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MONICELLI AVEVA GIA’ DECISO

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Ha detto basta come voleva. Quando voleva. Ha voluto decidere lui come, dove e quanto gridare per l’ultima volta “Stooopp” 70 film: alcuni indimenticabili, altri dimenticati, altri ancora distratti o meno riusciti, tutti insieme in grado di offrire un’immagine in movimento dell’Italia del tempo. Monicelli era un artista. Un uomo che aveva grandemente vissuto: con le sue opere, i suoi amori, le sue passioni. Qui. Fino a qui. E non oltre. E non voleva affrontare il deserto di opere o passioni o amori. Niente ospiti dal  passato a tenergli compagnia. Niente ricordi da attendere nelle giornate noiose. Niente passeggiate al parco ricordando i baci dati, sognati, negati.

Niente pane per le papere.  Solo un gesto di coraggio, o di disperazione. O anche per angoscia, solo per un sussulto di rivolta alla minaccia del nostro sconquassamento finale. Ha voluto decidere lui come, dove e quanto gridare per l’ultima volta “Stooopp” Forse aveva già deciso tutto. Forse non sapeva ancora dove stava andando. Ma volare via (non buttarsi, volare) è qualcosa che un essere umano può decidere di fare, libermente decidere – e quell’ultima decisione è sempre e solo la propaggine estrema della sua (e altrui) dignità, ingiudicabile ancor di più quando appare incomprensibile. Monicelli è stato un vero intellettuale, cresciuto in una famiglia toscana di intellettuali, un uomo colto in una accezione davvero molto rara di intellettuale capace di comprendere e rappresentare il sentimento popolare, di unire alla qualità satirica del grande commediante le emozioni umane e disumane, il grottesco, il ridicolo che danno sapore all’esistenza.

Per questo  non ci sarà più nel cinema italiano un regista come Mario Monicelli, così come non ce ne era stato alcuno prima di lui. I suoi film non debbono nulla allo stile nè alle situazioni italiane nè alle mode del momento nè ai filoni in voga o alle esigenze commerciali: debbono tutto all’intelligenza personale sua e dei suoi sceneggiatori.  Pochi come lui dovettero affrontare la censura, tagli, mutilazioni, chiamate in giudizio, divieti. Dopo le prime opere con Totò, la sua svolta verso la commedia all’italiana aggressiva e critica, satira sociale e di costume.

La satira di Monicelli è unica nel cinema italiano: non è lieta, non indulge alla comicità facile o sboccata, spinge fino in fondo la lama della critica, non è mai qualunquista. E’ la satira di un moralista deluso, che guarda con lucidità un mondo che non gli piace, gente che non apprezza. In questo sta la sua unicità; e anche nella forza del carattere che gli ha permesso di farla finita come voleva, quando voleva. In compagnia di Borges – il grande poeta che giunto alla fine rimpiangeva di aver vissuto la sua vita con poca leggerezza. Un grande regista che quella leggerezza aveva portato sullo schermo e praticato nella vita, con sfottente ironia, superficiale e comunista.

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