MASADA MARATHON MILANO: QUANDO IL JAZZ DIVENTA STORIA

MASADA MARATHON MILANO: QUANDO IL JAZZ DIVENTA STORIA

Nel novembre 1992 John Zorn, compositore , arrangiatore, produttore discografico e sassofonista/multi-strumentista statunitense, oggi il più celebrato compositore americano d’avanguardia, registra l’album Kristallnacht, una suite di sette composizioni che fanno riferimento alla Notte dei cristalli, il pogrom condotto dai nazisti nella notte tra il 9 e 10 novembre 1938 in tutta la Germania. Partendo da questa composizione, Zorn ha iniziato ad esplorare la propria eredità ebraica e ad interessarsi ai generi musicali di questa tradizione. Nei tre anni successivi ha composto una serie di circa 200 pezzi, che fondono la musica tradizionale ebraica con il jazz; i titoli stessi di queste composizioni sono in lingua ebraica.

Questa raccolta di pezzi è conosciuta come Masada. Il quartetto originale che la interpretava era composto da John Zorn al sassofono, Dave Douglas alla tromba, Greg Cohen al contrabbasso e Joey Baron alle percussioni. Nel 2004 Zorn ha iniziato la composizione di una seconda serie di pezzi Masada, intitolandola Masada Book Two, Book of Angels. A questa nutrita serie di composizioni è dedicato il concerto, in cui dodici fra i più importanti e celebri collettivi di improvvisatori sulla scena newyorkese – da Medeski, Martin & Wood a Marc Ribot, Jamie Saft, Dave Douglas, Erik Friedlander – presentano la loro interpretazione delle composizioni zorniane. Lunedì 8 novembre 2010, alle ore 21.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni, 42, Milano), in prima mondiale,  John Zorn, ha presentato con alcuni fra i più acclamati solisti della scena musicale internazionale, una panoramica sulle sue più recenti composizioni, raccolte sotto il titolo  Masada Book of Angels.

Dodici diversi gruppi, tutti legati da lungo tempo all’estetica zorniana, si  sono alternati  sul palcoscenico del Teatro Manzoni per interpretare le più recenti ed affascinanti creazioni di Zorn, da anni impegnato nella rivisitazione dei contesti linguistici del post-moderno, cui abbina una vibrante rilettura delle proprie origini culturali ebraiche. La elettrica e laica contemporaneità della cultura metropolitana newyorkese si abbina così all’intensità spirituale della tradizione culturale ebraica, dando vita ad un sincretismo linguistico di squassante e teatrale espressività.

Le dodici formazioni, in una peculiare e trascinante maratona musicale, oltre allo stesso Zorn vantano solisti di fama internazionale, da un trio come Medeski, Martin & Wood al violoncellista Erik Friedlander, dal trombettista Dave Douglas al batterista Joey Baron, dal chitarrista Marc Ribot alle voci di Basya Schecter e Malika Zarra, dal violinista Mark Feldman e la pianista Sylvie Courvoisier a gruppi come Banquet of The Spirits e il Bester Quartet (un tempo applaudito con il nome di Cracow Klezmer Band), per non parlare di organici “storici” del mondo estetico di Zorn: Masada, Electric Masada, Bar Kokhba. Come in una sorta di gigantesco iPod, ogni gruppo si  è alternàto  sulla scena senza soluzione di continuità, presentando ciascuno circa venti minuti di nuove composizioni dell’ormai leggendario protagonista della nuova avanguardia musicale americana.

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