel punto è in grado di agire con la necessaria volontà e con la forza di attuazione.

Le arti, tutte le arti, servono a raffinare l’apparato sentimentale destinandolo a nuovi bisogni e a nuovi sentimenti distaccando ancora di più la natura della nostra specie dal genere degli animali dal quale proveniamo. L’arte in generale ha una funzione che di solito viene trascurata da chi si occupa dell’esistenza umana. Senza le arti di qualunque genere e tipo noi avremmo scarsa distanza dal genere animalesco dal quale proveniamo. Quel genere ignora totalmente l’esistenza delle arti e viceversa per noi nascono al nascere stesso della nostra specie. Lo dicono le ricerche sugli affreschi disegnati sui muri delle caverne e lo dice non a caso anche la mitologia che pose la danza delle Grazie e delle Muse al vertice di questo requisito particolarmente importante della nostra specie. Sembra strano ma fu il ballo la prima delle arti che Zeus guardò con estremo interesse e in qualche modo vi prese parte.

Queste riflessioni che non sono di carattere filosofico ma semi mitologiche hanno grande importanza. La cultura antropologica ha enumerato con grande attenzione i vari aspetti e differenze della nostra specie dal genere animale dal quale proveniamo, ma ha spesso omesso la funzione delle arti. Esse sono estremamente importanti anche adesso e anche nella storia che ci precede di secoli e millenni, ma quello che non è stato ben chiaro e che vale la pena di sottolineare è che la danza mitologicamente nasce insieme al nostro genere ed è affidata non a caso a delle semidee femminili. Bisogna riflettere su questo aspetto che non è solo mitologico ma conoscitivo.

La storia delle arti diventò con il tempo una parte notevole della storia civile e politica della società. La pittura, la scultura, la musica, la danza, la poesia: le arti sono aumentate con il corso del tempo; costituiscono una storia propria e tuttavia è largamente influenzata e a sua volta agisce e modifica la società civile e perfino politica.

Siamo partiti dalla prosa e dalla poesia del Manzoni la cui figura artistica, a mio parere, è notevolmente dotata. Ma pensiamo che l’arte e gli artisti nelle varie epoche e nei modi con i quali si manifestano contribuiscono immensamente a influenzare la storia e l’umanesimo cambiando l’Io non più soltanto comandante ma a sua volta comandato. Del resto, non a caso, l’arte, le sue opere, i suoi sentimenti, i suoi miti fanno parte della nostra specie e della nostra storia. Gli animali cercano di soddisfare i loro bisogni primari. L’uomo, che discende dallo stesso genere, è dotato di facoltà che lo fanno completamente diverso. La mente elabora i pensieri e l’Io è in grado di controllare da fuori del noi stesso la sua azione sull’intera personalità. Questa è la profonda differenza della nostra specie sulle altre e così continuerà ad essere e a evolversi fin quando scomparirà anch’essa. Vita e morte, male e bene, istinto e auto-consapevolezza: questo siamo noi fino a quando esisteremo.

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