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MARINAI, PROFETI E BALENE: ECCO A VOI CAPOSSELA

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Da vent’ anni grande navigatore nell’ arcipelago della canzone italiana, tra linguaggi musicali diversi e sperimentazioni, il cantautore milanese (nato ad Hannover) ha appena firmato la prima copia del nuovo album, anzi due, intitolato «Marinai, profeti e balene». Sono lontani i tempi della mucca a due teste, la capra unicorno, il maiale a cinque zampe, le peripezie del Mago Wonder e lady Love, i vari freaks, insomma tutte le creature strambe imprigionate per essere poi liberate in qualunque momento sul palcoscenico dei teatri. Ma resta il suo show di arte varia, con al centro sempre la canzone, con un soffio di fantasia più tenue e romanica che popola il palco di creature oniriche. Per Vinicio Capossela Nuovo cd (dal 26), nuovo tour (dal 27) e nuovo show: evoluzione dell’ immaginario che l’artista vuole rappresentare. Una fessura attraverso la quale spiare le creature  che popolano «Marinai, profeti e balene», che forse non sono così lontane dalla realtà, almeno nel valore simbolico.

Il mare ha generato lo tsunami che ci ricorda quanto siamo piccoli nell’universo, “non più che polvere, di fronte alla natura” riflette l’autore. E nel mare si avventurano i profughi. Ma sempre nel mare, suggerisce, si può trovare la perla, la luce, il frammento divino, e così dedicarci alla bellezza che è in noi. All’ inizio le sue canzoni parlavano di avventure, ricordi, amori, bastava un club con qualche tavolino. Nel tempo ha elaborato un universo di nuovi personaggi che oggi acquistano fisicità. Ora l’artista, il cui ritratto è stato a lungo quello del bohemien, non è più giovane. Non rinnega ma prende le distanze dal passato. Con la consapevolezza del valore della sua arte cerca di lasciare una traccia profonda. Cerca di regalare qualcosa di duraturo al suo pubblico. Vuole affermarsi nel mondo della cultura e non più in quello degli evanescenti. Come dice nella conferenza stampa «A quarant’ anni si mettono a fuoco meglio le cose”.

Ora beve acqua prima dei concerti. Ora è consapevole. Ha dignità di poeta e musicista. Non salta una data. Ora la terra è in vista, non più celata dai deliri. Dopo un lungo viaggio nei mari in tempesta ora naviga nel mondo della letteratura, della mitologia e dell’immaginazione. Ed è così che Vinicio Capossela sbarca con il suo nuovo tesoro omerico e mediterraneo. Diciannove tracce inedite che parlano del mare e delle sue profondità, culturali e psicologiche. I cui segni possono essere interpretati solo dai profeti, ai quali tocca però il tormento di non essere creduti. Proprio ai profeti è dedicata l’unica canzone che mi è piaciuta «Dimmi Tiresia», dolce e sofferta, mentre l’album si apre con «Il Grande Leviatano», un’overture quasi liturgica che evoca le potenze del male e del bene. Dall’Odissea omerica a Moby Dick di Melville, a Conrad fino alla Bibbia, il testo più selvaggiamente saccheggiato del rock’n’roll. 

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