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MATERA OPEN FUTURE

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E’ arrivato il grande giorno per quel paesaggio che Pasolini definì “assoluto”: un presepe di tufo che per 365 giorni sarà teatro di musica, teatro, performance e acrobazie del pensiero. “Open Future” è il titolo-filo rosso che guiderà gli eventi. I materani sono felicissimi e orgogliosi. E il turismo vede il Sasso Caveoso e quello Baresano schizzare al secondo posto in Europa, dopo Londra, nelle mete di gennaio. Insomma, “siamo al tripudio” come ha spiegato ai ai siti di mezzo mondo il direttore artistico Paolo Verri, dopo che anche la stazione di Matera Centrale, progettata da Stefano Boeri, ha visto passare i primi treni. Una bellezza generata dalla povertà. Forse è questa la chiave di lettura di questo anno in cui Matera sarà la Capitale europea della Cultura, prendendo spunto da un classico della letteratura del nostro Novecento, quel Cristo si è fermato a Eboli in cui Carlo Levi, dopo aver descritto la tragica condizione sanitaria e sociale dei Sassi materani, prende spunto da essa, la fonde col complessivo panorama materano e giunge ad affermare che chiunque veda Matera non può che restare profondamente colpito dalla sua dolente bellezza. E poiché, citando un altro classico immortale come L’idiota di Dostoevskij, “la bellezza è un enigma”, ecco che questa bellezza avrà un senso solo se saprà conservare la sua originalità dando vita a una nuova strada di sviluppo culturale, volano per la Basilicata e per l’intero Meridione. Si è lavorato per anni, per giungere a questo traguardo. E ora la città dei Sassi è finalmente sotto i riflettori internazionali.

Lo resterà per un anno, 48 settimane fitte di eventi che dureranno fino al 20 dicembre. Gli artisti e curatori coinvolti nel grande evento sono 120. I Paesi europei 27. E , più o meno direttamente, sono state coinvolte tutte le regioni italiane. L’80 per cento del programma culturale è caratterizzato da produzioni originali, vale a dire anteprime assolute a livello mondiale. Il lavoro è durato 7 anni, dal 2011 al 2018. Matera “orgoglio d’Italia e d’Europa”. Simbolo del Mezzogiorno italiano che vuole innovare e crescere, sanando fratture e sollecitando iniziative. Ma anche dei vari Sud d’Europa, così importanti per il Continente, perché nel Mediterraneo si giocheranno partite decisive per il suo destino e per quello del pianeta, richiamando l’attenzione sul valore inclusivo della cultura. Lo scenario incantato delle antiche cavità rupestri, fino agli anni ‘50 riparo per un’umanità dolente, ora divenuto un sito suggestivo e unico al mondo, patrimonio dell’Unesco, lancia un messaggio importante: la cultura costituisce il tessuto connettivo della civiltà europea. Non cultura di pochi, non cultura che marca diseguaglianza dei saperi – e dunque delle opportunità – ma cultura che include, che genera solidarietà; e che muove dai luoghi, dalle radici storiche.

L’idea stessa di Europa si fonda, in misura fondamentale, sul valore riconosciuto alla cultura delle sue genti, le scoperte scientifiche, la poesia, il pensiero filosofico, la vivacità letteraria, le arti, l’urbanistica hanno dato origine a modelli di vita. Insomma, pur nelle sue specifiche e importanti diversità, il nostro Continente è stato capace di dare al mondo un grande patrimonio condiviso di civiltà e di risorse, tanto da far risultare nella storia – e tuttora – indispensabile il suo contributo protagonista per il futuro stesso della intera comunità mondiale. Proprio a Matera, ci si rende conto di quanto la fatica e il genio di una comunità siano riusciti a produrre, e si coglie anche il legame con un cammino più grande, quello dei popoli europei, orientato da valori comuni; da una cultura che è sempre più feconda e che ha consentito a tutti noi europei di compiere passi decisivi verso la libertà, la pace, il benessere. Il Cristo di Eboli ci insegna oggi che occorre sfruttare il potere della cultura per la coesione sociale e il benessere. In linea con questa indicazione, abbiamo il dovere di “sostenere la creatività, le relazioni culturali internazionali e di investire sul potenziamento di quella rete di conoscenza e di formazione, di innovazione e di lavoro, che sola può offrire al Continente un destino all’altezza dell’attesa dei i suoi popoli. A cominciare dalle generazioni più giovani, che meglio di altri sanno come il profilo europeo sia essenziale alla loro identità. Essere europei è, oggi, parte ineliminabile delle nostre stesse identità nazionali.

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