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MONICELLI: LA REGIA SENZA FINE

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Guardie e ladri,  I Soliti Ignoti,  L’armata Brancaleone,  Il Marchese del Grillo,  Un borghese piccolo piccolo,  Amici miei. C’è ancora qualcosa da dimostrare? C’è altro da aggiungere? Nelle sue sceneggiature e nelle sue regie si respira l’aria di storie che non terminano con la parola fine. Storie immortali. I suoi film sono stati oltre 60 e molti di essi sono stati veri propri capolavori, entrati addirittura nel lessico familiare degli italiani. Ha diretto, tra gli altri, Totò, Mastroianni, Gassman, Sordi, Tognazzi, De Sica, Volontè. E ancora Magnani, Loren, Vitti, Cardinale, Muti, Sandrelli. E li ha diretti in storie semplici, popolari, dirette, che riuscivano a lasciare qualcosa, oltre a una sana risata. Proprio la ricerca della semplicità era la sfida che affrontava in ogni suo film: scrivere storie per tutti, in cui tutti potessero trovare qualcosa, senza perdersi in labirinti di trame complesse e disarmoniche. Nell’Italia dei cinepanettoni Mario Monicelli deve aver pensato che non ci fosse più posto  per lui.

  Un disperato gesto di libertà che sconvolge ma che, forse, senza voler essere cinici come lui, non sorprende Lui, l’artista che era riuscito a raccontare il nostro Paese come pochi. Inventore della commedia all’italiana “figlia” della grande stagione del neorealismo, Monicelli ha saputo cogliere, con grande umanità, tagliente ironia e una buona dose di cinismo, la quotidianità. Rripeteva che alla sua età non gli faceva paura la morte, ma temeva solo non poter più avere la forza di lavorare. E forse per questo ha deciso lui quand’era il momento di andarsene. E deve aver pensato che fosse preferibile scegliere la dignità di calare il sipario essendo artefice di sè stesso. Così Mario Monicelli ha deciso di terminare la sua vita straordinaria con lo stile, un pò eccentrico, che lo aveva accompagnato per tutta la sua esistenza. In una serata di fine Novembre si è alzato dal letto, di una camera d’ospedale, è uscito sul balcone e , dopo aver respirato il vento, ha scavalcato il corrimano e si è lanciato nel vuoto.

Descrivere la sua vita in poche parole è irrispettoso e inutile, ricordiamolo per quello che è stato, un maestro della commedia italiana. Passando nel suo lavoro da Totò ad Alberto Sordi , lavorando con Gasman Tognazzi e Adolfo Celi, ci ha regalato delle pietre miliari del cinema mondiale. Monicelli conosceva bene il significato di quello che avrebbe potuto essere e non è. Mario ha dato vita ad individui che non finiscono quando sparisce l’immagine. La cosa importante è non assoggettarsi mai alle cose è preferibile schernirle , prenderle in giro e, quando possibile, cambiarle a nostro piacimento. Per questo credo che Monicelli sia pentito per quel salto “triste”  E’ possibile avesse pensato che non era più il tempo per essere presenti. Sappiamo l’età avanzata porta disincanto,  ma l’onesta che ha sempre contraddistinto Mario, ha permesso che il  finissimo pensiero,di un congedo anticipato, potesse albergare nella sua mente. Mi auguro che non ci siano strumentalizzazioni di qualsiasi natura , banali e fuori luogo, sull’accaduto. Un uomo deve avere il diritto di lasciare la sua vita, quando lo desidera, quando la sua intelligenza lo porta a capire che non è più il caso di continuare a essere presenti. Perchè arriva per tutti  un momento così.

“Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. Il cadavere di mio padre l’ho trovato io. Verso le sei del mattino ho sentito un colpo di rivoltella, mi sono alzato e ho forzato la porta del bagno. Tra l’altro un bagno molto modesto. ”  Così aveva scritto Monicelli sulla morte suicida di suo padre Non c’è altro da aggiungere ad un disperato gesto di libertà . Se non che non potrà mai scendere il sipario sulla sua immortalità.

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