You are currently viewing MICK: LA SUPERSTAR MICK

MICK: LA SUPERSTAR MICK

  • Autore dell'articolo:
  • Commenti dell'articolo:0 Commenti

La superstar. Un meraviglioso impostore. Continua a vendere per pura routine le sue sculettate, gli ammiccamenti strappamutande, il sex appeal da Casanova incartapecorito ma ancora capace di portarsi a letto qualsiasi donna. Possiamo credergli mentre canta pene d’amore in “Miss you”? Più facile identificarlo mentre rilancia provocazioni sessiste, da “Honky tonk women” a “Brown sugar”, da “Let’s spend the night together” a “Start me up” o quando fa la vittima in “Tumbling dice” o spara falsetti lascivi in “Streets of love”. O quando si identifica nel pupazzo a molla di una incendiaria “Jumping Jack Flash”, che inaugura la notte capitolina. Jagger si avventura in pronostici calcistici. Grida paraculo in italiano: «Che posto meraviglioso il Circo Massimo». Sa che non vi sia luogo al mondo più adatto per celebrare la sua vanità: qui nella valle dove ai tempi di Romolo furono rapite le «girls» Sabine, dove sorgevano i palazzi di Augusto e Tiberio, dove Nerone volle far realizzare una stanza delle meraviglie rotante, fornita di ogni ben di Dio, altro che i camerini delle popstar o questi schermi colossali che rimandano le loro immagini più-grandi-del-vero mentre si immergono nella tesissima, micidiale “Gimme shelter” o nel sabba controverso di “Sympathy for the devil”.

Con ogni mossetta, il Magnifico Impostore suggerisce: «Adoratemi», mentre la congrega dei vecchietti che lo circonda – da Charlie Watts che prima che sprigioni il suo “thump-thump” a orologeria ti verrebbe voglia di invitarlo a un giro a briscola, a Ron Wood che pare un avventore molesto da cacciare dal pub – sembra suggerire a Mick: dai, noi ci crediamo davvero, tu continua a fingere e va bene così. Tanto, siamo protetti dallo Sciamano e dalle pozioni miracolose del rock’n’roll. Fatto sta che ancora oggi i musicisti più pretenziosi, quelli di quelli di bocca buona, cantano, innamorati, dietro di lui. E Satisfacion torna per una notte la nostra colonna sonora. Senza questa roba che da ancora allo stomaco la stessa sensazione che si ha dopo aver ingurgitato due Manatthan  prima del tramonto, non ci sarebbe stato il rock dei Clapton, dei Plant, dei Baker; neppure l’heavvy metal che la mia generazione, piuttosto esigente, non è mai riuscita ad amare. Soprattutto dietro lo sgambettare ammiccante di Mick torna la sensazione che, ascoltando Jagger e compagni,  la nostra epoca sarebbe stata diversa insieme con le loro canzoni. Non so dire se migliore o peggiore, ma la musica non è indifferente ai costumi dei popoli e all’evoluzione della stessa libertà che a quel tempo immaginavamo assoluta e senza limiti, proprio come promettevano i Rolling Stones conducendoci, secondo qualcuno, agl’inferi: posso assicurare che mai posto per  chi aveva meno di vent’anni agli inizi dei Settanta è stato più confortevole. Con Statisfacion, beninteso. ®  

Lascia un commento