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MONTANELLI: E’ STATO MOLTO DI PIU’ DI QUELLO CHE SI STA SCRIVENDO

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Si concluderanno questa sera a Roma, nel parco della casina rossa di villa borghese ore 21, le commemorazioni di Indro Montanelli nel decimo anniversario della morte.   Sono stato invitato a portare la mia testimonianza  e parteciperò. Anche se  non è facile parlare di un giornalista dalla carriera, anzi dalla vita, straordinaria che ha testimoniato un secolo ricco di cambiamenti come nessun altro. Indro Montanelli ha avuto modo di vivere del tutto e fino alla fine quello che Hobsbawm chiama “il secolo breve”. Essendo bravo ad assorbire la storia per poi porgerla in dono all’Italia, Indro Montanelli l’ha anche raccontato quel breve ma intenso millenovecento: da “L’Italia in camicia nera” fino a “L’Italia di Berlusconi”. Grande storico, oltre che egregio giornalista, Indro Montanelli non si è limitato ad analizzare e raccontare solo il secolo in cui visse: anche altre epoche ebbero l’onore di essere ricordate grazie alla sua penna di portavoce lucido e di indagatore profondo. Una vita intensa durante la quale ha dovuto combattere contro le proprie prese di posizione passate e contro i pregiudizi degli altri nei confronti di esse.

C’è da dire che è da apprezzare il continuo sforzo che contraddistinse il celebre giornalista al fine di essere sempre e comunque coerente. Indro Montanelli da l’impressione di essere stato uno che per tutta la vita ha agito in modo da poter sostenere ogni giorno il proprio sguardo allo specchio. Anche quando prese decisioni sbagliate, Indro Montanelli sbagliò credendo nei propri errori: fu un uomo pulito, come quelli che mancano a molti, le “brave persone” che tutti sperano di incontrare. Come un vecchio padre – Indro Montanelli non ha potuto dir nulla dell’undici settembre, di Bin Laden, della morte di Saddam Hussein, di quest’ultimo Governo Berlusconi e di tutto ciò che accadde dopo la sua morte. In molti si sono chiesti cosa avrebbe scritto Montanelli di certi episodi, come avrebbe visto crollare le Torri Gemelle, con quale sguardo avrebbe raccontato i recenti scontri in Libia, come avrebbe inquadrato quel tipo di terrorismo con cui ci si riempie la bocca da dieci anni a questa parte.

Continuare a chiedersi cosa avrebbe detto è, forse, il modo migliore che abbiamo per riesumare quell’onestà intellettuale del tutto montanelliana che manca a molti. Come ad un vecchio padre vien voglia di evocarne i consigli, di indovinarne il parere, di provare ad ascoltarne le parole anche se non parla più. Si possono avere opinioni diverse, su Montanelli.  Ma resta il fatto che Montanelli è stato molto di più di quello che si sta scrivendo in questi giorni. Come giornalista, è stato un narratore senza pari: a volte infilava aneddoti inventati, ma gli servivano per comunicare fatti o caratteristiche reali. Come uomo, è stato molto meno burbero di quel che si racconta. Era un uomo dolce. Non era neppure quell’ateo che dicono. Non aveva fede, ma avrebbe voluto averla . Lui si definiva, «soltanto un giornalista ». Ma il più grande di tutti.

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