MISERIE E BASSO IMPERO

MISERIE E BASSO IMPERO

Anche nella decadenza ci vorrebbe un pò di stile. Pure nel crepuscolo sarebbe richiesto un pizzico di non ineleganza. Specie chi ha creduto nel berlusconismo, in questo quasi ventennio di parabola del Cavaliere, dovrebbe pretendere che il suo epilogo  non sia nello stile all’insegna dei tanti bassi imperi che la storia ha visto in questi millenni. Certo contano più di le università e 1000 istituti medi occupati, 20 direttori di musei che firmano contro Bondi, gli operai sulle gru, i numeri della crisi, i vaneggiamenti razzisti,  i tagli al volontariato, il disastro ambientale a Napoli  e le cupole camorristiche che portano alle dimissioni di un ministro. Ma c’è di più. Dopo le leggi ad personam, la condanna a Dell’Utri, il bunga bunga con Lele Mora, Ruby in Ferrari, la decadenza politica e morale, ecco la nuova paladina  onorevole dei salotti e gia socia in fallimento di quel campione di Briatore, la signora Santanchè che allestisce un telefono azzurro per finiani che vogliono smarcarsi da Gianfranco e tornare all’ovile in un gesto che ha qualcosa tra l’umiliante e il disperato.

Ecco la nipote Mussolini con le labbra nuove nuove che fotografa un colloquio fra Bocchino e la Carfagna, per avvalorare la tesi che Mara starebbe tradendo Silvio col delfino di Gianfranco, a svelare il livello dello sfascio. Ecco il super- falco pidiellino, Giorgio Straquadanio, che fa la lista di chi andrà a Salò col Cavaliere e di chi invece già lo sta tradendo? Girano nel Palazzo le liste dei traditori, veri o supposti. Impazza nel Pdl la sindrome del tradimento. Serpeggia nel governo il sospetto che il vicino di posto stia per tradire il Cavaliere. Le crisi di regime, del resto, vivono sempre e muoiono sempre nell’incubo del tradimento. Simboleggiato da Dino Grandi, quello del Gran Consiglio. Incarnato da Badoglio, e il «badoglismo» è sempre stato sinonimo di tradimento nella retorica fascista Miserie. Aver coltivato il mito della grandeur e un certo titanismo politico e finire così malinconicamente è un contrappasso che  l’Italia non merita.

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