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MODENA PARK : TATUATA SULLA PELLE

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Oggi alle ore 16 /18 sul Go To Webinar de “La Sapienza”, per gli studenti del Dams, lezione n. 19 /20 “Vasco e Modena Park”
Modena Park, 1 luglio 2017 , è stato il più grande raduno rock della storia della musica mondiale. Dopo tre anni Rai1 riproporrà la immagini di questo concerto. E’ l’occasione per rivedere un evento mondiale. In un’estate avara di musica dal vivo, infatti, sarà possibile rivedere le immagini del mega concerto di Vasco. Rivivere l’emozione di Modena…ModenaPark. Quest’anno che i concerti sono saltati e siamo tutti orfani dei grandi eventi, cerchiamo di consolarci . Sono passati esattamente due anni: il 1° luglio 2017 Vasco Rossi radunava al Parco Ferrari di Modena 225.173 spettatori paganti (dato ufficiale Siae) e 5000 tra amici, stampa, staff, servizi vari, per l’evento musicale più straordinario mai organizzato in Italia. Numeri da record del mondo, la consacrazione definitiva del Blasco, l’ennesima dimostrazione d’affetto da parte dei suoi fan. In questi anni molto mi hanno chiesto se quello di Modena è stato davvero un grande concerto Sì, certo. Oltre tre ore e mezza di show, il più lungo di sempre per Vasco, una scaletta ricchissima di hit con qualche ripescaggio eccellente, una band in forma smagliante.

Modena Park è stato un grande concerto. Eppure, può sembrare un paradosso, non verrà ricordato principalmente per questo. Perché prima che un concerto è stato un evento, qualcosa di talmente incredibile da travalicare i confini della musica per entrare nella storia del costume. Ora il ricordo è troppo fresco, ma un giorno ci saranno i “reduci di Modena Park”, come ci sono i reduci di Woodstock o dell’Isola di Wight. Io che ero nello staff posso dire ora che Modena Park è stato un piccolo miracolo in un paese dove spesso si fatica ad organizzare anche la sagra della frittella. Senza giri di parole: in molti avevano paventato rischi enormi nel portare così tanta gente nel cuore di una città di provincia di medie dimensioni. Ed invece, incredibilmente, tutto è filato è liscio, salvo qualche problema con i treni del ritorno a fine serata. La giornata è stata una festa, organizzata alla perfezione e vissuta nel modo giusto da tutti i 225mila invitati. Il ricordo più incredibile? Per me le prime immagini dall’alto arrivate sugli smartphone, poco prima che iniziasse il concerto. Una folla sterminata, che non si percepiva però come tale se in quella folla si era immersi. Ed allora, alla fine, gli attori principali di quel primo luglio, sono stati due, nomi entrambi in grassetto ed affiancati sulla locandina: Vasco Rossi e i suoi fan. Senza il Blasco nulla sarebbe mai accaduto. Ma la storia l’hanno scritta nello stesso modo anche le centinaia di migliaia di persone partite da ogni angolo d’Italia per essere a Modena quel giorno. Il 1° luglio 2017: una data tatuata sulla pelle di qualcuno e nell’anima di molti.

Ho perso un’altra occasione buona. Pran pran. Non poteva che cominciare così, Modena Park, la festa per i quarant’anni di musica di Vasco Rossi. Con quella Colpa d’Alfredo, canzone ironica e vera summa vascorossiana, che evocava già a inizio anni Ottanta proprio il nome di quello che sarebbe diventato il concerto senza fine, per dirla con le parole dello stesso Blasco sul palco, l’evento epocale.
Abito fuori Modena, Modena Park, diceva Vasco alla tipa che, nella storia raccontata nella canzone, gli chiedeva un passaggio a casa, passaggio che poi l’improvvido arrivo di Alfredo avrebbe vanificato. Chissà se stasera Alfredo è qui, in mezzo a questa marea di anime, così tante da rendere il Modena Park il “quattordicesimo comune d’Italia per popolazione”, spodestando momentaneamente Padova coi suoi duecentonovemila abitanti.
Modena Park, un nome che in realtà, fino al primo luglio 2017 non aveva una collocazione geografica, era un suo modo per parlare della vita frenetica di quegli anni lì, in cui Modena, la città in cui il nostro era arrivato dalla natia Zocca, era una sorta di Luna Park, accesa ventiquattro ore su ventiquattro. Modena Park, quindi, così si chiamerà da oggi il Parco Enzo Ferrari che ha ospitato l’evento, un concerto di tre ore e mezzo, trentasette canzoni in scaletta, duecentoventimila, forse anche duecentotrentamila spettatori di fronte, il popolo del Blasco. Che il Vasco Modena Park non fosse stato un concerto “normale”, lo si era capito subito dopo aver appreso i numeri incredibili che è riuscito a macinare. Con 220mila spettatori e un Guinness dei Primati guadagnato per l’occasione, il blasco è definitivamente entrato nella storia della musica mondiale.

“Il live è un momento magico, il più importante per uno che scrive canzoni. Questa mia avventura è andata oltre ogni mia immaginazione” confessa Vasco in una scena di Vasco Modena Park – Il Film, l’ultima creatura in ordine di tempo partorita in seguito a quella magica notte. Proprio quei momenti indimenticabili, arricchiti da materiale inedito e dalle riflessioni del rocker di Zocca, brilleranno di nuova luce . Le riprese dall’alto con cui si apre il film lasciano i brividi, riuscendo solo in parte a trasmettere la fibrillazione legata alle ore che hanno preceduto il grande live del Komandante. L’attimo che anticipa l’ingresso in scena dell’artista, di solito apice di ansia, emozione e adrenalina, è proposto in modo efficace ed emozionante. Sulle celebri note di Così Parlò Zarathustra, Vasco si appresta a salire le scale che lo condurranno sul palcoscenico: il suo sguardo è sereno, non tradisce paura alcuna. Sarà perché in fondo quella è la sua festa, quella che aspettava da tanto e che celebra i 40 anni di carriera. Sarà perché migliaia di voci intonano “Olè Olè Olè Vasco Vasco” da molto tempo e più di 400mila occhi non vedono l’ora di posarsi su di lui. “Benvenuti alla festa ! Benvenuti al concerto che non avrà mai fine! Benvenuti alla leggenda, al record mondiale!” grida Vasco Rossi a inizio serata, nel boato più totale. In quasi tre ore di film si ripercorre gran parte della scaletta del Vasco Modena Park, attraverso gli occhi innamorati del pubblico, co-protagonista assoluto della pellicola.

Come dei discepoli dinanzi al proprio Messia, l’energia sprigionata dall’unione tra Vasco e il suo popolo investe tutto e tutti. Neanche lo schermo del cinema riesce ad arginare questa sorta d’incantesimo, poiché in pochi minuti cori e urla sfrenate si diffondono anche in sala. Verrebbe quasi da chiedersi come sia possibile che un artista del suo calibro (e della sua età) riesca ancora a conservare così tanta voglia di donarsi alla propria gente. La risposta sembra arrivare da Vasco stesso: “Io non scrivo per compiacere, ma per comunicare che ho dei problemi, che non sto bene.” dice in una clip del film, “Credo alle canzoni che toccano il cuore, che consolano”. La potenza di fuoco del Blasco, più rock che mai grazie al fondamentale apporto della sua superband, non fa prigionieri. Partendo da Colpa d’Alfredo, la celebrazione della storia della più grande rockstar del nostro Paese volge al termine sulle note di Albachiara. Ma non c’è da disperare, perché Vasco non ha alcuna intenzione di fermarsi. Per tornare a vederlo dal vivo basterà aspettare “solo” fino alla prossima estate 2021

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